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24 settembre 2017

Senza moralità  


Il 15 giugno, il ministro della difesa ucraino, Stepan Poltorak, ha inviato una nota alla NATO informando che l’Ucraina nell’anno in corso, nella sua guerra con la Russia, aveva subito 623 morti.
Mentre questa incredibile rappresentazione capitalizza tre o quattro morti al giorno, dimostra senza ombra di dubbio, che la Russia e i suoi procuratori non hanno alcuna intenzione d’aderire agli accordi di Minsk, e chiarisce anche il prezzo che l’Ucraina è disposta a pagare per difendere lei stessa e l’Europa dalle spregevoli aggressioni del presidente russo, Vladimir Putin.

Nel frattempo, i socialisti tedeschi, il senato francese, politici italiani e altri in Europa, sembrano sempre più risoluti a fare tutto il possibile per calmare l’imperialismo russo. Le radici della loro indifferenza alle norme internazionali e a quelle dei diritti umani in favore degli interessi economici, ci possono serenamente portare ai giorni della Ostpolitik. Certamente per la Germania risalgono al 2005, quando l’allora cancelliere Gerhard Schröder, al culmine della rivoluzione arancione ucraina del 2004, e poco prima di lasciare il suo lavoro a Berlino per diventare un funzionario lautamente pagato della società energetica russa Gazprom – un covo di corruzione – ha definito il presidente russo un “impeccabile democratico”. Non sorprende, che Schröder, dal momento che il suo cambio di “lavoro” è arrivato subito dopo la conclusione del suo cancellierato, avesse negoziato i termini della sua nuova mansione mentre era ancora in carica… e, avvantaggiando il settore energetico russo in Europa, per un suo tornaconto personale, ha sempre chiuso un occhio al fascismo e all’imperialismo di Putin.

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Il signor Sigmar Gabriel, il presidente del partito democratico socialista, il ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier, sono stati particolarmente espliciti nei loro interventi pro-Putin; in Francia, il senato ha passato una risoluzione non vincolante nella quale si “invita” il governo a sollevare le sanzioni contro la Russia; in Austria l’ex presidente, Heinz Fischer e ora l’attuale ministro degli esteri Sebastian Kurz, affermano che sarebbe un buon segnale se le sanzioni venissero sollevate gradualmente mano a mano che viene implementato l’armistizio di Minsk, in Italia MS5 e Lega, due partiti populisti, sono vocali per togliere le sanzioni, senza nominare l’Inghilterra. Ma, proviamo per un attimo a pensare cosa significa questa condotta: Putin, da quando è salito al potere nel 2000 ha smantellato quella poca di democrazia che la Russia aveva costruito dopo la perestrojka, e l’ha sostituita con un sistema dittatoriale centrato sul culto della sua personalità; ha scatenato le guerre in Georgia e Ucraina; ha violato le norme internazionali; ha stracciato oltre dieci trattati bilaterali con gli stati vicini; ha terrorizzato tutti i suoi confinanti, dal Kazakistan alla Bielorussia e la Finlandia.

Cosa chiediamo di più? Nel secolo 21° non abbiamo bisogno di molta immaginazione per trovare sorprendenti somiglianze con un certo dittatore tedesco che, nel 1930, ha smantellato la democrazia e l’ha sostituita con un sistema dittatoriale centrato sul culto della sua personalità, ha iniziato guerre, violato norme internazionali e terrorizzato il suo vicinato. Eppure, nonostante le lampanti analogie, molti politici europei sono impegnati a sostenere Putin e il suo regime. Questa non è accondiscendenza ideologica, questo è un tradimento completo al mandato che i diplomatici hanno ricevuto dai loro elettori – rappresentare e difendere la democrazia e le libertà fondamentali. È anche un vituperio all’Unione europea e ai suoi “valori”. L’UE, senza valori, è solo un insieme di paesi che condividono alcuni ex confini, malamente alcune procedure e una sola moneta: sono i valori e l’impegno democratico, i diritti umani, il rifiuto all’imperialismo e al colonialismo che rendono speciale l’Unione europea. In effetti, il sostegno a Putin è un rifiuto all’Europa: siamo preoccupati per un Brexit? Ma questo è di gran lunga peggio, gli inglesi rifiutano le procedure dell’UE, non i suoi valori. Ci si chiede e ci si preoccupa di un possibile crollo dell’UE, ma va da solo che l’UE crolla se i suoi rappresentanti sono questi, e la colpa va addossata a chi rappresenta un’Europa spogliata dei valori con i quali loro stessi sono cresciuti.

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Perché dovremmo negare ai nostri figli la possibilità di vivere nell’agiatezza e senza guerre come siamo vissuti noi? Che fiducia dovrebbero avere i cittadini europei con personaggi che vedono solo il dio denaro?
Le tendenze pro Putin sono innumerevoli, evidenti e anche autorevoli. Ad esempio il giornale di sinistra tedesco Die Zeit, in un recente articolo del suo editore Theo Sommer, ha ricordato una serie di uccisioni di massa del recente passato, da Hiroshima, Nagasaki, My Lai [massacro in Vietnam], l’Olocausto, il genocidio armeno, la battaglia di Verdun e le guerre jugoslave; ma nella lista di Sommer non ci sono gli omicidi di massa di Stalin – in Ucraina e Russia – dei tartari della Crimea, dei ceceni e tanti altri. Lui è troppo attento e scafato per non esserne a conoscenza, quindi è un’omissione, una negligenza che ovviamente fa parte di un disegno. Questa sarebbe la coraggiosa presa di posizione sui diritti umani del Die Zeit? Qual è la morale di Sommer per i giovani europei ? Se un genocidio è scomodo, ignoralo!

Gernot Erler, un deputato tedesco, che è un uomo russo a Berlino, fa anche lui parte della lunga schiera di coloro che si dividono la torta: “La nostra priorità più alta è quella di mantenere il consenso all’interno dell’Unione europea – ha recentemente sostenuto facendo riferimento al possibile allentamento delle sanzioni UE contro la Russia – Se dobbiamo pagarne un prezzo, ben venga, dobbiamo essere solo pronti a pagarlo”.
Ma qual è il prezzo che ha in mente Erler e i politici delle varie nazioni? Nessuno lo dice, non c’è riposta. Chi oggi mette l’impegno per la difesa dei valori, l’impegno per la democrazia, i diritti umani, il rifiuto al colonialismo, è l’Ucraina, e lo dimostra con le sue 623 vittime di quest’anno e quelle precedenti. E nel futuro? Chissà?

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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