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19 novembre 2017

La storia come maestra


Alcuni giorni fa, mi ha colpito una bizzarra dichiarazione – non è l’unica – del ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, per la “provocazione della Nato alla Russia” per la recente esercitazione militare in Polonia. L’avrei assolutamente scartata, come ho fatto per altre simili affermazioni, se non fosse arrivata dal ministro degli esteri del paese – autoproclamatesi leader europeo – che si pone come primo alleato degli Stati Uniti in Europa. Ma l’asserzione del diplomatico, oltre che avere dello sconvolgente, sa anche di pacificazione che, come già in passato abbiamo appreso, non è una grande ricetta per un successo. In più, oltre che creare confusione, è anche molto dannosa: queste sono il genere di esplicazioni che rendono felice il presidente russo, per la quale avrà stappato un Russkoe Igristoe [champagne russo].

Naturalmente, Putin ha visto l’ulteriore apertura tedesca come un invito per poter incuneare una nuova spina tra l’Est e l’Ovest, e immediatamente ha sollevato la questione: “vi prego di non interferire nei miei affari interni”. Ciò è veramente prima di tutto scandaloso, ma è anche spaventoso che Putin comodamente definisca un’esercitazione della Nato in Polonia, un “affare interno della Russia” ben sapendo che, se anche suona ridicolo, ci sono alcuni personaggi in fila a Berlino, Bruxelles e altri posti che sono pronti a sostenerlo. Le recenti visite dei leader europei a San Pietroburgo e le loro dichiarazioni che ne sono derivate, hanno solo portato un effetto: l’indebolimento della coesione occidentale proprio nel momento in cui l’Occidente non se lo può permettere. Le loro dichiarazioni potevano stare bene nella bocca del Cremlino. E, a questo punto vien da chiedersi, ma queste persone non stanno rafforzando i tentativi russi di disturbare le nostre società, con la corruzione, la divisione, la crisi dei migranti, l’uso degli strumenti di “soft power”, o le follie degli ultras nello sport e l’approvazione degli atteggiamenti estremisti; o sono io che vivo su un altro pianeta?

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Ho una lunga storia di famiglia che mi lega alla socialdemocrazia tedesca. Mia nonna, nei primi decenni del 20° secolo, era una devota kautskiana. Ha sofferto abusi fisici, la detenzione e la discriminazione, anche l’emigrazione forzata per la sua posizione di socialdemocratica austro-tedesca; ma ha visto in Kautsky l’uomo che è stato tra i primi a rivelare le brutalità del regime sovietico – il vero obiettivo di Lenin era la soppressione del dissenso.
Nel commento particolarmente inquietante del ministro degli esteri tedesco, si nasconde qualcosa di molto preoccupante: l’Europa, se si vuole evitare che la pressione russa metta degli ostacoli tra gli alleati occidentali, non sta rappresentando quel punto fermo che dovrebbe essere. La dichiarazione però diventa ancora più sospetta, se si considera che l’ex leader dei socialdemocratici tedeschi e l’ex cancelliere, Gerhard Schröder, è un alto funzionario presso la società del gas di Stato russo, Gazprom, il principale fornitore di gas all’Europa, tra cui la Germania. È difficile immaginare che le conversazioni tra Schröder e Putin siano solo limitate al futuro energetico e all’amicizia tra il popolo tedesco e russo, come sarebbe molto difficile, in questo contesto, credere che la dichiarazione di Steinmeier sia solo un usa e getta. Forse non ha sentito il detto che: “è meglio smettere di ballare con l’orso quando l’orso è stanco, non quando si è stanchi”. Ovviamente, il signor Steinmeier è stanco.

Nel mio angolo dove lavoro, ho appesi due ricordi della Russia. Uno riguarda l’edizione del New York Times del 3 di novembre, con le immagini dell’occupazione russa di Budapest nel novembre 1956; l’altra è una mia foto accanto ad un busto di Jurij Gagarin, l’eroe che mi ha ispirato a fare le cose della mia vita. Questi due richiami mi riportano uno al più scuro, l’altro al più luminoso lato della Russia, con le incredibili realizzazioni del popolo russo. Gagarin mi fa pensare ogni giorno di come la Russia potrebbe essere parte della soluzione, non parte del problema. Le grandi cose si perdono quando le priorità di un sistema cleptocratico sono finalizzate a rubare alla propria gente e a rompere le democrazie degli altri.

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La Russia, infiltrandosi e corrompendo le élite politiche ed economiche d’Europa, sta intensamente cercando d’imporre il suo corrotto e repressivo modello tra i membri dell’Unione Europea. L’ingenuità dei governi occidentali è sorprendente. Perché il ministro degli esteri tedesco non è altrettanto preoccupato della salute della democrazia all’interno dell’Unione europea e accetta la distruttiva intrusione russa? La Germania ha bisogno d’imparare ad ascoltare, in primo luogo quelli che sono i più vulnerabili all’interno dell’Unione Europea e della NATO. Se la Germania si sente al sicuro, gli altri non lo sono. In un commento con un primario analista americano sul perché la Germania non si adopera contro il declino della de-mocrazia ungherese, Merkel ha scherzato: “l’Ungheria è irrilevante”. Questo è un enorme errore: nessun membro della NATO o dell’Unione Europea è irrilevante. Nel 1989 gli ungheresi hanno avuto a cuore che i tedeschi dell’est potessero vivere in libertà: è tempo di ricordarlo.

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La NATO, gli Stati Uniti e i suoi alleati non necessitano dei permessi russi per indire delle esercitazioni. Forse Putin ritiene che questi esercizi sono suoi, nel senso che sono precursori alle invasioni della Georgia e dell’Ucraina, ma allora questa non è una provocazione, e al contrario, la situazione potrebbe essere come ha espresso in un famoso detto il ministro degli esteri della Lituania, Linas Linkevicius: “A volte l’inazione è una provocazione”.
Il signor Steinmeier dovrebbe dare adito con attenzione a quei paesi che non vuole ascoltare, invece di concentrarsi solo sugli interessi tedeschi a breve termine che danneggiano la capacità di creare un’Europa forte e unita. La sua dichiarazione crea danni alla coesione occidentale. Come paesi democratici, dobbiamo prendere una posizione forte e rimanere uniti di fronte agli attacchi al nostro modo di vivere, sia che derivi dalla Russia o dall’Islam estremista. Le solide relazioni a lungo termine con la Russia possono basarsi solo sulla forza, la chiarezza e l’unità transatlantica: le posizioni annacquate e il dialogo per il bene del dialogo sono inaccettabili. È puro cinismo predicare l’apertura, la tolleranza, l’uguaglianza, la libertà e lo stato di diritto nel paese, e poi come giri l’angolo, mettere tutto nel bruciatore di un paese estero.

I tedeschi hanno bisogno di ricordare che, considerato che hanno mantenuto alcune nazioni dietro la cortina di ferro per quasi cinquant’anni, hanno una grande responsabilità per l’ordine mondiale. Essi hanno la responsabilità comune d’aiutare i paesi dell’Europa orientale a recuperare il ritardo con il tempo perduto e, placare e assecondare il signor Putin non è il modo per farlo. Il signor Steinmeier lo dovrebbe sapere molto, molto bene.

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