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18 novembre 2017

LE TORTURE DEL PASSATO


Torture dell'InquisizioneL’uomo è sempre stato attratto dal male, dalla morte, da ciò che c’è di più oscuro in questa vita.

L’uomo nella storia non si è mai fatto scrupolo di uccidere e torturare per un fine maggiore o per raggiungere semplicemente uno scopo. La tortura è sempre esistita e affonda le sue radici in tempi antichissimi.

Le prime tracce di tortura risalgono già agli antichi Egizi che usavano metodi crudeli, come le bastonate e frustate, per intimorire o punire i nemici o i malfattori; ma fu grazie ai Greci e ai Romani che questa pratica prese piede, inizialmente usata solo sugli schiavi poi usata su tutti coloro che vennero giudicati colpevoli di lesa maestà. La tortura divenne in poco tempo una pratica legalizzata, non solo per punire ma per estorcere informazioni ai prigionieri; la flagellazione era la tecnica più in voga, non trascurata la crocifissione con cui lo stesso Gesù Cristo venne punito.

Solo i barbari, nonostante il loro nome rievochi in noi violenza, non erano soliti usare metodi di tortura ma non disdegnavano l’uso dell’ordalia: solo chi riusciva a tenere nel palmo della mano un ferro rovente o a immergere il braccio in un paiolo di acqua bollente, in caso di dubbio giudizio, era considerato innocente.

La tortura non venne però dimenticata e ritornò in auge con il diritto Romano alla fine del XII secolo: i metodi di tortura qui si ampliarono, comprendendo una vasta gamma di sevizie e crudeltà. La corda era lo strumento favorito, grazie a cui il colpevole veniva appeso o lasciato cadere da grandi altezze; non di minor efficacia le tenaglie roventi con cui si strappavano lentamente pezzi di carne.

C’è da dire però che la tortura era l’ultima possibilità a cui si faceva ricorso, l’eccezione più che la regola; di solito bastava solo la minaccia di future torture per avere il pentimento o una degna confessione.

crocifissioneCon il passare del tempo venne sempre più usata fino a diventare consuetudine; basti pensare all’Inquisizione Romana o alla più successiva caccia alle streghe.

La stessa morte per tradimento che i re della storia hanno inflitto più e più volte può essere considerato una tortura, un abominio: il condannato non solo veniva impiccato, ma ancora vivo, veniva sbudellato, gli venivano tagliati i genitali e solo allora gli era concesso morire, e infine essere smembrato in quattro parti. In confronto a questa pena, la decapitazione, la ghigliottina erano morti semplici e indolori, per nulla da temere.
Il boia o il “torturatore” divenne una vera e propria professione, ben pagata oltretutto, che richiedeva una certa preparazione, medica nel caso delle morti per tradimento.Non bisogna trascurare il fatto che il più delle volte, non propriamente la tortura, ma la morte era una pratica pubblica; serviva come exemplum, come monito e avvertimento o il più delle volte calmava ed eccitava la folla che vedeva bruciare o la testa mozzata del colpevole che assumeva le connotazioni di capro espiatorio, quindi di colpevole sì, ma delle loro sventure, della loro povertà.

Il male non appartiene solo al passato; anche il secolo scorso se né macchiato, anche in misura maggiore se è possibile. Per esempio nella prima guerra mondiale, le donne armene subirono di tutto dagli invasori turchi: vennero violentate innumerevoli volte, gli furono strappati senza pietà sopracciglia e unghie, i seni amputati; agli uomini invece vennero amputati i piedi e sostituiti da moncherini in cui erano inseriti dei chiodi. Nell’Unione Sovietica molti preti e vescovi vennero bruciati vivi, a fuoco lento; a chi si opponeva al regime venivano tagliati i testicoli, sfregiati i volti, cavati gli occhi e tagliata la lingua. Basta così?

Non c’è bisogno di ricordare delle torture, oggi di dominio pubblico, di cui si sono macchiati i tedeschi nei gulag e nei campi di concentramento: togliere il nome non era abbastanza, era la dignità quella a cui miravano.
La pace non basta per placare gli animi degli animi né la sua sete di vendetta o verità: persino durante il periodo della guerra fredda in America le torture furono all’ordine del giorno; l’interrogatorio a cui erano sottoposte le sospettate spie seguiva un metodo ben preciso detto “Kubark”, basato sul modello delle 3 D. Il suddetto metodo era basato su: dependency, debility e dread (dipendenza, debilitazione e terrore); all’inizio le funzioni vitali venivano manipolate con privazioni sensoriali (niente luce o luce artificiale continua oppure nessun suono o suoni ossessivi), in seguito si faceva leva sull’indebolimento fisico, le droghe e diversi altri tormenti vari come lo stare in piedi per ore o in posizioni scomode.

Sembra proprio che la mente dell’uomo sia stata progettata per architettare le peggiori torture e afflizioni, per far raggiungere la soglia del dolore e far impazzire le menti più salde, per fornire un pass di andata e ritorno dalla morte perché, talvolta per non dire sempre, le vittime preferiscono di gran lunga morire piuttosto che continuare a sopportare il dolore. Sarebbe bello poter dire che al giorno d’oggi tutto questo non succeda più, che sia tutto un pallido ricordo, ma non è così: basti pensare alle situazioni in diversi carceri, anche italiane, in cui i prigionieri vivono spesso maltrattamenti, in condizioni igieniche inadeguate, con un’assistenza sanitaria insufficiente.

La tortura, il male ha radici troppo profonde per essere estirpato; è troppo utile, è troppo facile.

 

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