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24 settembre 2017

Il risveglio dal Brexit


brexit-1-696x464Il voto inglese di lasciare l’UE è stato principalmente un voto di protesta. È stato il voto di persone che odiavano “Bruxelles” e l’Unione Europea, ma odiavano altrettanto Londra e il sistema finanziario internazionale; ma l’ironia della scelta è che proprio la categoria sociale degli elettori – la classe operaia, i provinciali e i rurali – che hanno voluto uscire, che rischiano di soffrire di più, perché la Gran Bretagna perderà l’accesso privilegiato che attualmente le concede il mercato unico dell’UE.

Tutti gli inglesi si sono svegliati venerdì come se vivessero in un paese diverso, anche perché tutti i sondaggi la sera prima prevedevano una vittoria dell’opzione inglese all’interno dell’EU, con una vittoria del famoso “buon senso” britannico; ma i risultati lo hanno cancellato e con rabbia hanno deciso d’assumersi una marea di rischi contro lo status quo.
Le elezioni sono sempre punti di svolta molto importanti per una nazione, sono un decisivo atto civico, e nel sentire i sondaggi e vedere per le vie di Londra enormi manifesti e adesivi in favore della parte pro europea, mi aveva messo addosso un certo senso di pace e di serenità. In effetti Londra ha votato in favore dell’Unione, come anche la Scozia – che ora probabilmente chiederà un referendum per rimanere all’interno dell’UE.

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David Cameron ha già annunciato le sue dimissioni, ma contro di lui ci saranno molte recriminazioni per aver voluto il referendum, in primo luogo e soprattutto per aver cercato di reprimere la ribellione anti-europea del suo stesso partito pensando di vincere le votazioni e di riaffermare la sua autorità. Beh, quella tattica ora gli è rimbalzata contro.
Pochi sono gli elettori che capiscono le complesse disposizioni costituzionali che legano il Regno Unito all’Unione europea, pochi notano gli effetti positivi d’essere all’interno del mercato unico dell’UE; pochi capiscono quanto sarà difficile far scattare l’articolo 50 del trattato di Lisbona e quanto tempo ci vorrà per separare la Gran Bretagna dall’UE – ci potrebbero volere non meno di due anni, ma fino a dieci, per rinegoziare un nuovo accordo economico con le altre nazioni dell’Unione europea.
Una grande novità della notte del plebiscito è stato l’annuncio che il nord-Sunderland aveva votato con un margine del 61 contro il 39 per cento – eppure, uno dei maggiori datori di lavoro della regione è la fabbrica di automobili Nissan, che si trova lì solo per il fatto che ha un facile accesso ai mercati dell’UE.

L’inglese tipico, quello della generazione passata ed economicamente svantaggiato, è arrabbiato con l’elite di Londra, Lui non appartiene a un particolare partito politico e ha respinto il parere di tutti i leader dei principali partiti. La rivolta non è finita: la politica britannica e la vita civile si trova ora in un nuovo territorio sconosciuto e ci vorrà molto tempo prima di capire tutte le conseguenze di ciò che è accaduto la notte del 23 giugno.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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