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19 novembre 2017

L’adesione del Montenegro alla NATO è un segno di maturazione?


Lunedì, la rivista “War on the Rocks” ha ospitato una lettera aperta firmata da un certo numero di ex esponenti del Senato degli Stati Uniti che promuove fortemente la rapida ratifica d’adesione del Montenegro alla NATO. Con l’eccezione dell’opposizione russa, il Montenegro è un candidato relativamente incontrovertibile per l’adesione; e anche se, in un post di pochi giorni fa, [Il Montenegro e la NATO ] sostenevo che “Tutto sommato, il risultato sembra essere una piccola ma significativa vittoria per il Montenegro che per la NATO, in quanto, nonostante le sfide russe all’ordine internazionale, è stato tenuto in vita il principio per il quale gli Stati sovrani scelgono le loro affiliazioni internazionali , così come sono state tenute attive le prospettive di una futura e completa stabilizzazione dei Balcani”, se consideriamo l’intervento in senso più ampio, gli argomenti dei firmatari sollevano preoccupanti interrogativi circa lo scopo generale della NATO, la missione e l’approccio alla futura espansione. In sostanza la domanda diventa questa: la NATO è uno strumento che serve a diffondere la democrazia, un premio per le società che cercano maggiori legami con l’Occidente, o la sua funzione primaria è ancora un’alleanza di difesa? Queste non sono domande nuove; ma in un momento in cui i membri della NATO sono sempre più preoccupati della sua missione di difesa, l’incondizionata approvazione d’ulteriore espansione dei firmatari potrebbe essere, sia inopportuna che fuorviante.

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Con una piccola popolazione, un’insignificante forza militare e, relativamente poche minacce alla sicurezza, il Montenegro sembra essere il caso perfetto per dare forza alle voci dei sostenitori che la NATO è alla ricerca d’espansione. Certo, il Montenegro non contribuirà alla missione di sicurezza della NATO, se non in termini simbolici: – come già sottolineato nel precedente post – ci sono solo 2.080 uomini sotto le armi e un militare interamente incentrato sulle preoccupazioni della sicurezza interna; e se è vero, come i firmatari fanno notare, che il Montenegro contribuisce truppe alle operazioni NATO in Afghanistan, trascurano di sottolineare che sono solo 17 soldati. D’altra parte, il Montenegro è anche improbabile che sostanzialmente possa aggiungere maggiore sicurezza alla NATO: non condivide un confine con la Russia e non ha una consistente popolazione etnica russa, come ad esempio la Georgia e l’Ucraina.

Eppure, l’insignificanza militare del Montenegro smentisce l’importanza che il paese possa essere considerato come un banco di prova per un’ulteriore espansione della NATO. Per cominciare, concentrandosi sulle riforme del Montenegro e sul “forte impegno per l’integrazione euro-atlantica” come motivo per l’adesione, i firmatari rendono implicito l’argomento che a qualsiasi paese che soddisfi i requisiti nominali di appartenenza – tipicamente riforme militari e democratiche, così come l’assenza di dispute territoriali – sarà consentita l’adesione. Essi sottolineano anche l’importanza dell’adesione del Montenegro come prova che nessuno Stato terzo può porre il veto ad una decisione d’adesione alla NATO, proprio come ha ammesso il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg: “l’adesione del Montenegro dimostrerà a tutti coloro che aspirano d’aderire, che se un paese si offre e si adegua, la nostra porta rimane aperta”.

Purtroppo, questa interpretazione della politica della porta aperta è un attimo inclinata: siamo tutti d’accordo che la Russia non dovrebbe avere il diritto di veto sull’espansione della NATO – anche se i politici farebbero bene a prendere a prendere in considerazione più spesso i problemi di sicurezza russi, come d’altra parte serve maggiore “onestà” da parte di Mosca – ma questo aspetto è stato spesso interpretato nel senso che l’opposizione russa è già di per sé un motivo per sostenere l’adesione alla NATO. In effetti, nella relazione del 1995 sull’allargamento della NATO, era apparso chiaro che l’espansione non si sarebbe verificata a meno che non si fosse rafforzata l’efficacia dell’Alleanza e non si fosse mantenuta la medesima capacità politica e militare per provvedere alla difesa comune. Sembra improbabile che il Montenegro soddisfi questi standard. La sua ammissione quindi sembra semplicemente una sfida alla Russia?
Infatti, se andiamo a verificare il percorso del Montenegro verso l’integrazione euro-atlantica, all’interno del paese c’è una sorprendente quantità di ambivalenza: il governo ha fatto le riforme necessarie e si è unito alle sanzioni europee contro la Russia, ma lo Stato è estremamente povero – il PIL pro capite è di 6.373 dollari – e la corruzione rimane un grosso problema.

Anche la relativa povertà del Montenegro non sembra essere un problema per i firmatari della lettera che citano che per il vicepresidente Joe Biden l’integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche contribuirà alla stabilità e alla prosperità della regione. In tal modo, la lettera sostiene implicitamente la tesi di lunga data che l’adesione alla NATO è un primo passo verso l’adesione all’Unione europea e verso un rapido sviluppo economico; ma, come ha dimostrato il rapporto 2015 dell’Unione europea, il Montenegro è nel migliore dei casi moderatamente pronto a unirsi all’Unione e ha necessità di enormi ulteriori progressi – i legami economici sono una povera ragione per l’espansione di una alleanza di difesa.
Riassumendo quindi, il problema alla base di tutti questi argomenti è la continua mancanza di chiarezza nella missione della NATO. Questo non è certamente un problema nuovo: l’attività post-guerra fredda dell’organizzazione è stata poco più di un tentativo di reinventarsi, con un nascosto fine di un’organizzazione progettata per diffondere i valori occidentali. Eppure, con l’aggressione russa in Europa orientale, l’alleanza è tornata al suo obiettivo originale: i temi difensivi. Il risultato è stato notevole: oggi però, la politica della porta aperta della NATO è attivamente dannosa per la sua sicurezza. In effetti, ci sarebbe poca preoccupazione della sua capacità di difesa se non ci fossero i paesi baltici, ma l’adesione del Montenegro indica l’intenzione di continuare l’espansione, un peggioramento delle relazioni con la Russia e l’apertura di una porta per futuri conflitti in Europa orientale.

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Gli Stati devono essere liberi di scegliere il proprio destino, sicuramente, ma se vogliamo accettare tale argomento, dobbiamo anche accettare il fatto che gli esistenti membri della NATO debbano avere la capacità di porre un veto su un’ulteriore espansione se diventa dannosa per la propria sicurezza. Per i suoi meriti, l’adesione del Montenegro alla NATO è relativamente incontrovertibile: non migliorerà né sostanzialmente sminuirà la sicurezza dell’Alleanza. Eppure, nel sostenere l’adesione del Montenegro per motivi in ​​gran parte simbolici, i firmatari della lettera aperta sollevano grandi preoccupazioni per il futuro della NATO. Quando il Senato degli Stati Uniti affronterà la questione della ratifica, i suoi membri dovrebbero farsi delle domande molto ampie, ma principalmente dovranno chiedersi: la NATO promuove la difesa comune dei membri esistenti, o cerca d’espandere la comunità democratica euroatlantica? Cercare di soddisfare entrambi si rischia di creare solo e ancora più confusione, e di dimenticare la finalità per la quale la NATO è stata creata: alleanza di difesa.

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