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19 novembre 2017

Ucraina e Brexit


Mentre i media del mondo sono impegnati a discutere soprattutto le conseguenze economiche del voto Brexit, l’Ucraina deve occuparsi di quelle politiche. Da un lato, il significato del Regno Unito come un mercato d’esportazione ucraino, è abbastanza relativo, la conseguente turbolenza dei mercati del debito derivanti da Brexit non dovrebbe direttamente interessare la debole economia ucraina, che dipende da prestiti di organizzazioni finanziarie internazionali, piuttosto che dai tassi delle obbligazioni o dei prezzi delle azioni; tuttavia, Kiev teme che le conseguenze politiche dell’incombente uscita dell’UK dall’UE possano essere particolarmente negative per l’Ucraina. Per prima cosa, il focus internazionale si sposta naturalmente su Brexit, quindi l’attenzione viene deviata dal conflitto esistente in Ucraina orientale e dal problema Crimea, che è stata annessa alla Russia nel 2014; ma l’Ucraina principalmente teme che un’UE indebolita dall’uscita britannica, possa incoraggiare i comportamenti aggressivi russi. Infine, Kiev teme che Bruxelles, impegnato nei negoziati per l’uscita del Regno Unito, ponga in sordina la questione dell’esenzione del visto per l’Ucraina.

Il presidente ucraino Petro Poroshenko il 24 giugno, ha espresso sulla sua pagina Facebook il suo rammarico per il voto britannico, aggiungendo speranza che il Regno Unito continui a difendere i valori comuni europei e sorregga le sanzioni europee contro “la Russia, come stato aggressore”. In particolare, l’Ucraina teme che, se il Regno Unito lascia l’Unione europea, si affievolisca la pressione costante di Londra per le sanzioni sulla Russia e si possano rinforzare in Europa i leader pro-Cremlino. Il primo vice-presidente del parlamento ucraino, Iryna Gerashchenko, che è anche un negoziatore ai colloqui di insediamento in Ucraina orientale, ha scritto su Facebook il 24 giugno, che un’Europa divisa è “il sogno d’oro del Cremlino”.

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Il Regno Unito, insieme con i membri dell’Unione Europea, Svezia, Polonia e Lituania, è stato sempre fermamente a favore delle sanzioni contro la Russia. Allo stesso tempo, molti paesi del Sud Europa, in particolare l’Italia, hanno espresso un’inclinazione per rendere morbide le sanzioni. Il primo ministro italiano Matteo Renzi, ha visitato all’inizio di questo mese in qualità di ospite d’onore, il Forum Economico di San Pietroburgo, e si è impegnato ad aumentare i legami economici con la Russia, al Forum in più, era presente anche il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker; per Kiev, le partecipazioni dei due leader sono state come un segno nefasto: ora dopo Brexit la capitale ucraina comincia a pensare che l’influenza di artisti del calibro di Renzi sia solo destinata a crescere – sono tante piccole cose negative, che sommate, portano ad una grande cosa.

La campagna Brexit all’interno del Regno Unito è stata in gran parte dominata dalla retorica nazionalista e dalla profonda angoscia sull’immigrazione. Il successo finale della campagna potrebbe ispirare e incoraggiare gli atteggiamenti xenofobi in tutta l’UE. Un tale risultato non sarebbe di buon auspicio per le aspirazioni europee di Kiev, in particolare per l’immediato obiettivo ucraino d’ottenere un regime di viaggio senza visti. Mentre i cittadini europei possono entrare senza visto in Ucraina ancora dal 2005, per l’Ucraina ci sono voluti anni per qualificarsi al regime d’esenzione. L’Ucraina finalmente aveva incontrato tutte le condizioni per soddisfare l’Unione Europea la scorsa primavera, tanto che Kiev sperava che gli ucraini avrebbero potuto, senza la necessità di superare gli ostacoli burocratici imposti dal regime dei visti, viaggiare per brevi soggiorni nell’area Schengen – che per inciso non include il Regno Unito – a partire dalla stagione estiva; tuttavia, la crisi migratoria innescata dalla guerra in Siria ha causato un ritardo anche per l’Ucraina.

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Il ministro degli esteri ucraino, Pavlo Klimkin, il 26 giugno, ha spiegato su Inter TV, che il voto Brexit potrebbe indurre l’Unione Europea a ritardare la sua decisione di un altro mese o giù di lì.
Poroshenko e il primo ministro Volodymyr Groysman hanno volato il 27 giugno rispettivamente a Bruxelles e Berlino, per informare la burocrazia europea e il più influente Stato membro del blocco dei timori che corrono per le vie di Kiev. Groysman ha ricordato al cancelliere tedesco Angela Merkel che l’Ucraina ha soddisfatto tutte le condizioni UE per i viaggi senza visto, e che fosse così arrivato il momento d’abbattere “il muro burocratico che divide un paese europeo dalla grande famiglia europea”. Tuttavia, Merkel non si è pronunciata, ed ha affermato che l’UE probabilmente entro settembre, dovrebbe togliere quel meccanismo speciale di sospensione dell’esenzione dal visto adottato per le situazioni di emergenza, come la crisi migratoria, dopo di che, la questione del visto ucraino sarebbe tornata all’ordine del giorno. Per addolcire la pillola, il leader tedesco ha sostenuto che il meccanismo non fosse diretto specificamente contro l’Ucraina, e ha escluso categoricamente un collegamento tra la crisi Brexit e la questione dei visti.

Poroshenko, commentando l’incontro con Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, e il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, ha sottolineato che anche se ha ricevuto segnali positivi, l’Ucraina dovrà combattere sul fronte diplomatico fino all’ultimo minuto per far mantenere le sanzioni contro la Russia. Per quanto riguarda i visti, Poroshenko è apparso apparentemente rassicurato che, nonostante alcune difficoltà dovute alla votazione Brexit, le procedure formali saranno completate questa estate dal parlamento europeo, e che la decisione finale ritarderà non più di alcune settimane.

Mentre l’eventuale allentamento delle sanzioni contro la Russia potrebbe rendere l’Ucraina più vulnerabile nei confronti del suo aggressivo vicino orientale, un ulteriore ritardo dei viaggi senza visto nell’UE indebolirà ulteriormente il governo filo-occidentale di Poroshenko e Groysman, rendendolo sempre meno popolare in patria. L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea potrebbe richiedere anni per concretizzarsi, ma l’Ucraina è già alle prese con le conseguenze negative del voto britannico.

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