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23 settembre 2017

Il dopo Brexit in Europa


Finalmente i leader dei rimanenti 27 membri dell’Unione europea si sono espressi in modo univoco su Brexit; ma tuttavia, i due leader dei 27, la Francia e la Germania, potrebbero avere due diversi approcci per gestire l’uscita dell’UK?
La dichiarazione uscita da Bruxelles questa settimana è stata calma e ferma: l’UK dovrebbe iniziare il processo formale d’uscita “il più presto possibile”, ma si spera che rimanga un partner vicino. Una nazione può anche decidere di essere solo una parte del mercato comune dell’Unione europea, basta non aderire a una delle sue “quattro libertà”: libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone.

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In teoria, questo apre la strada ad una ordinata trattativa che potrebbe portare ad uno scenario simile a quello norvegese, in base al quale la scelta britannica si mantiene la maggior parte dei benefici del libero scambio, sottoscrive la libera circolazione delle persone e acquista un “freno di emergenza” in materia d’immigrazione. Naturalmente, non è proprio così facile. I sostenitori dell’uscita inglese dall’UE non accettano nessun accordo se non dà loro il controllo dei loro propri confini, anche se questo dipende molto dalla forza negoziale di Germania e Francia. All’apparenza il presidente francese Francois Hollande, e il cancelliere tedesco Angela Merkel, sono “in pieno accordo” su Brexit; ma, come al solito, ci sono delle sfumature, prima di tutte: l’Unità. “Il più presto possibile” hanno due significati diversi a Parigi e Berlino: per il leader francese, vuol dire “non c’è tempo da perdere”; per il cancelliere tedesco, è una questione da “valutare con calma”, cioè fino a quando l’uscita avrà maturato il suo tempo e avrà esaurito il piano di negoziazione.

Come Hollande, i partner della coalizione della Merkel, i socialdemocratici, sono impazienti che i colloqui inizino e si concludano in fretta. Uno di loro, il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, ha chiesto un immediato avvio della procedura dell’Articolo 50; il contesto in cui Frank-Walter Steinmeier, il ministro degli esteri tedesco e un altro socialdemocratico, hanno usato la frase “il più presto possibile” è più simile agli intendimenti di Hollande piuttosto che a quelli che vuole Merkel. Eppure è il cancelliere che alla fine determina la posizione tedesca, e l’UE al momento, probabilmente smetterà di spingere l’uscita dell’UK per far scattare l’articolo 50.

Poi c’è la questione dei compensi. Hollande, che è un leader impopolare di un paese sempre più euroscettico, sembra volere che l’uscita dell’UK diventi, sia per la nazione, che per i suoi fautori, una “lezione”. Egli ha usato la parola in privato, asserendo che le “difficoltà e anche i drammi di Brexit” avrebbero presto insegnato ai populisti francesi e altrove una cosa o due. Poi, in pubblico ha anche sostenuto il fine delle operazioni di compensazione dell’euro con Londra: “può servire dà lezione a coloro che cercano la fine dell’Europa – ha espresso Hollande.
Forse è per questo che Marine Le Pen, la leader del Fronte Nazionale e nemesi populista di Hollande, ha previsto che l’UE avrebbe cercato di far “pagare ai britannici la loro uscita”, ed ha esposto quindi “la natura tirannica del potere europeo”.
Merkel, tuttavia, non ha sottolineato nulla del genere: quando si parla di Brexit, ha sempre parlato in modo sommesso, deluso e anche sconvolto, ma mai vendicativo.

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In altre parole, Hollande si preannuncia un falco per Brexit, mentre Merkel è la colomba. Il fatto che ci siano due atteggiamenti così diversi, per alcuni commentatori tedeschi, è da ascrivere a ragioni politiche e storiche. Merkel non rende in casa la decisione inglese una così grave sfida populista come fa Hollande: ciò può ricordare quando nel 1970 la Francia ha usato una mano pesante contro l’adesione UK all’UE.
La Merkel – sostengono i commentatori – non è un federalista idealista europeo, ma piuttosto una che vede l’UE come un quadro di riferimento per i paesi per promuovere i loro interessi. Questo per me è discutibile: Merkel è un forte sostenitore delle misure federaliste, come di una comune politica fiscale; eppure, se cercasse di punire l’Inghilterra, andrebbe certamente a sbattere contro gli interessi economici della Germania, e come politico conservatore, la Merkel è più capace d’apprezzare ciò, piuttosto che il socialista Hollande.

Sia la Germania che la Francia inviano il 7 per cento delle loro esportazioni e hanno il 4 per cento delle loro importazioni dal Regno Unito – le auto sono la principale fonte di esportazione per entrambe. L’UK assorbe il 10 per cento delle esportazioni di automobili francesi e il 13 per cento di quelle tedesche.
La Germania è spesso accusata d’usare il braccio di ferro quando devono essere fatte delle decisioni epocali, un’accusa che ha un posto di rilievo nella campagna Brexit; ora, però, i fautori di Brexit dovrebbero sperare che Merkel spezzi alcune armi e impedisca una sculacciata per la scelta britannica: se la post-uscita diverrà un trattamento equo, sarà in gran parte grazie a lei. Hollande, con le sue preoccupazioni per una vittoria nazionalista nelle prossime elezioni, è un partner negoziale molto difficile; ma se lui dovesse percepire Merkel come troppo morbida, i colloqui potrebbero diventare molto brutti e improduttivi.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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