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26 settembre 2017

In attesa della frutta turca


La somiglianza dei due leader russo e turco, è apparsa chiara ancora una volta lunedì, quando il presidente turco Recep Tayyip Ergodan, dopo aver inviato una lettera di scuse, ha preso il telefono e composto il numero del suo omologo russo, Vladimir Putin. Ergodan, dopo aver sofferto mesi in clima di lotta con Putin, per le sanzioni impostegli in seguito all’abbattimento di un bombardiere russo che aveva oltrepassato i limiti territoriali aerei turchi, ha preso il coraggio a due mani e ha cercato venia a Mosca. A nessuno piace la compagnia dei poveri e dei malati; tutti amano i ricchi e coloro che godono di buona salute: questa è la configurazione mentale dei due autocrati e la formula della loro politica estera.

La conversazione telefonica tra i due leader e il loro messaggio sono solo la punta di un iceberg di negoziati non pubblici nel contesto di un ritorno al “business as usual”; l’unico problema per ambedue, era legato al fatto di come avrebbero potuto salvarsi la faccia e mostrare ai loro cittadini di non aver soccombuto. I suggerimenti linguistici potrebbero contribuire a spiegare la differenza tra le ombre di parole “scusare” e “chiedere scusa”; ma alla fine Turchia e Russia hanno l’opportunità di coordinare la loro politica contro l’Unione europea, che può dare ad ambedue un maggior numero di bonus.

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Nel frattempo, 22 navi da carico sono già stivate di frutta e verdura nel porto turco di Samsun, e gli alberghi turchi sono già pronti a ricevere i turisti e i soldi russi con i canti festosi di “Forza Russia!”. Pertanto Erdogan, come compenso per essere stato quello che ha pubblicamente chiesto di normalizzare i legami economici, ha ricevuto il suo premio che lo porterà, oltre che a fornire di frutta e verdura la Russia, a scongelare il progetto di costruzione della centrale nucleare di Akkuyu, in Turchia, e gli darà l’opportunità di re-iniziare a parlare del gasdotto che bypassa l’Ucraina – il Flusso turco. La ritrovata “amicizia” però, non risolve in alcun modo le principali contraddizioni che, di fatto, sono state la vera e propria causa dell’attacco al bombardiere russo Su-24 dello scorso novembre: Russia e Turchia rimarranno i principali rivali nella regione del Mar Nero e continueranno a promuovere scenari opposti in Siria. Gli aerei russi continueranno a fare la guardia al regime di Assad, mentre la politica estera turca farà tutto il possibile per facilitarne il suo congedo; cambierà solo la retorica, ora Mosca e Ankara intoneranno in coro una canzone che sviolina la necessità di uno sforzo comune nella lotta al terrorismo.

Ma la leadership turca non potrà mai bloccare il confine turco-siriano, in quanto Ankara continuerà a sostenere i turcomanni, di cui il presidente russo non molto tempo fa ha sostenuto di non averlo “mai sentito”; né la Turchia comincerà ad appoggiare la cosiddetta “Free Syrian Army” e gli altri avversari di Assad, in analogia, la Russia nel Donbas non cederà il controllo del territorio in Ucraina Orientale e non smetterà d’infastidire le attività di Kiev: i due uomini sono troppo simili e ambedue mirano solo agli affari, il popolo è necessario solo per le votazioni.

Mentre le relazioni russo-turche sono state nel congelatore per sette mesi, sono nati degli approfondimenti per dei legami tra Ucraina e Turchia. Tuttavia, le frequenti visite bilaterali tra Ankara e Kiev non possono portare a grossi cambiamenti. La ragione è semplice: l’Ucraina non ha nulla da offrire ai suoi partner turchi. Il volume degli scambi tra la Federazione Russa e la Turchia, a dispetto della guerra fredda Putin-Erdogan, è stato 15 volte superiore a quello tra la Turchia e l’Ucraina nello stesso periodo: ad Ankara sembra molto chiaro che Mosca è un partner più prezioso di Kiev. Questo è misurato in progetti reali di miliardi di dollari. Alla fine, il conflitto turco-russo ha ancora una volta ricordato che non ci possono essere alleati eterni, ci sono solo gli eterni interessi che valgono per i partner più forti, anche se sono due bulli.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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