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12 dicembre 2017

Austria: la diffidenza populista


L’Austria è una democrazia così tranquilla e affidabile che la branchia addetta ai controlli elettorali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha deciso di non osservare la sua ultima elezione presidenziale; eppure venerdì, la Corte costituzionale del paese ha reso noto che il risultato del 22 maggio non deve essere ritenuto valido, ma che devono essere rifatte le votazioni per delle irregolarità tecniche nel processo di conteggio dei voti.

Il presidente austriaco non è una figura potente, ma le elezioni sono diventate molto controverse per la forte performance di Norbert Hofer, del Partito della Libertà, che stava per diventare il primo capo di stato d’estrema destra eletto in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Hofer nei sondaggi è sempre apparso il vincitore, ma un candidato del Partito Verde, Alexander Van der Bellen, grazie al forte sostegno degli elettori che hanno mandato per posta le loro schede elettorali, ha finito per vincere con soli 30.863 voti di vantaggio.
L’Austria ha a poco a poco introdotto il voto per corrispondenza nel corso degli ultimi 25 anni; ora praticamente, chiunque può votare per posta, purché il voto venga spedito prima delle ore 17:00 del giorno delle elezioni. In Austria ci sono stati più di 543.000 elettori – l’Austria ha circa 6,4 milioni di elettori in totale – che hanno approfittato di questa opportunità. La Corte costituzionale nella sua sentenza ha dichiarato che molte delle commissioni elettorali distrettuali, “hanno maneggiato le buste in modo improprio” – per esempio, alcune sono state aperte e conteggiate senza la presenza di osservatori, o aperte da parte di persone non autorizzate.

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Le irregolarità riguardano 77,926 schede elettorali, che così astrattamente avrebbero potuto influenzare l’esito della gara. Ecco perché il giudice, senza avere avuto dei casi analoghi precedenti, ha ordinato, con grande soddisfazione del querelante – il Partito della Libertà – una nuova votazione. Gli ultranazionalisti ora hanno ottenuto più di un’altra possibilità: ora loro potranno sostenere che il loro candidato ha perso per una cospirazione, anche se la Corte non ha detto nulla del genere.

Nel 2016, la politica as-usual sembra in pericolo in tutto il mondo: sono in aumento le parti ostili a quello che viene definito “istituzione” o “élite” e le persone sono profondamente diffidenti nei confronti del funzionamento del sistema. Durante il referendum Brexit, per esempio, gli attivisti della campagna “uscire” hanno invitato gli elettori a non utilizzare le matite previste nei seggi elettorali e di portarsi delle penne, così – hanno sostenuto – “i vostri voti non potranno essere cancellati”, anche se il conteggio è strettamente sorvegliato da osservatori.

Molte consolidate democrazie occidentali, senza preoccuparsi troppo dello sartiame, s’affidano a procedure di voto tradizionali; ma con i gruppi come i sostenitori di Brexit o il Partito della Libertà austriaca o quelli di Donald Trump, però, non c’è niente di gentile nelle loro campagne: combattono come se fossero in guerra e mettono tutto in dubbio.

Ciò richiede particolare attenzione alla tecnologia di voto. Non devono esserci possibilità di guastare le votazioni con le schede “simil bianche”, “sostituite”, “eliminate”, “non conteggiate” e altri vari trucchi, ma tutti sono tenuti ad avere una più stretta osservanza delle tecniche di voto.
Non è una facile soluzione. I Paesi Bassi hanno usato le macchine per il voto per due decenni, fino al 2006, quando gli hacker hanno dimostrato che i dispositivi potevano essere manipolati; allora il governo è tornato alle schede cartacee; l’Irlanda, che aveva acquistato le macchine dallo stesso produttore degli olandesi, ha seguito lo stesso esempio nel 2009. Negli Stati Uniti, il voto è stato oggetto di amare partigiane battaglie in Florida, nelle elezioni presidenziali del 2000.

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In situazioni di contenzioso, il pubblico non è incline a fidarsi delle attrezzature di proprietà del governo e i populisti stanno facendo del loro meglio per aumentare questa diffidenza. Eppure, ci sono modi per assicurarsi che la situazione austriaca non si ripeta.
L’Estonia e la Svizzera offrono ai loro cittadini la possibilità di votare in modo sicuro on-line. In Estonia, nelle elezioni dello scorso anno, circa un terzo delle schede sono state espresse on-line; nelle elezioni federali del 2013, il 58 per cento degli elettori esteri ha espresso il loro voto su internet. Nel 2010, lo stato dell’West Virginia ha utilizzato senza problemi il voto via Internet per il personale militare e gli stranieri.
La tecnologia per il voto on-line esiste ed è relativamente facile da utilizzare. Nonostante i recenti hack e le violazioni della sicurezza, probabilmente questo metodo, rispetto alle schede tradizionali, è più sicuro contro le manipolazioni e le irregolarità, in quanto l’invio di un dato è più difficile da pasticciare che le pile di carta maldestramente marcate. I governi per alcuni cicli, finché non entra in vigore il metodo sicuro, potrebbero usare le schede cartacee con a fianco il nuovo sistema, e in ogni caso, dovrebbero aprire i sistemi di voto elettronico agli osservatori internazionali con competenze tecniche.

Il cambiamento per passare all’elettronico può rivelarsi costoso; ma non c’è paragone con quanto potrebbe costare alle grandi democrazie un fermo d’attività. E, a meno che il costo non sia veramente proibitivo – in confronto, per esempio, al costo di eleggere accidentalmente un presidente d’estrema destra o inavvertitamente un grande blocco commerciale – i governi non dovrebbero lesinare sulla tecnologia che è in grado di fornire precisione e garanzie contro l’errore umano. Anche se i politici austriaci hanno salutato la decisione della corte come una spinta verso la democrazia e la fiducia nel sistema elettorale, io credo che sia invece una sconfitta per entrambi: si nutrono pericolose teorie di complotto, contribuiscono al cinismo elettorale e diminuiscono le forze dei candidati, che nauseati, rimettono in piedi una già vista campagna elettorale molto combattuta.

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