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25 settembre 2017

Il poco interesse fa aumentare la crisi umanitaria ucraina


Nel corso degli ultimi due anni, centinaia di migliaia di profughi sono giunti in Europa in fuga dalle loro case devastate dalla guerra in Siria e Iraq, e, di fronte alla più grande crisi dei rifugiati dalla seconda guerra mondiale, con un’altra crisi umanitaria su larga scala all’interno della stessa Europa, la comunità internazionale si è focalizzata principalmente sul Medio Oriente.

L’Europa presta sufficiente attenzione alla crisi causata dall’aggressività del Cremlino – ha riferito Gryhoriy Nemyria, il presidente del Comitato dei diritti dell’uomo presso il parlamento ucraino, durante una conferenza tenutasi al Consiglio Atlantico a Washington, DC, il 21 giugno. La conferenza, che ha riunito politici ucraini, attivisti per i diritti umani e professionisti dello sviluppo per discutere l’emergenza umanitaria in corso nella periferia europea, è stata incentrata sulla “Crisi Umanitaria Ucraina”.

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La guerra in Ucraina, che ha avuto inizio nel 2014, ha creato la più grande crisi di sfollati interni (IDP) in Europa. Secondo il Ministero delle politiche sociali e del lavoro ucraino, ci sono 1,9 milioni di sfollati interni in Ucraina, il cui 75 per cento attualmente risiede a Donetsk, Lugansk, Kharkiv, Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk – le regioni dell’Ucraina orientale che sono state le più colpite dai combattimenti.
Molti di questi sfollati mancano delle necessità più elementari, come le medicine e cibo. Non hanno quasi nessun accesso alla sanità pubblica, istruzione, lavoro e prestazioni sociali. Nemyria, sviluppando questa situazione, ha osservato: “Come ci si può sentire al sicuro in una zona in cui non si ha accesso alla giustizia …. Come ci si può sentire tranquilli e avere una certa fiducia nel proprio futuro quando non si sa dove e come prendere il cibo quotidiano?”.

Nemyria ritiene che questi fallimenti siano una conseguenza della mancanza di una politica nazionale globale indirizzata all’aiuto degli sfollati. Alexandr Galkin, direttore di “Diritto alla Protezione”, una fondazione di beneficenza ucraina che fornisce assistenza legale ai rifugiati, ai richiedenti asilo e sfollati, sostiene che la risposta ucraina sia inadeguata.
Le difficoltà finanziarie del paese, insieme con la crisi politica e la crisi in corso nel Donbas [le regioni di Lugansk e Donetsk che sono sotto occupazione russa] ha fatto sì che non ci fossero né le risorse, né la volontà politica di rispondere alle esigenze degli IDP ed ai problemi legati al loro spostamento – ha spiegato Galkin.

I relatori della conferenza hanno discusso il fallimento degli accordi di Minsk, un pacchetto di misure concordato dai leader di Ucraina, Russia, Francia e Germania, e firmato dai separatisti filo-russi nel settembre 2014, e adottato per alleviare il conflitto nella regione del Donbas.
Le parti umanitarie del contratto di Minsk sono i primi e i principali indicatori della vitalità di Minsk – ha sottolineato NemyriaFino a quando i componenti umanitari dell’accordo non sono soddisfatti, sarà impossibile garantire un successo nella sicurezza della regione”.

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Nadia McConnell, il presidente e fondatore della Fondazione USA-Ucraina, ha sostenuto che fino ad oggi la crisi in Ucraina rimane una “emergenza invisibile”, e ha criticato la comunità internazionale per la sua mancanza d’azione e la sua “patetica se non immorale risposta”. Ha notato che, dei 298 milioni di dollari richiesti alle Nazioni Unite per affrontare la crisi, è stato finanziato solo il 17 per cento.
McConnell ha anche denunciato il fallimento dei media per non dare adeguate coperture al conflitto, come anche la “inesistente risposta della comunità internazionale”. Nella foga del suo discorso, Mc Connel ha fatto esplicito riferimento ad una storia pubblicata il 15 giugno su Washington Post, nel quale si parla di una famiglia di classe media che è fuggita dai combattimenti a est, e che, citando gli orrori della guerra e la situazione in cui vivono gli ucraini nei territori occupati, ha definito i “separatisti filo russi, ciò che realmente sono – soldati russi”.

La conferenza nel suo riassunto analitico ha dimostrato che la crisi umanitaria corrente in Ucraina è il risultato della poca incisività e onestà dei media, della noncuranza delle autorità locali, della mancanza di esperienza dei leader ucraini e della guerra dei sostenitori armati del Cremlino; alla fine i convenuti hanno segnalato che, se i leader ucraini, così come la comunità internazionale, non svilupperanno una strategia a lungo termine per affrontare la situazione, sia molto probabile che l’Europa si trovi a dover lottare con una crisi di rifugiati, questa però, dovuta alla fuga della popolazione dall’Ucraina.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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