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26 settembre 2017

Russia: nuovi allarmanti dati della crisi economica


Il presidente Vladimir Putin, durante la sua apparizione del 16-18 giugno di quest’anno al Forum economico di San Pietroburgo, ha dichiarato che “la Russia è riuscita a risolvere i più urgenti problemi economici”, ma solo una settimana dopo, il Ministero dell’Economia russo ha pubblicato nuove cifre, che, come il capo economista della banca di proprietà statale, VEB, Andrei Klepach ha ammesso, sembrano essere “peggiori rispetto a ciò che la maggior parte degli esperti si aspettava”. I dati del governo mostrano che l’economia russa è diminuita di almeno 1 per cento su base annua, e la produzione totale è scesa in tutti i settori, ad esclusione dell’agricoltura. L’annuncio ha preoccupato i russi, soprattutto perché queste statistiche hanno rivelato che l’economia sta affondando sempre più in basso rispetto al livello di maggio 2015, che era stato ampiamente considerato come il “fondo” della crisi attuale.

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Senza dubbio, però, il quadro è ancora più cupo di quanto suggeriscono i dati del Ministero dell’Economia. Una più dettagliata analisi indipendente, effettuata dalla Scuola Superiore di Economia di Mosca (HSE), mostra che, nel mese di aprile 2016, l’economia si era contratta dell’1,9 per cento, mentre le vendite al dettaglio hanno ripreso il loro declino (-0,3 per cento mese su mese), dopo una breve stabilizzazione in marzo. Inoltre, il settore delle costruzioni è crollato, -5.8 per cento in aprile, questa è una tendenza particolarmente importante da sottolineare in quanto le statistiche mensili d’investimento delle immobilizzazioni dell’agenzia governativa Rosstat, sono state sospese dall’inizio di quest’anno per i suoi bassi livelli. La caduta del reddito disponibile reale a maggio, è caduta di un -1.3 per cento rispetto ad aprile, quindi l’inflazione non è stata in grado di favorire le vendite.

Le ragioni di ciò che sta accadendo sono evidenti: prima di tutto, le esportazioni russe da gennaio ad aprile 2016 sono diminuite di un incredibile 31,3 per cento su base annua (durante i primi quattro mesi del 2015, la crisi paragonabile era pari al 28,8 per cento); in secondo luogo, il bilancio dello Stato è in un profondo rosso, costringendo a drastici cali le riserve nazionali. Il Ministero delle Finanze ha speso solo negli ultimi 3 mesi il record di 13 miliardi dei 50 miliardi del Fondo di riserva. L’economia, considerato che circa il 53 per cento della popolazione è direttamente o indirettamente a carico dello Stato, è duramente colpita da questo dato. In terzo luogo, il clima degli investimenti si sta rapidamente deteriorando rendendo quasi nulle le domande e facendo diminuire il credito bancario. Il governo, inoltre, di fronte a carenza di denaro, sta seriamente considerando di aumentare in modo significativo il tasso di imposta sul valore aggiunto (IVA), portandolo dall’attuale 18 per cento ad un 25 per cento.

Gli esperti della HSE sostengono che il declino economico potrebbe raggiungere un -1.6 per cento nel 2016, e continuare il suo crollo nel 2017. Queste proiezioni possono diventare una realtà perché nel mondo degli affari le aspettative sono particolarmente cupe. Secondo notizie recenti, circa il 40 per cento dei manager russi di primo livello stanno prendendo in considerazione un lavoro all’estero. Il numero di offerte nel mercato immobiliare di Mosca sono cresciute a dismisura, oggi ci vorrebbero non meno di quattro anni per vendere tutti gli appartamenti e villette attualmente disponibili nella capitale. Sia l’inflazione che la fuga di capitali stanno scendendo di valore, come Putin ha accennato al Forum economico di San Pietroburgo il mese scorso; ma lui ha dimenticato di dire che questo dato è dovuto principalmente alla mancanza di domanda di beni e ad una carenza di liquidità. Eppure, il governo russo si presenta in gran parte indifferente alla situazione in cui cui versa l’economia.
L’errore primario della leadership russa è la sua inesorabile speranza che qualche evento esterno possa rivitalizzare l’economia in difficoltà del paese. Durante tutta la crisi attuale, la stragrande maggioranza delle élite e dei funzionari hanno riposto le loro speranze sul prezzo del petrolio intorno a 50 dollari al barile; ma anche se il prezzo del petrolio ora ondeggia su questi valori, non c’è ancora nessun effetto reale sull’economia nazionale. La convinzione generale del paese è che il rinnovamento economico russo possa avere inizio solo dopo la revoca delle sanzioni occidentali; quindi, il Cremlino, piuttosto che cercare di migliorare il clima degli investimenti in Russia, sta mettendo tutte le sue energie nella diplomazia per indebolire il regime internazionale di sanzioni. Mosca ha evidentemente ottenuto alcuni risultati incoraggianti sul “fronte” turco; ma gli europei potrebbero diventare ancora più uniti nella loro posizione contro Mosca dopo Brexit. Tutte le speranze riposte sugli investimenti cinesi si sono dimostrare vane e false, in quanto appare chiaro che, Pechino sembra più preoccupato d’investire nei paesi dell’Asia centrale, che in futuro potrebbero essere più dipendenti dalla Cina, piuttosto che finanziare rischiosi progetti russi.

Probabilmente il risultato economico del 2016, che attualmente sembra tutt’altro che ottimistico, sarà estremamente importante sia per gli investitori russi che per quelli stranieri. La continua caduta economica del paese di quest’anno,  a prescindere dal metodo statistico utilizzato per arrivare a queste cifre, porterà alla Russia un “decennio perduto”, dal momento che il PIL sarà a livello di quello del 2007. In questo caso, non ci sarà più motivo d’aspettarsi che la Russia di Putin possa tornare alla crescita; piuttosto, la Russia diventerà il ​​“malato d’Europa”, come era etichettato una volta l’Impero ottomano. E se scompare l’ottimismo popolare, che molti anni fa ha contribuito ad alimentare la crescita economica russa, la conseguente tendenza al ribasso potrebbe diventare stabile e prolungata.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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