Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

22 novembre 2017

Stati Uniti e Russia rinvigoriscono i negoziati


L’assistente Segretario di Stato, Victoria Nuland, su dirette istruzioni della Casa Bianca e a seguito delle sue visite di aprile e maggio, ha completato il 22 e 24 giugno, un’altra cavalcata diplomatica tra Kiev e Mosca; il suo sforzo, senza ombra di dubbio, continuerà dopo il time out necessario per il vertice NATO che si terrà a Varsavia l’8 e 9 luglio.

I continui viaggi sono legati al soddisfacimento dell’ambizione di Washington di riuscire a trovare direttamente con Mosca le modalità per mettere in piedi un compromesso politico tra il governo ucraino e le autorità de facto di Donetsk e Lugansk, che in effetti è ciò che oggi tiene lontano USA-Russia da un consenso sulla crisi ucraina. Se tale risultato venisse in un qualche modo raggiunto, per Obama sarebbe la chiusura del suo compito diplomatico con la Russia con un nuovo reset – simile a quello del 6 marzo 2009, fatto dall’amministrazione Obama per il tramite dell’allora segretario di Stato, Hillary Clinton. Gli Stati Uniti, tuttavia, sono pressati dal tempo: vogliono risultati prima delle elezioni presidenziali di novembre.

U.S. Assistant Secretary of State Victoria Nuland attends a news conference at the U.S. embassy in Kiev

Al Cremlino d’altra parte, ci sono alcuni consulenti che stanno raccomandando un accordo ad interim con l’amministrazione Obama finché è ancora in carica. Secondo Dmitry Suslov, il direttore della Fondazione e lo Sviluppo e il Supporto del Club Valdai, qualsiasi nuovo presidente Usa “probabilmente potrebbe adottare un atteggiamento più aggressivo verso la Russia, almeno retoricamente, di quello che ha attualmente l’amministrazione Obama. Inoltre, se gli accordi Minsk in quel momento non fossero del tutto attuati, per Washington diventerà difficile non fornire le armi letali a Kiev. Di conseguenza, Mosca dovrebbe parzialmente cooperare per arrivare ad una attuazione degli accordi di Minsk […] in modo da poter dimostrare che c’è in essere un certo percorso che sta portando alla risoluzione del conflitto, riducendo così, con l’arrivo di una nuova amministrazione, le probabilità di deviazioni”.

Ma – continua Suslovin parallelo, Mosca dovrebbe operare sui governi europei per creare forti pressioni su Kiev e Washington, affinché soddisfino alcuni punti chiave dell’accordo di Minsk, in modo tale che per la fine dell’anno vengano abolite parzialmente le sanzioni”.
In questa fase, i requisiti minimi che Mosca chiede all’Ucraina sono d’adottare un emendamento costituzionale per lo status speciale dei territori controllati dai russi, l’amnistia per i proxy armati russi e una legge speciale per indire le elezioni sui territori controllati dalla Russia. Subito dopo, il programma di Mosca prevede di far partire il dialogo diretto delle due “Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk” con Kiev, di modo che venga confermata la sovranità dei territori occupati.
Al di là di Minsk stesso però, la “Russia vuole chiaramente interpretare gli accordi d’armistizio in un modo tale, che non solo Mosca riesce a fornire alle due Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk un significativa autonomia, ma evita che l’Ucraina possa aderire alla NATO” sostiene Dmitry Simes, il presidente del Centro degli Interessi Nazionali degli Stati Uniti.

Allo stato attuale, tuttavia, gli obiettivi a breve termine russi [come sopra descritti] hanno bisogno di trovare un’accelerazione nel formato Normandia e nel gruppo di contatto di Minsk. E, come il presidente Vladimir Putin ha riferito alla conferenza degli ambasciatori russi accreditati all’estero del 1° luglio a Mosca, le “relazioni di buon vicinato tra la Russia e l’Ucraina” richiedono “che Kiev finalmente comprenda l’inevitabilità di un dialogo diretto con Donetsk e Lugansk, in adempimento ai suoi obblighi di Minsk”.
Mosca per arrivare al compimento del processo politico descritto da Putin, ricorre sistematicamente, per il tramite dei suoi procuratori posti a Donetsk e Lugansk, ad una guerra di logoramento, anche se tale tattica, però, trasforma la Russia in un trasgressore del cessate il fuoco, bloccando così l’iter politico che Mosca al contrario sta cercando d’accelerare. L’Ucraina da parte sua, invece, sta citando le violazioni del cessate il fuoco, come preclusioni ai negoziati politici con i proxy russi. Per alcuni diplomatici occidentali, tuttavia, i combattimenti e la loro possibile escalation da parte della Russia, sono argomenti che in Ucraina, per disinnescare la situazione, potrebbero essere sufficienti per elargire delle parziali concessioni. Così, se la Russia, come una prova di buona fede, rispettasse il cessate il fuoco per due mesi continuamente, all’Ucraina è stato chiesto d’iniziare ad attuare le clausole politiche di Minsk. Ciò presumibilmente soddisfa il requisito principale per dare inizio al processo politico della legittimazione delle autorità di Donetsk e Lugansk.

Al di fuori del quadro giuridico-politico che si sta negoziando e concordando per dare un aspetto alle due “Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk”, seppur sature di forze militari russe, la “piena attuazione” dell’armistizio di Minsk, che tutti i lati teoricamente cercano, consente già di per sé stesso la vita a questi due staterelli supportati da Mosca, con o senza il consenso dell’Ucraina. L’armistizio stabilisce alcune procedure per il consenso di Kiev, ma dà anche a Donetsk e Lugansk la latitudine di mantenere e sviluppare le proprie strutture esistenti senza il consenso ucraino.
Il Cremlino ora, potrebbe offrire un accordo intermedio parziale che comprometterebbe totalmente la posizione ucraina in tutti i futuri negoziati, come ad esempio, che Kiev legalizzi Donetsk e Lugansk come protettorati russi in cambio di un duraturo cessate il fuoco e un “blocco” politico sull’irrisolto conflitto: Mosca potrebbe prendere in considerazione tale proposta in relazione ai tempi della campagna presidenziale americana.
L’Amministrazione americana nel frattempo, sembra perseguire due obiettivi contraddittori: sostenere la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina in termini generali, ma, allo stesso tempo, cercare un compromesso a breve termine che possa soddisfare la Russia nell’est dell’Ucraina. Preoccupati dei problemi di “legacy” in politica estera, mentre il mandato presidenziale arriva al termine, sembra che i funzionari dell’amministrazione debbano, prima delle elezioni di novembre, dimostrare alcuni risultati nella loro gestione delle crisi ucraina. L’amministrazione è passata dalla retorica di “isolare” Mosca alla direzione diretta dei dialoghi con il Cremlino per trovare una soluzione sull’Ucraina.

Il nuovo designato ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Marie Yovanovitch, ha delineato l’attuale politica del suo Senato: “Gli Stati Uniti si adoperano per la piena attuazione dell’accordo di Minsk, e fino ad allora continueranno le sanzioni sulla Russia – ha poi aggiunto – Un miglioramento duraturo della sicurezza [lungo le linee di demarcazione militare] consentirà all’Ucraina d’approvare una legge elettorale per tenere le elezioni locali nelle porzioni d’Ucraina orientale delle due Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, e implementare lo status speciale e l’amnistia. Questi passaggi dovrebbero portare al ritiro russo dall’Ucraina e al ripristino del controllo ucraino sulla sua parte di confine internazionale [con la Russia]”. Il termine “dovrebbe”, è senza impegno ed è esortativo, forse è una speranza, e in questo contesto si rivela pienamente così. In effetti, l’armistizio di Minsk non richiede alla Russia di ritirare le sue forze dal territorio ucraino – la Russia non è nemmeno menzionata. Minsk inoltre, non stipula il ripristino del controllo ucraino sui 400 chilometri di confine tra Ucraina e Russia, ora controllati dalle forze russe e i proxy; l’armistizio prevede soltanto che Kiev negozi con Donetsk e Lugansk sulla condivisione del controllo di quel confine, e solo dopo che Kiev avrà legalizzato l’autorità delle procure russe su quei territori. L’armistizio consente a Donetsk e Lugansk di mantenere le loro forze armate (soprannominate “irregolari” sulla carta, ma protette dai russi e ampiamente dotate di armi e artiglieria) come parte di un aspirante “status speciale” delle enclavi.

F0uEBA3w3dkljKDkcb9HypSjNuk8VwZa

L’armistizio richiede concessioni ucraine a Donetsk e Lugansk nel campo costituzionale e legale, senza alcuna reciprocità russa nel settore militare e della sicurezza. Non esiste nell’armistizio nessun compromesso in questo senso; anzi l’accordo pone la Russia come arbitro di un conflitto interiore ucraino, in linea con le autodefinizioni russe del suo ruolo: le concessioni all’Ucraina, se fatte, sarebbero degli omaggi, mentre le richieste di Mosca dei cambiamenti legali e costituzionali in Ucraina sono in realtà in piena conformità con il testo dell’armistizio di Minsk.
Le disposizioni dell’armistizio e le sue lacune, tutte a favore della Russia, vale la pena di ricordarle quando gli Stati Uniti o i funzionari europei invocano l’attuazione dell’armistizio, ad esempio, il portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby, introducendo l’ultima missione di Nuland, ha dichiarato con un senso di urgenza: “Come abbiamo detto molte volte, vogliamo vedere Minsk pienamente attuato nel più breve tempo possibile. Sarà un bene per la pace e la sicurezza dell’Ucraina, un passo avanti con le relazioni tra la Russia e l’Ucraina, un bene per i rapporti tra gli Stati Uniti e i nostri alleati e la Russia”. Allo stesso modo, l’ambasciatore americano a Mosca, John Tefft, ha fatto riferimento alle istruzioni del presidente Obama e ha spiegato che la situazione nelle relazioni USA-Russia potrebbe cambiare in modo significativo se venisse attuato il documento di Minsk prima delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

Da tali dichiarazioni s’evince un crescente senso d’urgenza, legato ai vincoli di tempo delle elezioni presidenziali americane; esse mostrano anche un ripensamento della politica globale verso la Russia e la visione della situazione nell’est dell’Ucraina sempre più attraverso il prisma delle relazioni USA-Russia. Un cambiamento simile sta procedendo ancora più velocemente in Europa: le battute d’arresto del collettivo occidentale su più fronti internazionali generano la percezione che la Russia possa contribuire a mitigare tali crisi, anche se in realtà chi aggrava gli exploit e i conflitti è sempre la Russia.

Tags: , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.