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22 settembre 2017

La NATO e la escalation con la Russia


Il vertice del North Atlantic Treaty OrganizationNATO – che è iniziato ieri 8 luglio a Varsavia, probabilmente porterà ad un aumento della tensione tra la NATO e la Russia; ma potrebbe anche portare a buoni risultati: ambedue le parti, se riconoscono la crescente ostilità, potrebbero garantire meno incidenti pericolosi.

Oggi, la minaccia più grave e imminente per i paesi NATO non ha a che fare con la Russia – anche se non è da mettere da parte – ma principalmente deriva dall’instabilità del Medio Oriente, dove il caos che ha creato la crisi dei rifugiati ha generato ben finanziate reti di tratte di esseri umani. La minaccia medio orientale sta uccidendo molta gente, sia in Siria che in Iraq, ma anche in Occidente, dove ci sono gli attacchi terroristici e le barche che “sbandano” nel Mar Meditteraneo. Eppure, la NATO sta facendo ben poco per contrastare queste minacce. Come organizzazione, non è coinvolta nelle operazioni contro lo Stato Islamico, e, anche se ha inviato una forza marittima nell’Egeo, non sta avendo un ruolo particolarmente attivo.
Al contrario, la NATO sta trovando facile lasciarsi alle spalle i tempi in cui “usciva dall’area o fuori dal mercato” e preferisce concentrarsi sul “nuovo” obiettivo della Guerra Fredda – questo sarà il tema centrale del vertice di Varsavia.

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La stessa Ucraina – dove le persone stanno morendo per un conflitto istigato e condotto dai russi – otterrà una certa attenzione al vertice, ma qui la NATO non è nemmeno coinvolta. Nel 2015, l’Alleanza ha stanziato solo 5,3 milioni di euro per aiutare l’Ucraina, un ordine di grandezza che, data l’assenza di volontà politica a Washington, è improbabile che quest’anno cambi.
Così le discussioni legate alla Russia si concentreranno sulla regione del Baltico, dove la Lettonia, la Lituania e l’Estonia si sentono minacciate, e le neutrali Svezia e Finlandia sono preoccupate per un numero crescente di incontri ravvicinati con le forze russe sempre più aggressive.
Se tutto ciò ha un senso è molto discutibile. Non è chiaro il motivo per cui la Russia dovrebbe attaccare i paesi baltici nel modo in cui ha attaccato l’Ucraina. Se analizziamo il punto di vista del Cremlino: c’è stato un colpo di stato a Kiev che stava minacciando la base navale russa in Crimea, così la Russia ha deciso di occupare tutta la penisola – è difficile immaginare un’analogia nel Baltico. D’altra parte, il presidente russo Vladimir Putin non è stato troppo prevedibile o aperto con i suoi piani, e sarebbe sbagliato anche ignorare le preoccupazioni dei paesi membri – soprattutto perché ora stanno facendo uno sforzo per aumentare la loro spesa militare e portarla al 2 per cento del prodotto interno lordo, come richiede la NATO: la Lettonia s’è impegnata a arrivarci entro il 2018, la Lituania nel 2020, mentre la piccola Estonia è già a livello.

Si sa che la NATO implementerà “a rotazione quattro robusti battaglioni multinazionali per l’Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia”. Per i paesi baltici, questo non è nulla, come ha scritto di recente Jorge Benitez, del Consiglio Atlantico: “Quattro battaglioni schierati nei membri orientali della NATO non sono una risposta proporzionale. Quattro battaglioni (forse 4.000 uomini) non si avvicinano a dissuadere i circa 250.000 soldati che la Russia ha nel suo distretto militare dell’Ovest (WMD) al confine con la NATO. Infatti, quattro battaglioni della NATO non sono nemmeno una risposta proporzionale alle 3 nuove divisioni – circa 30.000 soldati – che in gennaio la Russia ha annunciato che sta creando. Nella migliore delle ipotesi, il dispiegamento dei quattro battaglioni della NATO è un passo incrementale per rafforzare la deterrenza, ma non cambia il calcolo di Mosca. Nel peggiore dei casi, essi sono la prova per Putin che la NATO è così debole e divisa che gli alleati possono solo radunare un consenso per una tiepida azione”. Anche questa mossa, però, ha allarmato il Cremlino. Putin è preoccupato che la NATO cerchi di coinvolgere nella struttura la Finlandia e la Svezia, che sono presenti al summit per discutere di cooperazione di fronte alla crescente assertività russa e forse anche in caso di un attacco. La probabilità di una sproporzionata reazione russa, a giudicare dai commenti di Putin fatti durante una visita in Finlandia all’inizio di questo mese, è molto alta: “è stato annunciato che verrà potenziato il contingente NATO nei paesi baltici, i movimenti di truppe nel nostro territorio sono descritti come elementi di comportamento aggressivo, ma le esercitazioni militari della NATO alle frontiere per una qualche ragione che mi sfugge, non sono considerate tali. Consideriamo questo assolutamente ingiusto e non corrispondenti alla realtà. Cosa dovremmo fare in risposta ad un aumento della presenza NATO alle nostre frontiere?”

I lati, quindi, sembrano bloccati in un gioco di escalation: ognuno sostiene che reagisce alle mosse dell’altro, mentre la tensione aumenta indipendentemente da chi ha ragione.
La Russia e la NATO sono già stati lì sul posto: recentemente, dei documenti declassificati raccontano la storia di Able Archer – una esercitazione della NATO nel 1983 – che l’Unione Sovietica l’aveva quasi scambiata per l’inizio di una guerra nucleare. Tale maggior paura è quasi impossibile ora, ma qualsiasi incidente potrebbe innescare una reazione pericolosa.
Putin non sta rendendo le cose più facili. Durante la visita finlandese ha affermato che la Russia aveva mosso le sue truppe a “1.500 chilometri di distanza” dal confine con la Finlandia, per essere amichevole – questa è una pretesa senza senso, considerato che Mosca si trova a soli 900 km da Helsinki. Così, come quando si è trovato d’accordo con il presidente finlandese Sauli Niinistö, che i voli militari sopra il Mar Baltico con i transponder spenti dovrebbero essere vietati, anche in questo caso potrebbe aver dissimulato.

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Eppure dovrebbe essere chiaro ai membri della NATO che è stato un errore sospendere la cosiddetta “Iniziativa di cooperazione dello spazio aereo” (CAI) con la Russia al vertice precedente di due anni fa. Il CAI era il monitoraggio congiunto dello spazio aereo, soprattutto per prevenire le minacce terroristiche. Però, potrebbe anche essere usato per rendere più sicuri gli spazi aerei condivisi della Russia e della NATO: la capacità tecnica esiste dal 2011.
E, dal momento che gli Stati baltici potrebbero diffidare di qualsiasi condivisione delle informazioni con la Russia, non sarà facile mettersi d’accordo su come usarla, ma l’inevitabile escalation rende necessario istituire protocolli di sicurezza affidabili.

La NATO e la Russia, per discutere di questi accordi, terranno una riunione ad alto livello a Bruxelles dopo il vertice di Varsavia, e, nonostante l’imprevedibilità di Putin, questo potrebbe essere il risultato più positivo delle discussioni di questo fine settimana. Se la NATO si sta concentrando su una teorica minaccia nella regione baltica, piuttosto che sulle minacce mortali che esistono altrove, certamente c’è senso per prendere tutte le precauzioni per evitare che la teoria si trasformi inavvertitamente in pratica, e la simbolica deterrenza cresca in una vera e propria guerra.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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