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19 novembre 2017

L’eliminazione del diritto penale russo


Il presidente russo Vladimir Putin, giovedì ha promulgato in legge – con molte condanne degli attivisti dei diritti umani – un controverso pacchetto di misure antiterrorismo, comprese pene più severe per l’estremismo e una intensificata sorveglianza elettronica sui cittadini.

Le “leggi” Yarovaya, che prevedono la rinascita di un certo numero di noti principi sovietici, tra cui la possibilità di trattenere le persone imputate di reati penali per estorcere informazioni, minano i principi fondamentali del codice penale russo e probabilmente presto dovrà essere riscritto. Alla fine di giugno, il parlamento russo, sia la Camera Bassa che la Superiore hanno approvato la “legge Yarovaya”, che è un pacchetto di modifiche legislative che persino Edward Snowden lo ha definito “una impraticabile ingiustificata violazione dei diritti”. La legge, che è identificata con il nome del suo co-autore, Irina Yarovaya, metterà a repentaglio i principi fondamentali del diritto penale russo.

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La sezione della legge che modifica il codice penale è priva di senso ed è sfacciatamente repressiva, anche rispetto ad altre recenti retrograde normative: rende un reato “se si sbaglia a segnalare un crimine”; ogni individuo che è a conoscenza di “informazioni attendibili” su piani che prevedono un atto di terrorismo, ammutinamento, o qualsiasi altro crimine e non informa le autorità, rischia fino ad un anno di carcere.
Il pacchetto espande in modo significativo l’elenco dei reati per i quali i minori, a partire dall’età di quattordici anni, possono essere penalmente responsabili.

La legislazione aumenta in modo significativo le già rigide sanzioni per aver commesso “crimini estremisti”: l’organizzare una “comunità estremista”, che in precedenza era punibile con una multa fino a 200.000 rubli, ora verrà applicata una pena dai due ai sei anni di carcere. La pena minima per la violazione del famigerato articolo 282 del codice penale – incitamento all’odio – è stata aumentata fino ai due anni.
Nonostante che non avessero ottenuto il sostegno quasi unanime del parlamento, le leggi hanno scatenato una valanga di commenti, con molti che si chiedono perché le leggi penali già eccessivamente dure della Russia sono stati rese ancora più severe.
L’unica critica ufficiale alla legislazione, però, è venuta dalla Presidenza del Consiglio per i diritti umani, che ha messo in evidenza i modi in cui gli emendamenti proposti contraddicono direttamente la Costituzione e le leggi esistenti: la critica è stata quasi del tutto ignorata.

Il governo ha a lungo utilizzato la “lotta contro il terrorismo e l’estremismo” per giustificare delle leggi repressive, non importa quali, ma anche quelle senza senso; di conseguenza, il quadro legale russo ora può essere utilizzato non solo contro le minacce estremiste “credibili”, ma anche contro chiunque espone una propria idea contro i politici dello Stato. Un folto gruppo di avvocati russi nel 2013, ha denunciato con una lettera aperta questa difficoltà, affermando che il “lavoro legislativo del parlamento ha acquisito un carattere spiccatamente proibitivo e repressivo”.

Le leggi però, sono state molto efficaci nel depoliticizzare la popolazione russa: i copiosi divieti contenuti nella normativa inondano i cittadini, sopprimendo la loro attività politica, costringendoli ad una auto-censura e ad una passività sociale.

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La cosa più importante, tuttavia, è che le modifiche minano i principi fondamentali del diritto ed erodono il diritto penale di un’intera generazione di avvocati che l’hanno usato e praticato. Mettere a nudo i principi fondamentali del codice penale, come ritenere qualcuno penalmente responsabile per i suoi pensieri e le sue credenze, equivale a una ripresa strisciante di una serie di principi sovietici molto noti – condannare penalmente una persona per aver taciuto informazioni.
Dmitry Peskov, l’addetto stampa di Putin, giovedì, subito dopo la firma del presidente ha affermato che “il governo non mancherà di tenere un occhio diffidente in merito all’attuazione di tale legge e prenderà misure pertinenti, su ordine del presidente, in caso di eventuali sviluppi indesiderati”.

L’avvocato tedesco Franz von Liszt, una volta ha descritto il diritto penale come “il baluardo del cittadino contro l’onnipotenza dello Stato”, con l’introduzione delle leggi Yarovaya, il codice penale sarà ben oltre che un baluardo; ma, nonostante questo allarmante sintomo di degrado dello stato di diritto, i politici e gli avvocati rimangono in egual modo indifferenti, forse hanno capito che il diritto penale in Russia non è indispensabile.

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