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22 novembre 2017

Le penose elezioni russe


Gli emozionanti spettacoli che stanno offrendo le elezioni presidenziali americane, il referendum del Regno Unito per lasciare l’Unione europea e persino il pirotecnico voto presidenziale austriaco hanno oscurato la tediosa campagna elettorale russa che il 18 settembre porterà ad un nuovo parlamento; questo perché, anche se le elezioni russe hanno tutti gli artifici della democrazia, sono per lo più un teatro, in cui gli attori sono sperimentali ombre in un paese senza la politica della concorrenza.

In teoria, le elezioni russe non dovrebbero essere noiose. Le precedenti, nel 2011, hanno dato luogo a significative e vigorose proteste contro il sistema corrotto di Vladimir Putin e dei suoi anni di potere con decine di migliaia di moscoviti che sono scesi in strada per protestare contro la falsificazione dei risultati del voto: un’analisi statistica ha suggerito che Russia Unita, il partito pro-Putin, deve la sua maggioranza ad un’indebita appropriazione fraudolenta dei voti.
Putin, tuttavia, ha visto le proteste come una minaccia di rivoluzione di ispirazione americana, come quella che dopo ha scosso l’Ucraina nel 2013-2014, e non appena ha iniziato il suo terzo mandato presidenziale, utilizzando il parlamento – la Duma di Stato – per far approvare leggi che limitano fortemente la libertà di riunione e di espressione, ha iniziato a stringere le viti. Il parlamento ora, per la velocità con la quale vomita leggi repressive è conosciuto come un “timbrificio di gomma”.

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Nel mese di settembre l’attuale Duma sarà sostituita da una nuova, ma anche se ci fossero dei brogli diventerà molto difficile riuscire a dimostrarli. Putin non vuole essere accusato di truffa. Lui vuole una chiara e convincente vittoria, un parlamento pieno di lealisti o rappresentanti di partiti collaudati che a lungo si sono scambiati i benefici, i finanziamenti pubblici e la possibilità di fare soldi dai lobbisti dell’industria senza alcun riconoscimento ufficiale. E questo, nonostante alcuni tentativi piuttosto cinici per rendere la gara il più possibile simile al reale, è esattamente ciò che Putin otterrà.
All’inizio di quest’anno, Russia Unita ha tenuto quelle che ha definito le “primarie”, per determinare l’elenco delle persone che avrebbero partecipato alla elezione reali. Il partito ha reso noto che avevano preso parte alla votazione 10,5 milioni di persone, anche se i risultati delle finte elezioni non erano vincolanti e la gerarchia del partito – che significa il Cremlino – aveva già determinato l’elenco definitivo dei candidati. La Russia ha anche un proprio mercato di previsione, istituito da una società di indagini pro-Cremlino: chiaramente il partito Russia Unita è il favorito.

Recenti sondaggi da parte di un gruppo indipendente, il Levada Center, hanno posto il partito di Putin al primo posto: il 55 per cento di coloro che intendono votare pendono in suo favore. Secondo un più recente sondaggio Levada, solo altri tre partiti hanno la possibilità di ottenere un posto in parlamento: i comunisti, ancora guidati da Gennady Zyuganov, che aveva concorso e quasi vinceva contro Boris Eltsin alle elezioni presidenziali del 1996; il Partito Liberal Democratico – un nome tarocco – del populista Vladimir Zhirinovsky; Russia Giusta, una amorfa forza di centro-sinistra istituita artificialmente dal Cremlino per bilanciare il “centro-destra” di Russia Unita. Questi tre partiti, relativamente liberali, concorreranno, ma nessuno di loro ha un supporto di più dell’1 per cento. Quello che ha maggiori possibilità – gli esperti prevedono che possa arrivare fino a 3 per cento – è Yabloko, guidato da Grigorij Javlinskij, un altro candidato presidenziale del 1996. Ci sono anche altri “volti stanchi” che rappresentano l’ammaccato liberalismo russo, Vladimir Ryzhkov e Irina Khakamada, ma sono solo dei numeri insignificanti.

Assente dalla lista dei candidati è Alexei Navalny, l’attivista anti-corruzione che probabilmente ha fatto molto per rilanciare la politica russa e nelle votazioni a sindaco di Mosca del 2013 aveva vinto più di un quarto dei voti, concedendo la sconfitta solo al peso massimo di Russia Unita, Sergei Sobyanin. Navalny, per evitargli la possibilità di concorrere, è stato condannato due volte con accuse inventate.
Questa settimana, Navalny ha riassunto nel migliore dei modi com’è la campagna 2016:
Siamo nel 1993. Ho appena finito il liceo. Ho 17 anni. Ci sono in corso le elezioni della Duma. Yavlinsky, Khakadada, Ryzhkov, Zyuganov, Zhirinovsky vi stanno prendendo parte. Sono interessato alla politica, ma non mi è permesso di prendere parte alle elezioni.
Siamo nel 2016, sono passati 23 anni. Ci sono in corso le elezioni della Duma. Yavlinsky, Khakadada, Ryzhkov, Zyuganov, Zhirinovsky vi stanno prendendo parte. Sono interessato alla politica, ma non mi è permesso di prendere parte alle elezioni”.

La stasi è evidente a tutti, non solo a Navalny. Secondo il Levada Center, il 42 per cento dei russi crede che le elezioni saranno una mera imitazione di un lotta politica; l’affluenza alle urne sarà probabilmente estremamente bassa e, se dovessero mancare coloro che affermano di non voler votare, Russia Unita dal 55 per cento si ridurrà al 35 per cento.
Putin ha creato un clima politico e un sistema che lo rendono necessario ad una nuova rielezione: i mezzi d’informazione sono strettamente controllati e, ai pochi punti relativamente indipendenti, viene mostrato regolarmente come devono allinearsi. Durante un discorso tenuto in un recente convegno del partito di Russia Unita, Putin ha spiegato come vede la campagna elettorale nella Russia di oggi, circondata da nemici e gravata dalle sanzioni occidentali:
La cosa più pericolosa di oggi è quella di speculare sulle difficoltà attuali. Non sto parlando di critica alle autorità – è necessaria ed è giusto averla. E naturalmente ci sarà. Il tempo delle elezioni, tra l’altro, è quando la critica è più dura e più diretta, e questo è un bene, è una cosa normale e nella maggior parte dei casi è sicuramente utile alla causa. Io sto parlando di qualcosa d’altro, delle menzogne ​​e della manipolazione dei fatti, il tradimento diretto degli interessi del paese, le vuote promesse che sono peggio di qualsiasi tradimento, perché non sono sostenute da nulla, se non dal desiderio di destabilizzare la situazione, scindere la società e prendersi il potere ad ogni costo”.

Unified Election Day in Russian regionsPutin può essere affascinato da Donald Trump, ma, a giudicare da questa tirata, a lui non dovrebbe essere permesso di correre per la Duma di Stato. Nessuno è così particolarmente colorito, come ha notato Fyodor Krasheninnikov in una colonna del quotidiano Vedomosti, da buttarsi, come nelle precedenti elezioni, a capofitto per entrare in parlamento per ottenere l’immunità parlamentare, la possibilità di aumentare i suoi affari personali e avvicinarsi ai grandi appalti statali, quando “le liste sono piene di funzionari di partito, funzionari pubblici e attivisti filo-governativi – persone che chiaramente non sono indipendenti – ha scritto KrasheninnikovCon tutte le formali e informali restrizioni che esistono oggi, la prospettiva di dover dichiarare tutte le proprietà e rischiare di rientrare nella lista dei sanzionati occidentali sono tutti motivi molto importanti per schivare le carriere politiche”.
In altre parole, Putin ha così tanto pressato il panorama politico che possono venire eletti solo una ossificata, annoiata e noiosa “élite politica” del 1990 e i propri fedelissimi grigi dell’epoca più recente. Se il leader russo ha bisogno di un nuovo “timbrificio di gomma”, o se improvvisamente cambiasse idea e volesse flirtare con l’Occidente, o con i liberali economici, la prossima Duma di Stato sarà ancora una volta docile come l’ultima.

Negli altri paesi, le élite politiche tremano quando temono una rivolta populista, e anche la Russia dovrebbe percepire questa sensazione: questa è la prima elezione dal 1990 che si svolge durante una recessione economica e le persone che stanno gestendo il paese sono indicibilmente corrotte; ma i russi sono stanchi e non hanno chiaramente le stesse facce vecchie, i nomi e le politiche per chiedere un cambiamento.

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