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18 novembre 2017

La corruzione può riportare l’Ucraina nell’orbita russa


Pur con tutta l’attenzione verso le turbolenze medio orientali, l’Occidente non deve dimenticare l’importanza dell’Ucraina. Quando nel 2014, l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, dopo essersi rifiutato di firmare l’accordo d’associazione con l’EU, è fuggito in Russia, è apparsa chiara agli occhi di tutti la portata della sua corruzione: lui e i suoi amici sembra che abbiano rubato la cifra incredibile di 100 miliardi di dollari.

Quando ha assunto il comando del paese un governo filo-occidentale guidato dall’attuale presidente Petro Poroshenko, gli ucraini hanno sperato in autentiche riforme che avrebbero portato il loro paese fuori dalla sfera d’influenza di Mosca e avrebbero posto fine alla palese corruzione che ha caratterizzato il mandato del suo predecessore. Purtroppo, più di due anni dopo l’elezione di Poroshenko, le riforme nella sostanza restano sfuggenti, anche se sulla carta vengono attuate.
Mi ha fatto sorridere l’espressione del commentatore di Reuters, Josh Cohen, che ha ammesso che “la corruzione ucraina è così sviluppata che mette in imbarazzo un principe nigeriano”; ma come lui ha commentato, ci sono “più di 12 miliardi di dollari all’anno che ancora oggi scompaiono dal bilancio dello stato”. Transparency International, nella sua ultima edizione del Corruption Perceptions Index, ha collocato l’Ucraina al 142° posto su 174 paesi, dopo paesi come l’Uganda, il Nicaragua e la Nigeria.

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La corruzione peggiore – scrive Cohensi svolge nel nesso d’affari tra oligarchi e funzionari governativi. Un piccolo numero di oligarchi controlla il 70 per cento dell’economia del paese, e nel corso degli anni hanno sottomesso e corrotto le istituzioni politiche e giudiziarie della nazione. Di conseguenza, è nata una “cultura dell’impunità”, dove i politici, giudici, procuratori e oligarchi colludono all’interno del loro corrotto sistema”.
Una delle più grandi opportunità di corruzione si trova, ironia della sorte, nello stesso processo di riforma della “lotta alla corruzione”, in particolare con l’uso discriminatorio del governo nel premiare i preferiti e punire gli avversari. Ad esempio, come ha osservato Taras Kuzio, un esperto di Ucraina, tre politici ucraini di partiti filo-occidentali sono stati pubblicamente e in modo aggressivo arrestati semplicemente per essere caduti in disgrazia con Poroshenko.

A titolo di esempio, il deputato Oleksandr Onishchenko del partito popolare Futuro dell’Ucraina, una fazione del partito che sostiene l’integrazione europea, è in conflitto con Poroshenko per la vendita del gas naturale a prezzi ridotti: i “riformatori” del signor Poroshenko, in sintonia con una campagna mediatica di diffamazione, hanno cercato d’arrestare il signor Onishchenko, agendo da giudici, giuria e boia. Senza una prova evidente che collega Onishchenko ai suoi presunti crimini, la sua vera offesa sembra essere la competizione di interessi oligarchici nel redditizio mercato del gas ucraino. Il leader dell’opposizione, Yulia Tymoshenko, ex primo ministro, che è stata ingiustamente imprigionata per oltre due anni dal regime di Yanukovich, ha messo in discussione i motivi dell’indagine contro Onishchenko, così come contro molti altri imprenditori ucraini.

In questi giorni le imprese sono oggetto di irruzioni come sotto Yanukovich e le attività cambiano di mano – ha dichiarato – Oggi si parla della confisca dei beni di Onishchenko; ma oggi ci sono molti imprenditori le cui aziende sono state perquisite.
La corruzione ha afflitto l’Ucraina da quando è diventata uno stato indipendente nel 1991; ma dopo le sofferenze e i sacrifici di Maidan, la “Rivoluzione della Dignità”, e quelle del 2004, “la rivoluzione arancione”, perché la riforma è così sfuggente?
Il presidente Poroshenko stesso sembra essere più parte del problema che parte della soluzione. I governi occidentali continuano a spingerlo a fare riforme affinché l’Ucraina venga strappata dalle mani degli oligarchi, evidentemente dimenticano che lui è un oligarca.
Mentre durante la sua campagna elettorale presidenziale, il signor Poroshenko ha promesso di vendere le sue attività e di concentrarsi esclusivamente sugli interessi del paese, secondo il progetto per lo studio della criminalità organizzata e della corruzione (OCCRP), “le azioni dei suoi consulenti finanziari e dello stesso Poroshenko, che ha beni per un valore stimato di 858 milioni di dollari, fanno sembrare il magnate del cioccolato più preoccupato del proprio benessere rispetto a quello della sua nazione”.

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Non sorprende che Poroshenko appaia nei “Panama Papers”, dopo aver aperto società di comodo off-shore con l’intermediazione del noto studio legale, Mossick Fonseca, per nascondere i suoi beni. Oleksii Khmara, il direttore esecutivo di Transparency International Ucraina, ha sostenuto che si tratta di “un conflitto di interessi con l’apparente violazione della Costituzione ucraina, che vieta al presidente le attività commerciali, e delle leggi di corruzione, che vietano a tutti i funzionari pubblici di condurre affari privati”.
Un’altro problema è geopolitico. “La ragione dell’infinita pazienza occidentale [con Poroshenko] è evidente – scrive Lev GolinkinSi chiama Mosca. È difficile pensare che sarebbe sostenuta la sfacciata cleptocrazia di Kiev, se diciamo, fosse in conflitto con il Burkina Faso; ma Kiev è in una situazione di stallo con la Russia, un paese considerato da molti nella NATO come una minaccia, e ciò le conferisce una valenza simbolica e strategica. I governi occidentali così, incoraggiando nel contempo le riforme, continueranno a sostenere Poroshenko”.

Alla fine, Poroshenko potrebbe produrre il risultato che l’Occidente teme di più, cioè quello che ha ben evidenziato l’Assistente Segretario di Stato, Victoria Nuland, nel Senato americano “c’è un reale rischio che l’Ucraina inizi a scivolare indietro ancora una volta nella corruzione, nella illegalità e che diventi un Stato vassallo”; mentre Golinkin sostiene :”l’Ucraina si sta trasformando in una persona di 45 milioni, un Texas di dimensioni di una pentola a pressione nel cuore dell’Europa. Se questa esplode, solo Vladimir Putin sarà pronto a raccoglierne i pezzi”. Questo non si deve permettere che succeda.

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