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18 novembre 2017

Stiamo riscrivendo il fascismo


L’ideologia fascista è stata schiacciata sul campo di battaglia ancora sette decenni fa; i restanti regimi fascisti in Grecia e nella penisola iberica sono crollati nel 1970 e, partendo dalla caduta del muro di Berlino, una varietà di fascismo, conosciuto come il comunismo sovietico o stalinismo, si è sbriciolato in Europa orientale e nell’URSS.
Eppure, nel 2016, stiamo risvegliando la realtà del fascismo. Ma cos’è il fascismo?

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“Il fascismo è un movimento politico nato in Italia all’inizio del XX secolo per principale iniziativa di Benito Mussolini, alcune delle cui ideologie si sono diffuse in seguito anche se con caratteristiche differenti in Europa e in altri paesi del mondo. Si caratterizza come un movimento di carattere nazionalista, autoritario e totalitario, ma tale ideologia è definita ed è interpretata come un movimento allo stesso tempo rivoluzionario e reazionario. È considerato anticapitalista, e populista sul piano ideologico, mentre sul piano sociale tende a tutelare la proprietà privata e la divisione della società in classi”.
“Il termine fascismo deriva da Fasci di combattimento fondati nel 1919 da Benito Mussolini, origine etimologica dalla parola fascio (in lingua latina: fascis). Il riferimento era ai fasci usati dagli antichi littori come simbolo del potere legittimo, e poi passati ai movimenti popolari e rivoluzionari come simbolo di unione dei cittadini – per tale motivo, il fascio è tutt’oggi presente nei simboli e panoplie nazionali americani e francesi. L’ascia presente nel fascio simboleggiava il supremo potere di ius vitae necisque, diritto di vita o di morte, esercitato solo dalle massime magistrature romane, mentre le verghe erano simbolo dell’ordinaria potestà sanzionatoria, e materialmente usate dai littori per infliggere la pena (non capitale) della verberatio (fustigazione).

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Il richiamo ai fasci va inoltre letto come un esempio dell’innegabile fascino che il mito di Roma esercitava sul fascismo, il quale di fatto tentò una restaurazione degli antichi fasti imperiali romani, e giustificò la sua politica espansionistica alla luce di una missione civilizzatrice del popolo italiano, erede di Roma”.
Ideologicamente i regimi fascisti e i movimenti del secolo scorso hanno condiviso tutti o la maggior parte dei principi ideologici:
– identità collettiva basata sulla razza, nazionalità, religione o classe, spesso presentata come un ritorno ad una certa età di un armonioso passato; disprezzo per la democrazia e le altre forme di consenso e di compromesso rappresentanti i divergenti interessi sociali;
– diversità di “noi” con “loro”, dove “loro” sono visti come causa dei “nostri” problemi; di conseguenza, c’è una negazione dei diritti delle minoranze e il rifiuto di concedere l’utilizzo delle strutture a coloro che “non vi appartengono”;
– predilezione per l’irrazionale e il disprezzo dell’opinione professionale;
– rifiuto della complessità del mondo moderno e ricorso alle soluzioni rapide e semplici;
– culto di un leader forte che esprima la “nostra” volontà collettiva e fornisca semplici soluzioni rapide contro le scelte liberal-democratiche.

Che la Russia cedesse alle lusinghe del fascismo non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno. Il crollo dell’Unione Sovietica nel “1990 senza legge” è così strettamente parallelo alla fine della prima guerra mondiale e alla Repubblica di Weimar in Germania, che la nazione che ne è nata, è stata quasi destinata a seguire le orme tedesche fino alla fine – ora, con l’idea di unire tutti sotto una stessa bandiera, lo sta facendo con l’annessione della Crimea e il tentato “Anschluss” dell’Ucraina orientale; ma la cosa più sorprendente è il fatto che le due principali potenze anglosassoni, i due campioni di democrazia del 20 ° secolo, un forte e unito baluardo contro il fascismo, siano caduti nella stessa trappola.

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In effetti, il voto Brexit in Gran Bretagna è per alcuni aspetti conforme ai principi ideologici del buon vecchio fascismo: c’è nostalgia per un grande impero sovrano e l’odio contro gli immigrati che stanno cambiando il carattere del paese. Michael Gove, una delle principali voci pro-Brexit, ha invitato gli elettori ad ignorare gli esperti: infatti la votazione doveva essere irrazionale.
L’ascesa di Donald Trump presenta le stesse caratteristiche del voto Brexit, tranne, che come succede spesso in America, sono più estreme, violente, bizzarre e alienate sia dal mainstream che dalla realtà. Il movimento di Trump, è pieno di tossici ingredienti fascisti: nativismo, razzismo, xenofobia, nostalgia dei vecchi bei tempi di dominio degli Stati Uniti incapsulati nello slogan della campagna elettorale “rendere l’America ancora grande” e altri ancora.

Gli stranieri sono accusati, ​​con la connivenza dei liberali non patriottici, di “distruggere l’America”; la filosofia di Trump contiene una misura di antisemitismo e d’estrema misoginia: le donne forti e indipendenti infatti, sono particolarmente aberranti per il fascismo; una donna in carriera non può essere altro che una cagna o una “Hillary corrotta”.
Come Hitler e Mussolini prima di lui, Trump detesta la democrazia, le sue istituzioni e il giusto processo che limitano il volo della sua fantasia. Lui parla di un sistema truccato, ma ciò che in realtà significa, è che il sistema non ha un leader forte che può intervenire e garantire un risultato “genuinamente americano”. Non c’è da meravigliarsi che Trump abbia espresso ammirazione per persone come Vladimir Putin, Saddam Hussein e Kim della Corea del Nord.

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Trump non ha un programma elettorale in senso convenzionale, ma la maggior parte di ciò che ha promesso, se lo dovesse fare, violerebbe la Costituzione. Il suo recente incontro con i leader repubblicani del Congresso ha rivelato che non ha nemmeno familiarità con il documento – forse non lo ha mai nemmeno letto. Ma la questione che si pone è in primo luogo, come può giurare di sostenere la Costituzione se non la conosce? E, in secondo luogo, come può il partito repubblicano nominare un candidato che si propone d’abbattere la legge fondamentale del paese?
Infine ma significativamente, Trump rifiuta la consulenza professionale. Egli ha rotto ogni legame tra le sue dichiarazioni e i fatti di base: i suoi seguaci, hanno abbandonato la realtà a favore dell’irrazionale: in qualunque tipo d’America pensano di poter vivere, credere nelle promesse Donald Trump, è estremamente ingenuo.
Il fenomeno Trump è stato generato dalle stesse forze sociali che hanno alimentato il voto Brexit in Gran Bretagna. Ambedue i paesi sono all’avanguardia nella modernità del cambiamento tecnologico e nelle dislocazioni sociali e, sull’onda del denaro a buon mercato pompato nell’economia dalle banche centrali mondiali, sono i principali beneficiari del settore finanziario. Il sistema egualitario economico del dopoguerra si è rotto, creando relativamente pochi vincitori e una massa enorme di perdenti. Intere classi sociali e nazioni stanno disperatamente lottando per rimanere rilevanti e a galla.

Mentre Brexit sembra che sia arrivato dal nulla, i fermenti di malcontento negli Stati Uniti erano già evidenti nelle primarie repubblicane del 2012. Allora, i gruppi del partito erano già irrequieti, oscillavano in rapida successione da un candidato, marginalmente sano di mente, ad un altro, ma sempre alla ricerca di un leader che potesse dare voce alle loro paure, rancori e odi.
Naturalmente nessuno dei loro sogni più sfrenati aveva previsto che il sogno americano del Fuehrer potesse rivelarsi una frode e un buffone – una nullità narcisistica. Ora che tutti gli imbrogli di Trump stanno iniziando a venire fuori, potremmo presto vedere una class action contro il marchio Trump, che non sembra nient’altro che una copertura per spennare il consumatore.
Tuttavia, tutto ha perfettamente senso, anche i leader fascisti del passato – Hitler, Mussolini e lo zio Joe Stalin – erano in sostanza delle nullità narcisistiche.

Nel 1933, i tedeschi hanno optato per Hitler, che ha promesso di dare un senso di ricostruzione alla nazione dopo la confusione della prima guerra mondiale: le persone che lo hanno votato hanno dato un voto ad un maniaco che semplificava le complessità mondiali, e coloro che sono sopravvissuti alle sue audaci sperimentazioni, se ne sono pentiti.
Dopo la guerra, gli europei sono andati verso soluzioni razionali: hanno optato per un noioso e faticoso processo di costruzione delle istituzioni democratiche e la creazione di quadri di professionisti in grado di eseguirli; hanno costruito un mondo complesso basato su un sistema di pesi e contrappesi; Washington inizialmente ha sponsorizzato e finanziato questo progetto, ma nel corso dei decenni successivi gli Stati Uniti hanno anche subito un notevole cambiamento – in primo luogo la liberalizzazione, a seguito delle proteste studentesche per la guerra nel Vietnam, poi il movimento per i diritti civili, e infine, a metà degli anni 1970, hanno accettato l’ondata dei nuovi immigrati su cui hanno basato il lavoro e l’attuale prosperità americana.

La democrazia liberale non è un progetto di successo ed è certamente, nella forma attuale, piena di difetti e non risponde più alle sfide del mondo moderno; tuttavia, l’unico modo per raggiungere il successo è quello di riformare le esistenti istituzioni piuttosto che cadere nel facile richiamo del fascismo offerto da Donald Trump, Nigel Farage, Vladimir Putin, Marie Le Pen, Norbert Hofer, Viktor Orban e altri della loro specie che, manipolando le teste delle persone, stanno arrivando agli apici del potere.

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