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22 settembre 2017

Il picco di crescita irlandese


Chi afferma che le economie della zona euro non stanno crescendo velocemente? L’Irlanda nel 2015 ha registrato un aumento del 26,3 per cento del suo reale prodotto interno lordo, ha scritto Vittorio da Rold in un suo pezzo sul Sole 24 Ore, un quotidiano finanziario italiano. Nessun paese occidentale ha registrato un così alto tasso d’espansione in questo secolo, se non il piccolo Azerbaigian nel 2006, quando i prezzi del petrolio erano saliti veriginosamente. Purtroppo, la strana crescita dell’Irlanda, contrariamente alla affermazioni del Sole 24 Ore, ha cause meno tangibili: è il risultato di imbrogli fiscali e di una chiara indicazione che gli aumenti del PIL non devono essere considerati come un misura di successo di una politica.
Quando le statistiche non funzionano – ha commentato il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, subito dopo che l’Ufficio centrale di statistica irlandese ha rilasciato i dati.

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Infatti, l’Irlanda sta per aumentare la classifica del PIL pro-capite – la misura della ricchezza relativa alle nazioni – ma poche persone in Irlanda si sono accorte che l’anno scorso sono diventate più ricche di un quarto; eppure il numero di crescita – calcolato secondo le norme europee – sta portando a reali conseguenze, come ha sostenuto il ministro delle finanze irlandese Michael Noonan, quando ha reso noto in modo incandescente i nuovi valori.
Secondo Noonan, il debito irlandese in rapporto al PIL dovrebbe scendere al 79 per cento del PIL, rispetto al 93,8 per cento della fine dello scorso anno – ciò significa che l’Irlanda potrà prendere maggiori prestiti a condizioni migliori.

Noonan non ha scrupoli riguardo i numeri: “Credo che i dati diffusi dall’Ufficio Centrale di Statistica mostrino che l’economia irlandese continua a crescere – ha sottolineato nella dichiarazione – La vita delle persone sta migliorando con più posti di lavoro che in qualsiasi momento da quando è iniziata la crisi.”
Ma in realtà non è quello che sta succedendo. Il Sole 24 Ore ha suggerito che la “sorprendente revisione record” sia dovuta al fatto del trasferimento di sede a Dublino delle grosse imprese multinazionali per motivi fiscali, e che queste avessero gonfiato la crescita. In effetti, i profitti delle multinazionali possono essere contati come parte del PIL dell’Irlanda e, la metodologia statistica dell’Ufficio centrale indica che i profitti degli investitori irlandesi vengono considerati distribuiti ai loro legittimi proprietari, nel senso che, quando una società si trasferisce in Irlanda, la quota dei profitti della holding irlandese viene conteggiata come parte dell’economia irlandese.

Ma secondo me, c’è una spiegazione alternativa a questa, la quale può rendere più senso. Alla fine del 2014, il governo irlandese ha chiuso la scappatoia fiscale a lungo utilizzata dalle ditte farmaceutiche e dai brevetti tecnologici, conosciuta come “il doppio irlandese”, che permetteva alle società di creare una filiale in Irlanda e un’altra domiciliata – per fini fiscali – in un paradiso fiscale come le Isole Vergini Britanniche (BVI). La società BVI deteneva gli importanti brevetti tecnologici – o, diciamo, le formule dei farmaci – mentre la controllata irlandese raccoglieva il profitto della multinazionale e lo inviava per la maggior alla BVI come royalties per l’utilizzo della proprietà intellettuale. Ciò che rimaneva in Irlanda, veniva tassato al 12,5 % – il più basso d’Europa, tanto che alcune aziende, come Apple, hanno negoziato offerte ancora migliori, ma ora l’UE sta indagando perché sospetta illegali aiuti di Stato.

Quando all’inizio del 2015 “il doppio irlandese” è diventato illegale, le aziende hanno spostato i brevetti in “onshore” – in Irlanda: l’aliquota fiscale, se una società vuole usare il paese come suo domicilio, rimane imbattibile.
L’economista irlandese, Seamus Coffey, ha spiegato come queste mosse fatte dalle imprese multinazionali avessero interessato le statistiche del PIL irlandese:
Una spiegazione è che un certo numero di settori hanno visto molte multinazionali muovere le attività immateriali in onshore; ciò aumenta il valore aggiunto lordo dell’Irlanda, in quanto non ci sono più pagamenti di royalties in uscita”.

Ad esempioCoffey ha scritto – il settore industriale dei conti nazionali ha ricevuto il 97,8 per cento, o 50 miliardi di euro in più di valore aggiunto rispetto al 2014”. Coffey ha suggerito che la maggior parte dell’aumento probabilmente deriva dal settore farmaceutico.
Il governo irlandese, tuttavia, non ha raccolto tutta l’imposta dal valore aggiunto, ma come Coffey sottolinea, gran parte della crescita – oltre 30 miliardi di euro – è servita a coprire l’ammortamento dei beni, forse gli stessi brevetti che le multinazionali hanno trasferito in Irlanda.

Lo stesso è accaduto in un altro settore che utilizza sempre di più la base in Irlanda – il leasing di aeromobili. Le aziende di locazione hanno le loro flotte in Irlanda per fini fiscali, ma il gettito del leasing è utilizzato a copertura degli ammortamenti. Coffey ha osservato:
Così abbiamo un grande aumento del valore aggiunto lordo, ma questo non passa in aumenti dei salari e / o dei profitti: i salari non agricoli e gli stipendi sono passati da 67,7 miliardi di euro nel 2014, a 71,5 miliardi di euro nel 2015”.
In altre parole, gli irlandesi non sono realmente più ricchi e il governo non è inondato di soldi derivati dalle tasse: Dublino ottiene solo una spinta per prendere più prestiti, così Noonan che, sotto la pressione della UE e degli Stati Uniti, aveva lottato contro il doppio irlandese, ora è felice; ma è anche un sollievo per il governo irlandese che le multinazionali non abbiano preso il volo.

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L’Irlanda che è una relativamente piccola economia, non è che con una singola modifica fiscale fatta durante una notte, si possa trasformare in un leader di crescita; com’è del tutto privo di significato trasformarla in un manifesto contro l’austerità o la crescita trainata dalle esportazioni, perché i suoi dati – compresi quelli delle esportazioni e delle importazioni – possono essere distorti dalla pianificazione fiscale di alcuni colossi societari esteri. Certo, ha avuto un po’ di crescita organica – probabilmente elevata per l’area dell’euro – ma che non è facile calcolarla senza conoscere l’esatto effetto delle attività immateriali che sono state spostate verso il paese.

Il caso irlandese è un ammonimento agli economisti che amano discutere di crescita economica come misura del successo politico. Anche nei paesi più grandi i metodi utilizzati per valutare le dimensioni dell’economia sono imperfetti: non sempre riflettono in buona fede l’aumento o la goccia di ricchezza reale di una nazione o delle sue attività economiche. Le economie di molti paesi sono talvolta grossolanamente sottovalutate per i loro grandi settori d’ombra, mentre altre – come l’Irlanda nel 2015 – possono essere involontariamente gonfiate. I numeri esistono, anche quando vengono compilati con le migliori intenzioni; ma non c’è nulla come la felicità di un popolo di una nazione che può meglio descrivere l’effetto delle politiche economiche rispetto ai numeri tradizionali del PIL.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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