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26 settembre 2017

La Russia e la pressione sugli utenti di Internet


A sempre più persone in Russia vengono date pene detentive per controversi messaggi su Internet. Basta mettere in discussione l’annessione della Crimea ed è sufficiente per prendersi una denuncia. Ora le leggi, sono state inasprite ancora una volta.
In Russia, Internet è sempre stato visto come l’ultimo rifugio della libertà di parola, e, quando si è fatta più consistente la presa dello stato sulla televisione e sono stati soppressi tutti i possibili modi di discussione, Internet ha guadagnato d’importanza: le persone hanno avuto un accesso illimitato a diverse fonti d’informazione e hanno potuto esprimere le loro opinioni sui social media e blog. Negli Stati Uniti e in Unione Europea i politici potevano dire che dalla Russia “libera” arrivavano tutte le informazioni, fatte salve alcune restrizioni; questo rimane ancora parzialmente vero.

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Sul web è ancora possibile trovare informazioni, ma in Russia, chi esprime un parere sui social network, ad esempio, per “simpatia”, un video o un commento su Facebook o un suo equivalente, ora rischia di dover pagare una multa o addirittura venir imprigionato. Tutto ciò che riguarda Crimea è considerato particolarmente permaloso.
Un utente di un social media, Andrey Bubeyev, per esempio, dovrà scontare due anni e tre mesi in un campo di lavoro. Un tribunale della città centrale russa di Tver, ha condannato l’ingegnere di 40 anni per “promuovere l’estremismo”. Bubeyev aveva fatto l’errore fatale di condividere un articolo intitolato “La Crimea appartiene all’Ucraina” su VKontakte (VK), la versione russa di Facebook. Inoltre, ha condiviso un disegno che rappresentava sotto pressione, l’uscita della pasta dentifricio dal suo tubo, con sotto scritto: “Allontana la Russia”. L’organizzazione russa dei diritti umani, Memorial, considera Bubeyev un prigioniero politico.

Rispetto a ciò, la sentenza che ha ottenuto la commessa Yekatarina Volozaninova è ancora mite. La signora di Yekaterinburg è stata condannata a 320 ore di lavoro sociale e il tribunale ha anche ordinato di distruggerle il suo computer portatile: Volozaninova aveva condiviso su VK commenti pro-ucraina e una caricatura del presidente russo Putin.
Martedì scorso, il Centro SOVA, per i diritti umani di Mosca, ha riferito che il numero di tali condanne fossero quasi raddoppiate negli ultimi due anni. Nel 2013, sono state emesse quasi 100 sentenze per commenti su Internet; il numero è salito a 194 nel 2015. Su ogni cinque persone condannate una ha ricevuto una pena detentiva; la maggior parte degli imputati hanno dovuto pagare multe o fare dei lavori sociali.

Alexander Verkhovsky, il responsabile di SOVA Center, attribuisce l’aumento delle accuse penali allo sviluppo tecnologico.
È possibile esaminare l’estremismo senza alzarsi dalla sedia dell’ufficio. Inoltre, è molto facile identificare le persone sui social network”.
Verkhovsky ha suggerito che non tutte queste accuse sono state controverse.
Spesso, ci sono davvero commenti sgradevoli e video di tendenze di destra e – meno spesso – tendenze islamiche”.
La Russia, subito dopo l’annessione della Crimea, ha iniziato a rafforzare la propria legislazione per la criminalità su Internet. Nel mese di giugno 2014, il presidente Vladimir Putin ha firmato una legge che prevede pene detentive fino a cinque anni per incitamento all’estremismo su Internet. L’incitamento all’odio o la violazione della dignità umana possono portare a una multa fino a 300.000 rubli (4.200 euro/ 4.800 dollari) o a una pena detentiva fino a quattro anni.

Nel dicembre 2015, il blogger Vadim Tyumentsev, della città siberiana di Tomsk ha dovuto sopportarsi tutto il peso della legge: è stato condannato a cinque anni di carcere. Nei suoi messaggi aveva accusato i politici locali di corruzione e aveva incitato a proteste. La corte ha classificato i suoi commenti come estremismo. Inoltre, i commenti di Tyumentsev sui separatisti e sui rifugiati filo russi in Ucraina sono stati visti come espressioni di odio.
Damir Gainutdinov, un analista legale presso l’organizzazione per i diritti umani, Agora, ha trovato il processo contro Tyumentsev, “scandaloso”. “C’è una chiara tendenza – ha spiegato Gainutdinovè diventato chiaro che i poteri dello Stato stanno bloccando l’accesso a Internet, ma non sufficientemente per combattere tutte le informazioni – poi ha aggiunto – questo è il motivo per cui gli utenti di Internet ora sono sotto pressione”.

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Alcuni noti blogger, per sfuggire a potenziali convinzioni, hanno lasciato la Russia. Uno di loro, un esperto di politica e un tagliente critico del Cremlino, Andrey Piontkovsky, è emigrato nel febbraio di quest’anno. Secondo i rapporti, ha affrontato accuse d’estremismo perché aveva scritto sul sito della stazione radio Eco di Mosca, un post critico sul leader ceceno, Ramzan Kadyrov.

La pressione sugli utenti di Internet aumenterà. Poche settimane fa, la Duma ha approvato un controverso pacchetto anti-terrorismo che entrerà in vigore il 20 luglio. Chiunque cerchi di coinvolgere pubblicamente altri in “attività terroristiche” o che ci siano gli estremi per giustificare una tale attività, rischia di dover pagare una multa di 1 milione di rubli o affrontare una pena detentiva dai cinque ai sette anni. Il progetto inizialmente includeva anche l’obbligo di soggiornare nella propria città, ma i deputati, dopo molte critiche pubbliche, lo hanno eliminato.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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