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23 settembre 2017

Sfogliando i vecchi appunti


In questi ultimi giorni ho provato a rileggere le cose scritte e pubblicate sugli eventi in Ucraina di uno, due o tre anni fa. Il sapore dei post di un anno fa sono praticamente gli stessi di oggi: c’è ancora la guerra; tra quelli di un paio di anni fa invece, ne ho uno carico di rabbia: com’è possibile che nel 2014 si parli di guerra in Ucraina? Al contrario, in quelli di tre anni fa c’è il sapore della pace, la famiglia, gli amici, le feste: i bei tempi.
Abbiamo vissuto per più di due anni con cicli di bugie e confusione, smentite e una sottile patina di plausibile negazione; ma ora è giunto il momento di fermarsi e di fare il punto della situazione, di dove siamo oggi, come siamo arrivati fin ​​qui e qual è il record storico della verità e della finzione.

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La sola spiegazione marginalmente offerta – l’indiretto coinvolgimento russo nella guerra, come è ancora formalmente ridicolmente negato – dell’aggressione russa contro l’Ucraina, è stata la necessità di proteggere i diritti dei russofoni o di coloro che erano etnicamente russi.
Questa linea è stata continuamente tenuta dai rappresentanti russi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, così come dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, e anche da Putin stesso; ma la domanda è: come fanno a farla franca?
Il popolo della Crimea non ha mai ricevuto nessuna minaccia da Kiev, a sud e a oriente dell’Ucraina la popolazione non ha mai fatto nessuna lamentela d’aver ricevuto minacce, quindi la giustificazione data dal Cremlino è solo un’enorme “balla”. La stessa cosa si può sostenere per le minacce alla lingua russa, ragion per cui, l’auto-affermato diritto russo ad impegnarsi a difendere cose che non esistono, riflette il ragionamento della Germania nazista di Hitler nel Sudetenland nel 1938.

All’esercito di troll del Cremlino, che pensa che la guerra in corso in Ucraina orientale sia una prova sufficiente alle minacce alla lingua russa, si deve ricordare che, in realtà, l’impegno militare ucraino nella parte orientale del paese è stato preceduto dal golpe militare russo nelle città ucraine, e che, non essendoci possibilità di altre azioni, rimaneva solo quella militare. Per i russofoni non esisteva nessun pericolo prima della catena degli eventi che ha scatenato il Cremlino.
Se in questo conflitto sono morti molti etnici russi o russofoni, la motivazione deriva dal fatto che la guerra è stata prodotta proprio dalla Russia – è logico concludere pertanto, che è la Russia, non l’Ucraina, che rappresenta una minaccia per la vita e il benessere di queste persone.
Oggi sui terreni occupati dai filo russi in Ucraina orientale bazzica un esercito che è più grande delle armate di molti paesi, l’Occidente per aiutare l’Ucraina ha imposto delle sanzioni economiche mirate contro la Russia e contro una schiera di individui che sono coinvolti nella creazione o manutenzione dell’esercito filo russo nel Donbas; ora, in Occidente ci sono molti che vorrebbero diminuirle o addirittura toglierle; ma queste sanzioni dovrebbero essere diminuite perché l’armata nell’oriente ucraino è stata costruita dai russi in due anni? Putin dovrebbe essere ricompensato per non aver avuto un approccio violento e immediato alla guerra, ma è stato cauto e attento?

La questione del sollievo delle sanzioni è un tema ampiamente discusso, come è anche leggermente possibile che la Russia, mentre si rifiuta di rispettare i termini di tre accordi di pace separati che ha firmato, come nel caso dell’Ucraina, invii un esercito in un paese vicino e nello stesso momento chieda una revoca delle sanzioni.
Ma, come è stato ottimamente molte volte sostenuto, il costo economico per l’Unione europea della politica dell’UE in materia di sanzioni russe, è minimo, e, anche una revoca delle sanzioni avrebbe poco o nessun effetto positivo sull’economia dell’UE, ad eccezione di un piccolo numero di “ristretti interessi commerciali”, come ha anche ammesso a malincuore la stessa Cipro nei giorni scorsi.
Il ragionamento cipriota sostiene che le sanzioni “in retrospettiva, non hanno contribuito a risolvere la crisi Ucraina”, ma allora è questo il motivo per cui Putin deve essere ricompensato? Come ben si sa e come è dimostrato, il presidente russo si è ostinatamente rifiutato al ritorno della pace in Ucraina, per cui penso che ci voglia una logica molto contorta per trasformare l’affermazione dei ciprioti in un motivo di revoca delle sanzioni.

I ciprioti hanno fatto le loro analisi, ma la loro conclusione non è corretta: fino ad ora, le sanzioni non hanno contribuito a porre fine alla guerra – ragion per cui l’argomento peggiore della loro rimozione è proprio quello, anzi dovrebbero essere aumentate subito, con molta urgenza.
Qualcuno sta seriamente parlando di togliere le sanzioni, quando Putin, alzando a poco a poco la pressione militare, ha costruito nell’arco di due anni un esercito di tali proporzioni? Nel corso degli ultimi due anni si è arrivati al punto in cui la comunità e la stampa internazionale stanno dando lo stesso credito alle smentite russe e ai reclami ucraini, e involontariamente siamo semplicemente arrivati ​​al punto in cui le truppe russe e ucraine sono nel Donbas che si contendono un territorio ucraino. Cos’è questo se non un’invasione?
L’esercito dei troll e i funzionari del Cremlino sostengono che non ci sia “alcuna prova, e che si debba dimostrare con un un pezzo di prova” il coinvolgimento militare russo; ma questa linea oggi, si può confutare facilmente, di prove ce ne sono a valanghe.

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Esiste una guerra, e per il modo sornione in cui è stata costruita, ora le persone ne sono semplicemente indifferenti. Dov’è lo sdegno? L’indignazione è stata dissipata dalla natura e dalla strisciante lentezza della sua costruzione, una guerra lampo avrebbe disegnato rabbia e reazione, e avrebbe alzato il calore; ma i fatti rimangono uguali: la guerra c’è, come pure c’è l’invasione.
Ora a rafforzare i fatti ci sono i “continui attacchi delle forze russe contro le posizioni ucraine con armi pesanti vietate dagli accordi di Minsk, mentre metodicamente i separatisti ostacolano le attività della missione di controllo speciale dell’OSCE. Nell’ultima settimana, sono stati uccisi otto militari ucraini e più di tre dozzine feriti”.
L’ex ambasciatore americano in Ucraina, Geoffrey R. Pyatt, ha recentemente dichiarato che “Nel 2014, ho sostenuto che Vladimir Putin potrebbe finire questo conflitto con una telefonata. È tragico, ma non è cambiato nulla. La cosa peggiore è che anche oggi tutto potrebbe finire con una telefonata, non c’è la volontà”.
Con i filo russi – in realtà, i russi – che violano Minsk quotidianamente utilizzando armi vietate, contraddicono Minsk metodicamente ostacolando l’OSCE e alterano Minsk continuando ad attaccare le forze armate ucraine, l’unica conversazione che oggi si può sostenere è che tipo di costo si dovrebbe imporre in più alla Russia. Non importa in quanto tempo Mosca è arrivata a questo punto, l’unica cosa che conta è la realtà sul terreno oggi, e questa garantisce solo più sanzioni. Oggi l’unico modo per fermare la Russia sono sanzioni “con le zanne affilate”, domani si vedrà.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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