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19 novembre 2017

Ucraina: nuova frontiera d’Europa?


A Kiev è arrivata ancora una volta l’estate, ma nella città giardino quest’anno stanno imperversando delle nuove specie invasive: gli investitori americani ed europei che credono che l’Ucraina stia compiendo il suo giro di boa.
Non dirlo ai miei concorrenti, se vogliono continuare ad andare in Cina, affari loro – ha sussurrato Francois Delon, un dirigente d’azienda IT francese che stava imbarcandosi su un aereo Air France per un volo di tre ore verso Parigi – I programmatori ucraini sono migliori dei cinesi, più innovativi e più convenienti”.
Uno studio condotto da Horizon Capital dimostra che in Ucraina ogni anno si laureano 130.000 studenti in ingegneria, quasi il doppio di quelli che sforna la Gran Bretagna; ma qui gli stipendi sono circa un terzo di quelli inglesi.

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Nel mese di giugno, Tim Ash, un economista di Nomura Bank, ha accompagnato da Londra a Kiev cinque asset manager, affinché potessero, dopo aver effettuato una serie di incontri a porte chiuse con funzionari governativi e uomini d’affari ucraini, dare una valutazione delle potenzialità del paese.
A loro non piace la pubblicità – ha scritto Ash via email riferendosi ai manager che rappresentano collettivamente diverse migliaia di miliardi di dollari.
Nel ristorante Avalon a Londra, un luogo d’incontro d’elite nei pressi dell’ambasciata tedesca, un esperto consigliere d’investimenti internazionali ha spiegato che “nelle ultime dodici settimane ho ottenuto più richieste e incarichi che negli ultimi ventiquattro mesi. Questi ragazzi non hanno alcun interesse nella pubblicità, vogliono acquistare a buon mercato ed essere davanti ai loro rivali”.
Un funzionario dell’ambasciata britannica, ha rivelato che durante il primo semestre di quest’anno il suo ufficio ha ricevuto richieste da 157 aziende britanniche interessate a commerciare o investire in Ucraina. In Ucraina occidentale, il mercato del lavoro vicino a Lviv sta spingendo gli investitori a localizzare fabbriche in città secondarie vicino al confine dell’UE.

Nello spogliatoio di un centro fitness di un hotel del centro di Kiev, ad un banchiere austriaco gli è caduta una copia dell’Economist, “ – ha risposto con cautela – ci sono molte aziende austriache che in questo momento sono molto interessate, ma ci stiamo solo guardando attorno”.
Doug Casey, uno scrittore finanziario con sede ad Aspen, Colorado, si è auto-descritto come un investitore del “sangue nelle strade”, e si è dichiarato molto interessato all’Ucraina, sia come speculatore che investitore.
Dopo una prima visita effettuata alla fine di giugno, egli ha osservato che Kiev è a solo dieci ore di macchina dalla regione separatista.
[La gente] pensa a questa regione come ad una zona di guerra, ma la secessione delle province di Donetsk e Lugansk non influisce sul resto del paese – ha soggiunto Casey[Kiev] è una città bellissima. È un luogo delizioso da vivere, da scoprire e molto, molto a buon mercato.

Un punto di vista simile arriva anche da Roderick Robinson, un managing partner di Briggs Capital LLC, un fondo finanziario con sede a Dedham, vicino a Boston. La sua visita è coincisa con lo shock del 23 giugno del voto Brexit; ma la sua visione per l’Ucraina è rimasta più che ottimistica.
Sta emergendo una nuova cultura di determinati imprenditori dei quali ci si può fidare – ha sottolineato Robinsonla vecchia guardia, con le sue idee sbagliate si sta lentamente mettendo da parte. I nuovi imprenditori ucraini si stanno guadagnando la fiducia delle piccole e medie imprese occidentali e anche cominciano ad operare nelle stesse maniere”.

Gli investitori ritengono che venticinque anni dopo l’indipendenza stia nascendo una nuova realtà: la leva occidentale si sta alleando con la nuova generazione di ucraini per rafforzare i diritti di proprietà e migliorare lo stato di diritto.
Paul Collison, un investitore con sede a Barcellona, che ​​ha bruciato un suo investimento in Ucraina un decennio fa, ora è qui per analizzare ostacoli ed opportunità.
C’è una sfida in corso, cioè c’è la difficoltà di trovare squadre di proprietari che abbiano gestioni affidabili, di alta qualità e che abbiano la visione a lungo termine di far crescere le loro aziende. Arriverà una diversa e migliore mentalità con le generazioni dei più giovani, specialmente nel settore dell’alta tecnologia e dell’IT”.
Alla Mission dell’Unione europea, un diplomatico ha espresso un cauto ottimismo, affermando che ora c’è una “coda” di imprese europee, che sono in varie fasi di trattative che hanno il desiderio e la volontà d’impegnarsi in Ucraina.

Vorrei descrivere un flusso corrente ma attento, comunque negli investitori la paura che c’era un anno fa sta scomparendo, si stanno rendendo conto che la situazione della sicurezza in Ucraina influenza solo alcuni territori, mentre il resto del paese è stabile – ha sostenuto il diplomatico – I maggiori ostacoli per un più massiccio afflusso di aziende ed investitori sono la corruzione e la burocrazia”.
Durante l’annuale picnic del 4 luglio della Camera di Commercio Americana in Ucraina, Vadim Sidoruk, il manager dell’Ucraina della DHL, sprizzava gioia da ogni poro.
L’Occidente sta correndo con nuove società che stanno aprendo – ha riferito Sidoruk riferendosi a nuove start-up di piccole e medie aziende che utilizzano il suo servizio di consegna internazionale – Ma molti non vogliono pubblicità. Vogliono solo far crescere il loro business senza attirare l’attenzione”.
A metà estate, la dimostrazione più evidente del sostegno occidentale per il commercio e gli investimenti è stato l’arrivo del Canada.

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Il 10 luglio, il primo ministro Justin Trudeau e Chrystia Freeland, il Ministro del Commercio Internazionale canadese, sono arrivati ​a Kiev per firmare l’accordo di libero scambio Canada-Ucraina. Ciò ha fatto seguito al primo Forum sul business Canada-Ucraina, un evento tenutosi il 20 giugno a Toronto con la partecipazione di rappresentanti di 250 aziende canadesi e di 150 società ucraine.
Il 7 luglio, anticipando tutti, l’ambasciatore canadese Roman Waschuk, ha trovato il tempo per parlare di opportunità di investimento.
Stiamo assistendo ad un profilo molto diverso dalle operazioni degli anni 1990. Stiamo assistendo a grandi fondi di investimento, aziende e persone che sono interessate all’Ucraina”.

“Quello che ha impressionato i canadesi è stata la qualità di molti ucraini – ha detto riferendosi al forum del mese scorso a Toronto – da quando c’è la nuova generazione di funzionari ucraini che sono in grado di discutere di proprietà e di offerte nei modi che sono comprensibili ai gestori dei fondi occidentali, i manager dei fondi cominciano a capire e a dare una maggiore occhiata all’Ucraina”.
Nei prossimi giorni e settimane si vedranno arrivare le aziende canadesi che hanno già individuato le loro nicchie e che si stanno muovendo per sbloccare i rapporti, per esempio nel settore aerospaziale. Essi [i canadesi] si sono resi conto che il potenziale ucraino deve essere utilizzato per i prodotti di fascia medio alta”.

Per il momento gli alberi di castagno di Kiev si trasformano in oro in autunno, forse il segreto ucraino potrebbe essere quello di trasformarsi in un “nuovo mercato di frontiera” per l’Europa.

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