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19 novembre 2017

Il gioco di Putin a Nizza


Le condoglianze di Vladimir Putin per l’ultima strage francese sono più striscianti di un serpente a sonagli.
La Russia conosce il terrorismo: tra gli attentati agli edifici civili del 1999, le sanguinose situazioni degli ostaggi di Beslan e Nord-Ost, i molti, molti attentati suicidi, e, ora, l’ondata dei cittadini russi in partenza per la Siria, è chiaro che Mosca da ben due decenni ha a che fare con il terrorismo. Questo è uno dei motivi per i quali Vladimir Putin ha un così rapido e scrupoloso pulsante di simpatia per i leader stranieri quando vengono colpiti da atti di terrorismo.

Putin, è noto per essere stato il primo leader straniero a chiamare George W. Bush la mattina del 9/11; lo scorso novembre, quando gli uomini armati dello stato islamico hanno fatto irruzione nei caffè parigini e nella sala da concerto, Putin ha inviato a François Hollande un telegramma, nel quale esprimeva le sue “più sentite condoglianze a lei personalmente e alla popolazione francese”.

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Ma venerdì mattina, sulla scia dell’attacco di Nizza, Putin ha deciso di rinunciare alla facezia privata, “La scorsa notte, abbiamo tutti sentito parlare di un altro scandaloso attacco terroristico in Francia – ha rigidamente declamato dal Cremlino – capisco che il presidente e molti dei leader francesi ora siano troppo occupati in conversazioni telefoniche, pertanto, vorrei affrontare il Signor Presidente pubblicamente:
Caro François,
la Russia conosce il terrorismo e la minaccia che crea per tutti noi. Le nostre persone hanno avuto a che fare molte volte con simili tragedie e siamo profondamente addolorati della notizia. Vorremmo esprimere la nostra simpatia e solidarietà con la nazione francese.
L’atto criminale di Nizza, che ha provocato morti e feriti anche tra i cittadini russi, è stato commesso con estrema atrocità e cinismo.
Vorrei sottolineare ancora una volta che solo attraverso uno sforzo unito possiamo sconfiggere il terrorismo.
Signor Presidente, Le chiedo cortesemente di trasmettere le mie parole di simpatia più sincere, il sostegno alle famiglie e agli amici delle vittime e gli auguri di una pronta guarigione ai feriti”.

È un bel sentimento, nobile e intelligente; ma anche subdolo. Tu pensi che la Russia sia spaventosa e crudele? Sbagliato. La Russia ha un’anima ampia e generosa che, nonostante i reciproci recenti conflitti, apertamente sanguina con voi. Siamo tutti nella stessa barca e stiamo tutti insieme sfidando il mare mosso del terrorismo globale. Poi si è preso la briga di “sottolineare ancora una volta che solo attraverso uno sforzo unito possiamo sconfiggere il terrorismo”. François, come possiamo fare ad arrivare a riva se la metà delle persone sulla barca si rifiuta di cooperare con il ben intenzionato vogatore russo? Come pensi che vada la barca, François? Non molto bene. Per nulla bene. Potrebbe anche affondare. Capisci quello che sto dicendo, François?

Naturalmente, ciò che Vladimir Putin vuole veramente dire è che ha bisogno di te, François. Perché là fuori fa freddo: le sanzioni e la lontananza dal G-8 – rendono chiaramente faticoso l’isolamento impostogli dall’America e dall’Unione europea per le sue due invasioni dell’Ucraina e l’annessione di una sua parte. Putin non pensa che la Russia possa aver fatto qualcosa di male: nemmeno la sfiora una tale ipotesi. In realtà, lui è felice con il riallineamento del nuovo ruolo russo nel mondo: è esattamente dove voleva che fosse. La Russia è ancora un attore globale e in modo reale, e questo è il motivo per cui il Segretario di Stato americano John Kerry è andato a Mosca per perorare con il Cremlino una cooperazione sulla Siria, non il contrario. Perché ora la Russia, non l’America, decide come operare in quel conflitto: Putin è orgoglioso d’aver conseguito un tale particolare successo.

Il prossimo obiettivo di Putin è quello di far togliere le sanzioni imposte alla Russia, semplicemente per i suoi interessi e per poter giocare il suo storico ruolo geopolitico; ma perché uno dovrebbe essere sanzionato per questo? Nella sua mente non c’è spazio per capre ciò che ha fatto e sta facendo, per cui ora deve far abolire le sanzioni, porre fine all’isolamento e mostrare all’Occidente che una risorgente, muscolare e anche bellicosa Russia non è in contraddizione con gli interessi globali. In effetti la Russia sta dimostrando d’essere in Siria per combattere una lotta comune e sta facendo il lavoro sporco in nome dell’Occidente: servirebbe un bel ringraziamento!

Gli attacchi terroristici in Occidente, soprattutto in Europa, sono l’occasione perfetta. L’ultima volta che c’era stato un attacco di questa portata in Francia, c’era più malignità e volontà di ferire i sentimenti russi: dopo la doppia invasione russa dell’Ucraina e l’inizio della sua avventura siriana, le tensioni con l’Occidente erano ai massimi storici. I funzionari e i giornalisti russi hanno agitato il dito contro i francesi e gli americani, sostenendo in ultima analisi, che il terrorismo dello Stato islamico era colpa loro perché hanno scosso il regionale nido di vespe. E, due settimane prima dell’attacco di Bataclan, un aereo passeggeri russo pieno di turisti russi era stato abbattuto a Sharm el-Sheikh, provocando la morte delle 224 persone a bordo; eppure nessuno in Occidente ha ammantato il suo avatar di Facebook con una bandiera russa trasparente.

Il telegramma di novembre di Putin, anche nella sua espressione di simpatia, è stato anche un po’ duro, è apparso anche più evidente ciò che Putin sperava che la Francia avrebbe imparato dall’attacco di Parigi. “È ovvio che per contrastare efficacemente questo male l’intera comunità internazionale deve veramente unire gli sforzi – ha scritto il presidente russo nella parte pubblica del suo telegramma – Vorrei confermare la disponibilità della parte russa a cooperare strettamente con i nostri partner francesi nelle indagini del delitto commesso a Parigi. Mi aspetto che sia gli ideatori che gli esecutori siano giustamente puniti”.

Facciamo così, François. Eliminiamo le sanzioni, facciamo cadere la postura, ma facciamolo. Andiamo in Siria e cacciamo quegli stronzi. (Non dobbiamo analizzare ed essere troppo sottili, alla fine sono tutti terroristi, e se il problema è non rinforzare Assad, ne potremmo parlare più avanti). Questo è stato, dopo tutto, uno dei motivi principali per i quali Putin è andato in Siria: sciogliere il freddo europeo.
Lui era abbastanza sicuro che entro una settimana i jet russi e francesi sarebbero stati insieme a Raqqa per martellare gli obiettivi degli Stati islamici. Infatti in gennaio, Hollande stava suggerendo agli europei di togliere le sanzioni contro la Russia, perché Putinnon vuole annettere l’Ucraina orientale, mi ha detto”. La scorsa settimana, anche se lui e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno esteso le sanzioni UE contro la Russia, Hollande pubblicamente ha continuato ad insistere che “per la Francia, la Russia non è un avversario, non è una minaccia”. Visto dalla parte russa, la Francia è l’anello debole delle tre maggiori potenze europee, e rappresenta la speranza che da un giorno all’altro i francesi convincano gli inglesi e i tedeschi ad offrire la ciliegina alla Russia abolendo le sanzioni.

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Ma anche qui vediamo l’abile tocco di Putin: lui è il poliziotto cattivo e il poliziotto buono, il duro e l’amorevole, tutto in un solo uomo. Dopo gli attacchi di novembre a Parigi, per Putin è stato molto difficile perché la scossa era molto scioccante, come anche dopo Charlie Hebdo, per i francesi era il secondo attacco terroristico di massa; ora però, con il terzo attacco in meno di due anni, la una tantum sta già affondando: e questo è deprimente. Così Putin è qui, François. Dietro di te. Lui ti capisce. Ti manda la sua simpatia, e vuole sottolineare ancora una volta, delicatamente, che solo uno sforzo congiunto – uno sforzo congiunto, François – può sconfiggere il terrorismo. E, naturalmente, ti invia anche un telegramma privato separato, con assieme il numero di un paio di conti aperti in un qualche bel posto sotto qualche palma.

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