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19 novembre 2018

Le nuove opportunità di Erdogan


È difficile provare una grande simpatia per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che è appena sopravvissuto ad un tentativo di colpo di stato. Un decennio fa, Erdogan sembrava che avesse trovato la formula magica per coniugare la democrazia liberale occidentale con la fede islamica; ma negli ultimi anni è diventato sempre più autoritario: incarcera i nemici, imbavaglia i media, rinnova la guerra contro i nazionalisti curdi e sta cercando di modificare la costituzione per rimanere in carica a tempo indeterminato.

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Tuttavia, con un colpo di stato militare c’è in un paese modo per limitare sia parte della libertà politica che quella personale, e la Turchia, membro della NATO, ha già avuto le sue percentuali: quattro colpi di stato dal 1960, in tutte le sue forme hard e soft.
Ora che Ergodan è sopravvissuto al colpo di stato e ha dimostrato la sua autorità, ha l’opportunità di riconsiderare il suo percorso autoritario. Avrebbe fatto bene a resistere a qualsiasi impulso di vendetta contro i suoi nemici politici e militari: il tentativo di colpo di stato, dopo tutto, è solo il segno più recente che molte persone in Turchia non amano le vie non democratiche di Erdogan. Il suo indice di gradimento tra i turchi è in calo, gli elettori hanno respinto i suoi tentativi di ampliare i poteri del presidente, e, nelle elezioni del giugno scorso, il suo Partito AK non è riuscito a mantenere la maggioranza assoluta in parlamento. Purtroppo, la prima reazione del presidente al colpo di stato è stata quella d’arrestare centinaia di ufficiali, eliminare migliaia di militari e rimuovere migliaia di giudici dal loro ufficio, il tutto mentre ha incolpato dell’attentato il suo ex alleato politico Fethullah Gulen, un ecclesiastico che ora vive un auto imposto esilio in Pennsylvania.

Gulen nega, il governo turco non ha offerto alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni e Erdogan ha minacciato la rottura dell’alleanza turca con gli Stati Uniti a meno che il religioso non venga estradato.
Il presidente Barack Obama ha bisogno invece di chiarire che, mentre gli ufficiali coinvolti nella rivoluzione fallita devono essere puniti, una purga diffusa dei militari e dei nemici politici di Erdogan, sarebbe la maggiore minaccia ai legami turchi con gli Stati Uniti.

A più lungo termine, Erdogan dovrebbe richiamare alla mente ciò ha fatto la figura più dominante della politica turca, Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della nazione. Gli sforzi di successo di Erdogan per porre fine al caos degli anni 1990 – segnati dalla feroce guerra del precedente governo contro i militanti curdi e i servizi che avevano preso la legge nelle proprie mani – hanno portato al miracolo economico del paese dei primi anni 2000.
Mentre l’economia s’è recentemente raffreddata, i peggiori istinti di Erdogan sono venuti in gioco: ha riavviato il conflitto con la minoranza curda; ha anche bombardato le forze curde in Siria e in Iraq, che sono alleati degli Stati Uniti; ha imprigionato più giornalisti di qualsiasi altro dittatore al mondo; ha imposto un giro di vite sull’uso dei social media in Turchia; ha preso in consegna i punti dei media che ha ritenuto ostili ai suoi scopi; inoltre s’è impegnato in un comportamento errato verso Israele e Russia.

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Per riconoscere l’errore dei suoi recenti modi, basti pensare come, venerdì e sabato, ha messo alla gogna gli stessi social media che erano stati vitali per mobilitare il popolo turco in difesa della loro democrazia. Lui inoltre, dovrebbe apprezzare come, nelle ore dopo l’inizio del colpo di stato, i suoi generali più anziani hanno mantenuto la loro fedeltà al governo, e i suoi alleati occidentali hanno rapidamente denunciato la ribellione.
Ma più importante, Ergodan dovrebbe rendersi conto che la più grande minaccia al suo governo e al futuro della sua nazione, non è la rivolta curda o la modernità, ma l’estremismo islamico – esemplificato dalle forze dello stato islamico sul suo fianco meridionale.

Il sostegno pubblico che ha contribuito al governo di Erdogan di sopravvivere al tentativo di un colpo di stato dovrebbe ripristinare la sua fiducia nella democrazia turca; lui dovrebbe essere tanto intelligente da cogliere questa occasione per ristabilire se stesso come un campione delle riforme politiche in un mondo in via di sviluppo, e concentrarsi sul ripristino della sua economia, oltre che rammendare i suoi legami sfilacciati con gli alleati di vecchia data. Se Erdogan segue il suo impulso e punisce tutti i nemici percepiti, manifesta ancora di più la sua natura, ma spreca una sua grande occasione.

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