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18 novembre 2017

L’etica russa


Nell’attuale clima politico russo l’etica è diventata una necessità e, seppur il paese sia bloccato nel pantano morale, sta nascendo una nuova mentalità.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, nella quale c’era un autoritario sistema etico incentrato sul sacrificio e sulla responsabilità collettiva, tutti i russi s’aspettavano che il capitalismo portasse un nuovo sistema di vita, più umano, più incentrato sulla persona e sulle libertà; invece, neppur lo sfrenato consumismo degli anni 2000 è riuscito ad influenzare né l’etica né la coscienza di massa dei russi post-sovietici. Il paradosso del 1990 è che, siccome i russi non percepivano l’etica autoritaria sovietica, creando una falla enorme attualmente hanno reso la società senza morale.

L’etica umanitaria, a differenza dell’autoritaria, è impossibile imporla alla popolazione, deve solo sgorgare naturalmente oppure nascere attraverso il dialogo. Seppur lo Stato in questo frangente può dare un aiuto, serve prima di tutto la volontà politica per farlo, come anche è necessaria una società che sia disposta a recepire e discutere pubblicamente le questioni, quali il bene e il male, ciò che è fondamentale e come si dovrebbe vivere. Nel 1990, la società russa non era pronta a discutere tali questioni e non aveva nemmeno capito la loro necessità.
L’unica entità che nei primi anni del 1990, come unico vettore di etica non autoritaria si era presa la briga di portare avanti queste problematiche, è stata la chiesa. L’ortodossia però, s’è comportata come se i settant’anni di dominio sovietico non fossero mai esisti, e per lei, la Russia, per recuperare i suoi principi morali, doveva semplicemente tornare al 1917.

La chiesa avrebbe dovuto diventare il principale intermediario tra l’individuo e il nuovo sistema etico, doveva essere l’istituzione che sollevava le più importanti domande etiche, doveva combinare i vantaggi e la compassione, il capitalismo e l’umanità; purtroppo il problema etico non è mai stato risolto ed è stato solo posto in un limbo.

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La crisi dei valore russi del 1990 ha segnato la fine dell’etica, il rifiuto intenzionale dell’umanesimo e un nichilismo ancora evidente nelle diatribe dei propagandisti contemporanei.
Da anti-etica alla fine è diventata l’etica del neo-stalinismo, e la Russia non l’ha mai cambiata come nemmeno sostituita.
Con l’etica del neo-stalinismo è arrivata l’etica della guerra, che non contiene piani per il futuro, ma solo una catastrofica convinzione filosofica che con la guerra arriva la pulizia, il nuovo. Il ritorno attuale alla guerra etica, noi / loro, amici / nemici, non è tanto una dimostrazione di aggressione, ma d’incertezza, un tentativo inconscio di trovare una sorta di supporto.
Dagli anni 2000, anche se è apparso come una sorta di gioco intellettuale, l’anti-etica è diventata la dottrina governativa semi-ufficiale nella quale si sostiene che “non siamo migliori, ma nemmeno peggiori degli altri” o “tutti al mondo si comportano altrettanto male”.
L’anti-etica non contiene nulla di positivo; è costruita unicamente sulla denuncia dei sistemi dei valori altrui, la sua negatività fondamentale si basa sull’idea che gli individui sono in grado di decidere da sé stessi ciò che è bene e cosa è male e il governo può solo vedere il quadro generale ed eventualmente fare delle valutazioni etiche.

Allontanando l’etica come criterio, si risolve il problema di valutare passato. Non appena smettiamo di preoccuparci della repressione, della sperimentazione sociale e delle loro vittime, il passato si trasforma in un movimento automatico verso la grandezza di oggi. “Egli [Stalin] ha fatto qualche genocidio, ma d’altra parte ha fatto meraviglie per l’economia – hanno osservato i partecipanti ad uno studio presso la Scuola Superiore di Economia di Mosca.
Gli ultimi due anni hanno visto un’etica autoritaria e negativa ibrida: viene richiamata l’etica sovietica quando serve alla funzione “abbiamo sempre ragione”, ma quando è necessario, arriva in soccorso l’etica negativa: “siamo tutti parte del male, gli uni come gli altri”. Per riassumere il tutto in un unico sillogismo: abbiamo sempre ragione perché gli altri stanno mentendo.
Brancolando alla ricerca di una base di questo sistema morale si arriva al nulla, cioè il problema rimane irrisolto, e dà luogo a forme mostruose e assurde di antagonismo: contro i migranti, i liberali, i gay, l’Ucraina, gli Stati Uniti, l’Occidente e il mondo. L’aggressione immotivata, la voglia d’insegnare al mondo una lezione, o esaltare una vittoria, nascono dall’irrisolta questione etica.

Un nuovo sistema morale dovrebbe rispondere alle domande più importanti della società post-sovietica, prima di tutto sul valore della pace. I russi dovrebbero mettere la vita umana al di sopra della morte e stabilire una morale di pace come contrappeso al militarismo.
La nuova etica dovrebbe consentire una consapevole accettazione della storia travagliata; dovrebbe contenere la voglia della riconciliazione, del perdono e dimenticare gli errori del passato. I russi dovrebbero essere disposti a mettere in discussione e valutare se la minaccia principale della loro società è interna o esterna, e accettare la responsabilità che prima di tutto il male è dentro di loro, non negli altri; avrebbero bisogno di ridefinire il loro atteggiamento verso il denaro, la ricchezza e il lavoro. Le questioni di ricchezza e povertà devono essere risolte all’interno di un quadro etico.

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Il concetto di lavoro in sé, è un disperato bisogno di ripensare alle cose da un punto di vista morale: è possibile fare un lavoro senza pensare alle sue conseguenze morali, per esempio, se si danno notizie propagandistiche?
I governanti russi flirtano spesso con la retorica sovietica; ma questo è un gioco pericoloso: la retorica anti-liberale sta crescendo verso un vero rifiuto del capitalismo. Il governo, con l’idea di assecondare le masse, sta cadendo in una trappola in cui diventa necessario difendere lo stesso diritto dell’esistenza del capitalismo; invece di respingere il capitalismo dovrebbero spiegare come usarlo, umanizzare invece che screditare.
Anche se il paese è bloccato nel pantano morale, in contrasto sta nascendo un nuovo sistema etico che di solito prende forma dalle negazioni come “non mentire, non rubare”.

L’effetto disumanizzante della propaganda è una delle tragiche lezioni della modernità russa; ma bisogna anche capire cosa sta succedendo nelle menti della stessa popolazione, bisogna indagare sul perché esistono i pregiudizi, le fobie e l’odio. Sappiamo che la causa è l’assenza di una chiara spiegazione articolata alla domanda: “Come stiamo vivendo e che cosa vogliamo?”. Sapendo quello che facciamo, dovremmo sperimentare un appassionato desiderio di aiutare queste persone, perché sono le prime vittime della loro ignoranza.

Il capitalismo senza nuovi valori, quelli che ingranano una società dei consumi, non potrà partire e, basandosi su regole di mercato, rendono inutili tutti i tentativi messi in piedi per risolvere automaticamente il problema. Senza una nuova concezione di sé e di conseguenza un nuovo sistema etico, è impossibile costruire sia una società o un’economia, in quanto nessuno dei due può prosperare quando la gente non sa come esistere.

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