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17 ottobre 2018

Proteste di massa nel Donbas


I tentativi dei militanti filo russi a Gorlivka, una città parte della cosiddetta “Repubblica Popolare di Donetsk”, di acquietare la popolazione con false promesse, sono sfociate nella prima manifestazione di massa in città dal 2014, riporta il gruppo per i diritti umani di Karkhiv. Più di mille persone, per lo più venditori del mercato locale, si sono riuniti al di fuori dell’amministrazione della cittadina per protestare contro i pressanti e assurdi metodi di “prelievo” delle tasse con la richiesta di tornare ad un sistema semplificato come quello che avevano sotto il governo ucraino.

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Ironicamente, l’ultima grande manifestazione – circa duemila persone – avvenuta a Gorlivka nel 2014, era stata fatta a favore del pseudo-referendum dell’11 maggio, in cui i residenti chiedevano di unirsi alla Russia.
Due anni più tardi la situazione e l’atteggiamento verso l’Ucraina è drammaticamente diverso. Oltre un migliaio di titolari di piccole imprese il 16 luglio si sono riuniti al di fuori dell’amministrazione comunale per protestare contro una nuova “legge” che prevede un aumento delle “tariffe doganali” e l’introduzione di un inventario, soggetto a tassazione, di tutti i beni e merci in disponibilità ad ogni azienda.
Le persone riunite al di fuori dell’edificio amministrativo hanno lamentato il fatto che con le nuove accise le loro aziende stavano rischiando il fallimento, che desideravano un sistema semplificato, com’era in precedenza quando era l’Ucraina che imponeva i tributi e che si sentivano oppressi per dover pagare tangenti ad ogni minimo pretesto.

Paghiamo tutto il mondo. Il nostro stato non è riconosciuto da nessuno e pretende. Chi sono questi? Non sono né Ucraina, né Russia, noi chi siamo? Ogni giorno questi emettono “leggi” per spillarci soldi, quando già dobbiamo pagare per ogni passo che facciamo altrimenti ci arrestano o peggio ci sparano addosso!
In poco tempo, attorno ai manifestanti si è creata una grande folla, e, secondo il giornale locale Gorlivka Oggi, ci sono state molte critiche contro il sindaco Stanislav Kim, che invece si era asserragliato in ufficio e non aveva il coraggio di farsi vedere. Dopo aver ignorato a lungo le loro richieste, il sindaco borbottando “sembra un gregge inbufalito” è uscito per dare ascolto alle lamentele della popolazione.
Secondo il quotidiano locale, assieme al sindaco è apparso anche il ministro ad interim del Commercio e dell’Industria della DNR, Alexei Granovskij, che ha promesso di formare una tavola rotonda tra i manifestanti e il cosiddetto “Ministero del Tesoro” per discutere di redditi e tassazioni. Alcuni manifestanti spiegano le cose in modo diverso, e sostengono che Granovskij infuriato per essere stato disturbato, avesse mandato i manifestanti a discutere direttamente a Donetsk. I manifestanti inoltre, hanno spiegato che alcuni giorni prima, a Donetsk e Makiyivka c’erano state proteste simili contro l’illegalità e le “maniere” utilizzate per riscuotere le imposte.

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I media locali cercano in tutti i modi di tenere smorzati gli eventi negativi, ma i social network e le persone quando escono dal territorio ucraino occupato, rendono chiara la difficile situazione in cui si trovano.
La dimostrazione del 16 luglio era su larga scala e il giornale locale non poteva non nominarla, anche se l’articolo descriveva il fatto come una cosa immediatamente risolvibile.
Nel giugno del 2015, circa 500 persone hanno protestato a Donetsk perché volevano che i militanti filo russi smettessero di lanciare missili dal centro della città e non accettavano d’essere i loro scudi umani, la protesta però, è stata totalmente ignorata dai media locali, mentre alcuni canali russi, come Vita Notizie, hanno cercato di presentarla come una protesta contro le azioni dell’esercito ucraino.

La menzogna è stata esposta da Pavel Kanygin, corrispondente del quotidiano russo indipendente, Novaja Gazeta, che ha riportato la protesta dal vivo.
Kanygin è stato poi arrestato, picchiato e “deportato” in Russia il giorno successivo. I tentativi d’ottenere una corretta indagine da parte del quotidiano indipendente russo per il quale il giornalista lavorava si sono sempre dimostrati inutili, con il ministero degli esteri russo che, come al solito, ha accusato l’azione come incompatibile con il giornalismo e che Kanygin aveva filmato delle manifestazioni che erano classificate e che perciò doveva essere perseguito.

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