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18 novembre 2017

Avvilimento per i discorsi russi


L’idea d’impegnarsi in un dialogo costruttivo con la Russia è visto con entusiasmo sia dall’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) che dagli Stati Uniti, è coltivato dalla leadership cinese ed è stato di nuovo abbracciato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo, inghiottendo il suo orgoglio, ha offerto una scusa ellittica alla forza aerea del suo paese dopo che lo scorso novembre aveva abbattuto un bombardiere russo che aveva violato lo spazio aereo turco. La lite russo-turca, con la sorpresa di molti russi, è stata dichiarata finita. Un giorno dopo il tentativo di golpe militare in Turchia – 15/16 luglio – il presidente Vladimir Putin, nel corso di una conversazione telefonica con Erdogan, ha espresso il suo sostegno alla Turchia. I due leader, avranno un incontro faccia a faccia all’inizio del mese di agosto.

Nel frattempo, il segretario di Stato Usa, John Kerry, la scorsa settimana è stato a Mosca – 14/15 luglio – per vendere un piano che prevede un più stretto coordinamento bilaterale Usa-Russia nelle operazioni in Siria. I commentatori russi non hanno mancato di sottolineare che la proposta non incontra molti favori a Washington e, mentre l’incontro di Kerry con Putin è durato tre ore, i colloqui con il ministro degli esteri Sergei Lavrov hanno preso il doppio del tempo; ma i risultati in ambedue le riunioni sono stati magri. L’intervento russo in Siria è in difficoltà: i due limitati attacchi aerei di sei bombardieri a lungo raggio, Tu-22M3, del 12 luglio, hanno dimostrato che la forza aerea schierata nella base aerea di Hmeimym, nei pressi di Latakia, è troppo piccola per far fronte ai compiti che si presentano sui multi-fronti della guerra civile. Kerry è d’accordo con le richieste russe di concentrarsi maggiormente sul controllo dell’offensiva del Fronte al-Nusrah, ma non è stato in grado di raggiungere un patto per arrestare gli attacchi indiscriminati delle forze fedeli al presidente siriano Bashar al-Assad; così, il segretario di Stato ha dovuto ammettere che i suoi suggerimenti “hanno bisogno di un maggior impegno per essere operativi”.

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Mosca ha ancora una volta ribadito il fatto che Putin vede la Russia come una che “decide”, piuttosto che una che “agisce”; tuttavia, i suoi colleghi europei avevano puntato molto sulla riunione del Consiglio NATO-Russia del 13 luglio, alcuni giorni dopo il vertice dell’Alleanza Atlantica a Varsavia. L’Alleanza, nelle promesse politiche di costruire importanti capacità difensive nel teatro Baltico, ha dimostrato unità; tuttavia, molti Stati membri hanno insistito sul fatto di dover spiegare a Mosca ancora una volta il carattere non minaccioso di queste misure. Il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, ha debitamente consegnato il messaggio di disponibilità a lavorare con una descalation delle tensioni militari, ma la risposta russa è stata prevedibilmente non cooperativa. L’Ucraina continua ad essere oggetto di profondi disaccordi, e il rifiuto continuo ad ammettere la partecipazione di Mosca agli scambi quotidiani di fuoco, significa che non ci potranno essere cambi sostanziali su questo problema europeo. Il presidente ucraino Petro Poroshenko è un altro leader del tutto frustrato per le prospettive del processo di pace di Minsk, anche se il cancelliere tedesco Angela Merkel insiste sul fatto che, a questo formato di negoziati infruttuosi, non c’è alternativa.

Anche Pechino, nonostante i suoi abituali impegni per coltivare un partenariato strategico basato sulla fiducia, comincia a manifestare irritazione delle ambiguità di Mosca. Il presidente Xi Jinping ha accettato d’investire denaro nel progetto del gas naturale liquefatto ( GNL) di Yamal, questo di fatto ha portato un grado di particolare importanza a Putin, che il mese scorso, ha ricambiato con una breve visita in Cina. In cambio, la parte cinese probabilmente s’attendeva il supporto russo alla Corte permanente di arbitrato dell’Aia affinché restituisse una decisione favorevole sulla controversia territoriale della Cina con le Filippine nel Mar Cinese Meridionale; il verdetto invece, s’è rivelato ancora peggio di quanto s’aspettasse Pechino, ma l’opinione russa è stata diplomaticamente neutrale. La Cina, avendo rifiutato l’arbitrato con estremo pregiudizio, ora si sente in dovere d’aumentare le proprie “proprietà” militari sui vari scogli e isole artificiali e crede chiaramente di non poter contare sul sostegno del suo più importante partner internazionale.

Ciò che rende per molti interlocutori il comportamento russo così avvilente è che si sentono liberi d’andare avanti e indietro tra una posizione di “principio” e una contrattazione stile bar, come se le principali questioni internazionali dipendessero dalla volontà di Mosca. La Cina, che mette come sua priorità suprema la crescita economica, è perplessa dall’apparente completo disinteresse russo della propria profonda crisi economica. La leadership degli Stati Uniti e dei suoi alleati della NATO, nel frattempo, non possono logicamente utilizzare il primato del diritto internazionale sulla violazione russa alla norma dell’inviolabilità dei confini per l’annessione della Crimea, così come in Siria è abbastanza difficile per i soggetti internazionali interessati riuscire a conciliare le ambizioni geopolitiche russe con il crescente malcontento delle comunità musulmane russe, che creano un pool di reclute per le reti islamiche estremiste.

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I problemi nel riuscire a mantenere vive conversazioni significative con Mosca sono spesso causati dalla mancanza di fiducia: emergono da una profonda confusione sull’interazione tra la politica estera e interna della Russia. La leadership russa non può permettersi di progettare una strategia per superare la sua crisi economica interna, perché ciò richiederebbe l’attuazione di riforme senza senso, e così il governo oscilla tra smentite del declino russo e la sua gestione. Le involontarie informazioni provenienti da Mosca di una politica prudente con il taglio delle spese inutili, sono visibili ad esempio dalla contenuta risposta di Mosca alle esercitazioni militari NATO del 2016, Anaconda, o nel limitare il suo intervento siriano: non si dettano più dimostrazioni di potere.

Il problema con questa combinazione di crescente debolezza e di forza immaginaria è che la gestione del declino non funziona. Così, quando Putin da statista cerca di mostrare attenzione di fronte ad una crisi acuta, i partner fanno fatica a credergli, sapendo che semplicemente può essere alla ricerca di un’opportunità per segnare un’altra vittoria proiettando a buon mercato il suo potere militare. Putin non è certamente un giocatore d’azzardo compulsivo, anzi è uno che preferisce godere di relazioni stabili con i coetanei chiave; ma il suo istinto di strada gli dice che la Russia sta perdendo in ogni mercato della concorrenza regolata, così lui si sente in dovere di continuare a rompere le regole e le norme internazionali. Le sue conversazioni con i leader mondiali non sono altro che una copertura di questa costrizione.

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