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18 novembre 2017

Io non ho paura di parlare!


“Io non ho paura di parlare!”
Migliaia di donne in Ucraina, Russia, Bielorussia e Armenia hanno usato un social media per condividere le loro esperienze di violenza sessuale in un flash mob in linea con lo hashtag # янебоюсьсказати e # янебоюсьсказать – io non ho paura di parlare – iniziato dall’attivista sociale ucraina Anastasia Melnichenko.
La Russia sentitasi punta sul vivo, ha risposto, con la Chiesa ortodossa in prima linea.

L’arciprete Dmitry Roschin, il capo del dipartimento sinodale per la governance della chiesa con il pubblico e i media, ha consigliato alle donne che hanno partecipato al flash mob online di fare un giretto dai sacerdoti invece d’inviare le loro storie su Facebook. Secondo Roschin, le molestie sessuali raccontate da queste donne sui social media potrebbero essere utilizzate contro di loro.
La Chiesa fornisce una visione del mondo che contiene le risposte a tutte le domande della vita umana – ha scritto Roschin nel sito web di notizie paperpaper.ruDetto questo, il diritto di partecipare alla Chiesa appartiene ancora a tutti”.
Il monaco Makary, ospite del progetto on-line “Domande per un prete”, crede che ci siano alcune informazioni, in particolare le storie di violenza sessuale, che non dovrebbero essere divulgate al pubblico in generale, ma solo agli psicologi, alla polizia o ai sacerdoti.

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Ogni sacerdote è all’altezza di sostenere una conversazione educativa e terapeutica – ha sostenuto Makary – riporta l’agenzia di stampa RIA Novosti.
Makary ha sottolineato che alcune attiviste soffrono di “esibizionismo in particolare nei campi sessuali, sociali e in altri settori”.
Il 14 luglio, Facebook ha sospeso l’account di Melnichenko.
[Gli amministratori di Facebook] ieri mi hanno inviato una notifica, affermando che avrei presumibilmente postato qualcosa che non rispetta le regole di Facebook. Poi ho scoperto che il mio account era stato temporaneamente sospeso, per una verifica di autenticità – ha riferito Melnichenko, al sito web di notizie Meduza.
Melnichenko sospetta che la sospensione sia legata alla raffica di lamentele arrivate sul suo conto da parte di molti utenti Facebook, “è chiaro che questo è collegato al flash mob – ha riportato Meduza – Facebook è la mia personale uscita sui mass-media. Io lo uso per comunicare con il mondo, quindi ora sono in uno stato di lieve panico”.

Ma ciò che più mi ha sbalordito è che la maggior parte di coloro che hanno postato le loro storie parlano di un’apparente pervasività di violenza sessuale in Unione Sovietica e della sua persistenza nella società post-sovietica – insieme con la codardia o l’indifferenza della gente che vi assiste. Le donne per me hanno rivelato una verità importante: la violenza sessuale era parte integrante dell’esperimento sociale sovietico e, per dirla con Oscar Wilde, “la rabbia di Calibano non vede il suo volto nello specchio..”.

Le società altamente avanzate tendono ad essere altamente complesse. Nelle moderne società aperte, come negli Stati Uniti, c’è una sconcertante varietà di strati sociali, classi, sottoclassi, gruppi e sottogruppi che sono molto difficili da inserire in una sorta di classificazione sociale o economica e, da quando è iniziata la rivoluzione tecnologica un paio di decenni fa, alterando drammaticamente il carattere dell’economia globale, i gruppi sociali si sono ulteriormente moltiplicati, diversificati e scheggiati, rendendo l’equilibrio tra di loro sempre più delicato. Tali gruppi sono caratterizzati nel sistema economico dal loro ruolo, dalla loro capacità di produrre valore, dal loro rapporto con altri gli gruppi e con lo stato.
Questa complessità è ciò che costituisce una civiltà avanzata, ma non è quello che aveva previsto Karl Marx. Lui ha diviso la società capitalistica in due classi in base al loro rapporto con i mezzi di produzione, ha proposto di dividere la società in una manciata di ricchi e una massa di diseredati, così si sarebbe arrivati ad una maggiore purezza; la realtà però, ha dimostrato che è vero il contrario, e alla fine l’idea di classe di Marx divenne una totale astrazione.
Tuttavia, i russi bolscevichi hanno portato avanti una società semplificata basata sui dogmi marxisti; essi sommariamente hanno nazionalizzato i mezzi di produzione e hanno trasformato l’intera popolazione in una singola classe omogenea senza proprietà, se non i vestiti che indossava.

In breve, la prima cosa che hanno fatto è stata quella di distruggere la civiltà borghese: hanno ammesso liberamente e promesso di creare una propria civiltà proletaria, ma siccome al momento ciò che esisteva era solo una civiltà borghese, distruggendola, sono tornati all’ex impero russo, cioè ad una sorta di stato-natura.
In altre parole, hanno eliminato il complesso sistema di controlli ed equilibri di una società civile trasformando i cittadini in una mandria – un sistema di ricovero di animali domestici.

Curiosamente, i proletari nell’impero romano erano persone che non avevano alcuna proprietà, non pagavano tributi ed erano esenti dal servizio militare, il loro unico contributo era quello di copulare e avere figli – non diverso dalle pecore, in effetti.

La semplificazione ha trasformato tutti gli aspetti della società sovietica. L’arte è stata trasformata in propaganda visiva, mentre gli scrittori sono diventati “ingegneri delle anime umane”. La cultura e le arti sono diventati strumenti per incoraggiare le pecore a fare ciò che con maggiore entusiasmo i maestri volevano. La lingua è stata dichiarata un mezzo di produzione ed ha permesso alla pecora proletaria d’essere un po’ più efficiente.
Finalmente i bolscevichi hanno promulgato la fine del secolare sfruttamento delle donne e hanno dato loro, almeno sulla carta, gli stessi diritti dell’uomo; ma, naturalmente, per fare in modo che questi fossero reali, servivano le istituzioni – cosa che i bolscevichi avevano distrutto.
In una società senza istituzioni, il gregge umano sottomesso per paura, o sottomissione e senza diritti può solo che pascolare: la violenza ha prodotto paura, ma ancora di più ha agito la violenza sessuale.

La violenza sessuale ha permeato tutta la società sovietica. Nella parte superiore c’era l’harem maschile di Stalin, noto come il Politburo, che era un modello di società sovietica in miniatura. Stalin intratteneva il suo politburo su base giornaliera, giocava giochi omoerotici, e, una volta che uno non lo soddisfaceva, lo cambiava per capriccio. Nokia Krusciov, Vyacheslav Molotov, Kliment Voroshilov e altri, erano temuti nababbi sovietici, i cui nomi sono stati sostenuti in innumerevoli città, fabbriche e fattorie collettive, ma in realtà erano solo tante pecore che dovevano essere dominate e soggiogate e, alla fine inviate al macello.

Un altro modello di sottomissione sessuale è stato quello di Lavrentij Beria, uno scagnozzo di Stalin responsabile della costruzione e l’esecuzione dell’apparato repressivo di gran parte dell’era del dittatore. Beria doveva selezionare una giovane donna sposata, di solito a caso dopo averla vista tra la folla, imballare il marito in un qualche Gulag, e porre la ragazza in un appartamento di quelli precedentemente presi ai “nemici del popolo”. Questo tipo di violenza sessuale è una variazione di quello delle società primitive, in cui i mariti erano costretti a guardare lo stupro delle loro mogli in una sorta di rito di evirazione.

Lo stupro è stato replicato in tutta la società sovietica ed è sempre esistito appena sotto la sua falsa superficie: le mogli e le figlie dei “nemici del popolo” venivano violentate durante gli interrogatori, rinchiuse in celle con i criminali di carriera e utilizzate come schiave del sesso dagli amministratori e le guardie dei Gulag. La vittoria su Hitler ha sigillato con un stupro di gruppo all’ingrosso la popolazione civile di tutto il mondo in cui l’Armata Rossa ha messo piede. Sappiamo che è successo in Polonia, Ungheria e, naturalmente, nel Reich tedesco, ma a quanto pare non sono state risparmiate nemmeno le donne dei territori sovietici liberati. Inoltre, la maggior parte degli stupri sembra che non fossero perpetrati dalle unità di combattimento, ma dalle seconde linee – Questo sa di politica, non d’eccessi di “calore di battaglia”.

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Lo stupro di gruppo è l’elemento chiave del romanzo distopico di Vladimir SorokinIl giorno di Opricnik”, nel quale un ufficiale, caduto in disgrazia con il suo Sovrano, viene preso dalla polizia segreta che gli distrugge le proprietà e ritualmente gli stupra la moglie.
Come ha fatto in molte delle sue opere, Sorokin mostra una comprensione straordinaria per la natura dello stato sovietico. Le statistiche di stupro sono notoriamente inaffidabili, ma quello che è stupefacente è che in URSS nel 1980 oltre la metà di tutti gli stupri erano stati di gruppo. Ciò si raffronta con circa il 20% degli Stati Uniti. Quasi l’80% degli stupri di gruppo in Unione Sovietica sono stati commessi da stupratori minorenni – 18 anni o più giovani.
Queste statistiche sono confermate da prove aneddotiche. Io sono cresciuto in parte a Vilnius, a volte ho sentito dei racconti di anziani delinquenti di basso livello che hanno partecipato a stupri di gruppo. Ho conosciuto personalmente tre distinti gruppi di teppisti in diversi quartieri della città – tra cui diversi adolescenti provenienti da case limitrofe alla mia scuola, che sono stati condannati e incarcerati per stupro di gruppo.
Direi che lo stupro è il crimine sovietico per eccellenza: rappresenta la violenza contro le donne e gli uomini sottoposti alla volontà del collettivo. Può sembrare un paradosso, ma le donne sono tradizionalmente più coraggiose degli uomini davanti ai disumani selvaggi aspetti del sistema sovietico.

E sì, lo stupro di gruppo è un atto di violenza sessuale anche contro gli uomini. Per i giovani si tratta di una sorta di rito di passaggio, un essere asfaltato dallo stesso senso di colpa collettivo. Il rifiuto a parteciparvi significa mettersi al di sopra del collettivo e affermare la propria individualità – quindi un rifiuto d’essere associato alla mandria. Questo era, agli occhi della società sovietica, un crimine peggiore di uno stupro di una donna.
Questa mentalità è la radice di molte caratteristiche della società post-sovietica – la codardia, la chiusura dei ranghi e l’odio contro chi osa difendere i propri principi morali. Una lezione in questa mentalità è stata appena presentata dal caso di Darya Klishina che, da sola tra gli atleti russi, non è stata implicata nello scandalo doping e quindi il prossimo mese le è stato permesso di competere a Rio de Janeiro. Si noti che, ancora una volta, si tratta di una donna che ha trovato il coraggio di resistere alla pressione del collettivo, che è stata bollata come traditrice e abusata nei social media russi – una sorta di rituale di stupro collettivo di un ribelle.

La stessa legge russa vede le molestie sessuali come un qualcosa di normale e naturale, infatti un giudice di san Pietroburgo ha scritto nella sua sentenza che le molestie sessuali o lo stupro sul posto di lavoro sono una parte delle relazioni umane “se non avessimo molestie e stupri, non avremmo figli”.

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