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19 febbraio 2018

Cosa ci si aspetta da un politico


L’Ucraina è un paese relativamente giovane, le sue tradizioni politiche sono ancora in via di sviluppo e il suo elettorato può ancora essere facilmente ingannato da tutti i nuovi leader che promettono di portare la nazione fuori dalla miseria economica nella quale è stata immersa da dopo il crollo dell’Unione Sovietica: l’Ucraina è ancora disperatamente povera, è classificata tra i paesi più poveri d’Europa.

Ma una cosa può essere detta: la più alta delle aspettative associata a un nuovo leader, dopo la sua caduta è la più dolorosa. Un esempio classico è il caso del presidente Viktor Yushchenko, che è stato il simbolo della rivoluzione arancione: nel dicembre 2004, al terzo turno delle elezioni presidenziali ha avuto il 52 per cento dei consensi; nel 2012, il suo partito a stento è riuscito ad accaparrarsi l’uno per cento.
Recentemente,“l’esempio Yushchenko” è stato ripetuto dall’ex primo ministro Arseniy Yatsenyuk, che è salito al potere sull’onda della rivoluzione della dignità, e, insieme con il presidente Petro Poroshenko hanno riunito oltre il 40 per cento dei voti nelle elezioni parlamentari del 2014; un anno dopo, l’indice di gradimento di Yatsenyuk è all’1,2 per cento, che lo ha portato a competere seriamente con Yushchenko per il titolo del politico più impopolare d’Ucraina.

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A quanto pare, tutto ciò che hanno fatto Yushchenko e Yatsenyuk non è mai stato abbastanza; ma non avrebbero mai potuto fare i miracoli che le persone s’aspettavano, soprattutto perché le rivoluzioni non sono mai collegate con una crescita economica.
Forse il vincitore in questo “concorso” della rinfusa politica ucraina è colui che, invece di precipitare dalle altezze dell’eccitazione popolare, si arrampica lentamente: il nuovo primo ministro Volodymyr Groisman ha un vantaggio sul suo predecessore: è arrivato dopo l’inizio della delusione e dell’apatia post-Maidan e la sua valutazione è iniziata con un 2 per cento.

Nel frattempo, alla metà del 2016, l’economia ucraina, dopo una picchiata del 20-30 per cento che ha colpito il fondo, ha cominciato a stabilizzarsi: la produzione industriale, consentendo un modesto ottimismo, attualmente mostra una crescita tra l’1,5 e il 5 per cento in diversi settori industriali; per la prima volta in diciotto mesi l’occupazione è aumentata di cinquantamila posti di lavoro: questo è stato dopo che il tasso del cambio del dollaro è salito precipitosamente. La svalutazione della moneta nazionale ha contribuito a migliorare la bilancia del commercio estero che, negli ultimi due anni ha subito la dolorosa caduta del 30 per cento.

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La possibilità ucraina di diventare un miracolo economico in un prossimo futuro non è inverosimile: l’Ucraina ha una forza lavoro altamente qualificata e ancora a buon mercato; oggi, il salario medio mensile per un lavoratore di una industria cinese è 700 dollari, mentre in Ucraina è di 170; tuttavia, a differenza della Cina, l’Ucraina ha il vantaggio sia dell’accordo globale e approfondito di zona di libero scambio con l’UE, cha la distanza di un solo giorno di camion da un mercato di 500 milioni di consumatori. Tutti questi fattori, ripetendo il modello di sviluppo cinese, ma su una scala europea, rendono l’Ucraina un candidato ideale per l’outsourcing industriale dei prossimi dieci anni.

L’uomo medio della strada ucraino non gliene frega un fico secco della teoria dei cicli economici, lui invece, associa fortemente gli alti e i bassi dell’economia al leader politico specifico che si trova al timone in quel momento. Il nome di Yatsenyuk sarà sempre ancorato ai tempi duri che l’Ucraina ha attraversato nel 2014 e 2015, e non importa quanto la ripresa economica sia stata da lui predeterminata, ora sarà Groisman che si prenderà certamente il merito. Con la crescita economica, il rating ucraino crescerà a razzo, e la corrente popolare potrebbe salutare il nuovo primo ministro come l’eroe nazionale che ha trasformato l’Ucraina dal paniere dell’Europa in una nazione prospera e vivace.

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