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21 agosto 2018

Il colpo di stato turco è un aiuto a Putin?


Il tentato colpo di stato turco dello scorso fine settimana contro il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha per molte ragioni molta importanza per la Russia e in particolare, per il presidente russo Vladimir Putin: è risuonato nella comunità pro-democrazia, ha sollevato domande sui prossimi passi di Putin in Medio Oriente e ha messo in chiaro il futuro delle relazioni Russia-Turchia.

Putin e Erdogan hanno parlato al telefono questo fine settimana. Secondo quanto viene riferito dal sito web di Putin, è Mosca che ha chiamato. Per il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, non c’è nessuna sorpresa che Putin avesse sottolineato il suo colloquio con Erdogan, perché c’è “la principale posizione dell’inaccettabilità dei colpi di stato, sia in Turchia, Ucraina, Yemen o altrove”. Putin ha paura della riuscita di un colpo di stato contro un autoritario, perché teme che possa essere usato da esempio dal suo stesso popolo. Lui è anche convinto che l’Occidente era dietro alle proteste di massa del 2011 quando è tornato alla sua terza presidenza, alle rivoluzioni colorate in tutto lo spazio post-sovietico e alle rivolte della primavera araba in Medio Oriente.

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Com’era prevedibile, un membro del partito Russia Unita di Putin, Shamsail Saraliyev, ha sostenuto che gli Stati Uniti fossero dietro il colpo di stato in Turchia, “il recente miglioramento delle relazioni russo-turche e il rinnovato flusso di turisti russi in Turchia sono novità scomode per gli Stati Uniti – ha spiegato – Di conseguenza, per la Turchia sarebbe utile in questo momento ripristinare le sue relazioni con tutti, in primo luogo con la Russia, il suo partner strategico – ha concluso. Rapporti di stampa indicano che Putin ed Erdogan s’incontreranno di nuovo ai primi di agosto.
Ma molti, anche in Russia, capiscono che il colpo di Stato non è colpa di nessuno, se non di Erdogan. Alcuni hanno riferito che ci si potrebbe aspettare un colpo di Stato simile in Russia, anche se pochi ci hanno dato peso; altri hanno paragonato Erdoğan all’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, il cui governo corrotto e sempre più antidemocratico aveva portato a proteste di massa in piazza Maidan a Kiev nel 2012-2013; altri ancora lo hanno confrontato alla rivolta fallita Decembrist in Russia nel 1825, contro lo Zar russo Nicola I, o al fallito colpo di stato contro Hitler nel giugno 1944; ma principalmente c’è un fatto che pochi vogliono capire: una vera riforma democratica può essere realizzata solo attraverso metodi democratici pacifici.

Putin e Erdogan non potevano essere più vicini di quanto non lo fossero prima della crisi siriana, che ha avuto inizio nel 2011: fonti russe e turche, sostengono che Putin e Erdogan s’incontravano a porte chiuse, senza nessun altro collaboratore presente. Entrambi sono autoritari e antidemocratici e hanno promesso di portare stabilità e prosperità economica, ma implicitamente hanno chiesto alla loro gente di rinunciare in cambio alla loro libertà. Per molti aspetti, entrambi hanno avuto dalla loro parte una fortuna sostenuta da molti miglioramenti economici a breve termine, ed entrambi hanno come primo ordine del giorno la lotta alla stampa libera e alla repressione della società civile nazionale.

Il futuro turco rimane incerto, ma Putin è un maestro nel trasformare tali situazioni a suo vantaggio, di modo che possiamo essere certi dell’opportunismo del Cremlino. Putin si presenterà come l’amico di Erdogan, mentre allo stesso tempo gli metterà pressione per farlo avvicinare sempre più alla Russia su una serie di fronti, in particolare facendogli cambiare la sua politica in Siria in favore della Russia. Questo ora, dopo il colpo di stato, è diventato più facile: secondo il quotidiano russo Kommersant, Ruslan Pukhov, il direttore del Centro per le analisi di strategie e tecnologie (CAST), ha riferito che sia Putin che il presidente siriano, Bashar Assad, potranno beneficiare del risultato del colpo di stato: “Erdogan non avrà né l’energia né le risorse per aiutare gli oppositori pro-turchi in Siria”.

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Allo stesso tempo, la stampa del Cremlino convenientemente dimenticherà gli stretti legami storici di Mosca con i curdi, che solo nel mese di dicembre dello scorso anno, per esempio, Mosca ha ospitato Selahattin Demirtas, il co-presidente del Partito Democratico Popolare pro-curdo ( HDP), che ha criticato la Turchia per aver abbattuto un jet russo nel novembre 2015. Così Putin manterrà flessibilità, si presenterà come un alleato e aiuterà Erdoğan ad allontanarsi dall’Occidente.
Un esperto di lunga data di Medio Oriente, Alexander Shumilin, direttore del Centro per l’Analisi dei conflitti in Medio Oriente presso l’Accademia Russa delle Scienze per gli Stati Uniti e gli studi canadesi, mi ha riferito che pensa che il fallito colpo di stato probabilmente porterà la Russia e la Turchia più vicine. Ci sono una serie di eventi che puntano a questo, ha sostenuto, come ad esempio il fatto che Erdogan avesse detto che gli organizzatori del colpo di stato erano gli stessi che hanno abbattuto l’aereo russo nel mese di novembre 2015; la dura risposta di Erdogan al colpo di stato può complicare pesantemente i suoi rapporti con l’Occidente; e le repressioni sull’esercito “possono significare il giorno del decollo del “ Piano B” in Siria – un’unione con l’Arabia Saudita.

Il prominente analista russo Lilia Shevtsova, osserva che Erdoğan, sapendo che l’Occidente ha bisogno della Turchia e delle sue basi aeree, ora lo “ricatterà” in cambio del silenzio sulle sue dure repressioni. Shevtsova sostiene che gli autoritari di tutto il mondo stanno guardando come risponderà l’Occidente: “Quello che il leader turco sta facendo diventerà un libro di testo per gli altri leader che sognano il potere assoluto – poi conclude – mentre l’Occidente pensa a come rispondere … pensa molto lentamente”.

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