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19 novembre 2017

Il realismo patologico di Putin


A volte Vladimir Putin ringhia e rivela al mondo il suo vero aspetto; anche se più spesso sono i suoi tirapiedi che mostrano i denti e, in una intervista al settimanale tedesco Der Spiegel questa è stata la volta di Sergey Karaganov.
Ecco come Der Spiegel identifica il russo: “Sergey Karaganov, di 63 anni, è l’influente capo del Consiglio sulla politica estera e di difesa, che sviluppa concetti strategici di geopolitica per la Russia. … Karaganov è un consulente dell’amministrazione presidenziale di Vladimir Putin e un assistente dell’élite dell’Università Nazionale di Ricerca e Scuola Superiore di Economia di Mosca”.

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In una parola, Karaganov parla per Putin, e per quello che ha detto, rivela la piena e spaventosa portata dello sciovinismo, imperialismo e la paranoia del regime di Putin.
Ampie parti dell’intervista, anche se intrise di fraintendimenti fondamentali della realtà, hanno un suono ragionevole; come le affermazioni di Karaganov sull’allargamento della NATO potrebbero essere state facilmente dette anche dall’ex segretario di Stato, Henry Kissinger o dal politologo dell’Università di Chicago, John Mearshimer: “Abbiamo avvertito che la NATO si sta avvicinando troppo ai confini dell’Ucraina e che questo potrebbe creare una situazione che non possiamo accettare”. In effetti, non è un caso che la versione stampata dell’intervista presenti una fotografia di Karaganov in piedi accanto a una copia ben visibile della diplomazia di Kissinger. Il messaggio deve essere ben chiaro: Karaganov, come il suo capo, è un realista a muso duro.

Va bene, ma, mentre il realismo di Kissinger e Mearshimer si basa sulla logica e su una deplorevole ignoranza sull’Ucraina e sul suo rapporto con la Russia, quello di Karaganov si basa sulla logica, la megalomania e la paranoia russa, oltre che sulla deplorevole ignoranza della realtà. Graffiando sotto la lucida superficie del realismo di Karaganov, mentre moltiplica la salvezza del mondo, s’incontra un pazzo nazionalismo russo che ne minaccia la pace.
Se Karaganov avesse limitato i suoi commenti alla pretesa che l’allargamento della NATO è una minaccia per la sicurezza russa, uno avrebbe potuto anche lasciarlo parlare; ma sinceramente sembra che Karaganov creda che la NATO voglia la guerra con la Russia. Questo è assurdo per tanti motivi. Per cominciare, questa conclusione è basata su un salto, cioè l’illogica affermazione che la NATO è una minaccia alla sicurezza viene trasformata in “la NATO vuole la guerra”. Questo è un non sequitur, come Karaganov dovrebbe aver imparato al liceo. Inoltre, se qualcuno conosce la vera condizione della NATO, questo dovrebbe essere proprio Karaganov: fin dalla fine della Guerra Fredda, la NATO è stata senza missione e senza visione e gli Stati membri hanno completamente fallito la modernizzazione delle loro forze armate: la NATO ha la possibilità di montare una guerra contro la Russia quanto ce l’ha l’Ucraina.

Allora come è possibile che un realista a muso duro come Karaganov intrattenga l’idea assurda che la NATO è pronta, disposta e in grado d’intraprendere una guerra con la Russia? Consideriamo in questa luce le idee di Hitler sugli ebrei. Non c’è un modo razionale per sostenere che gli ebrei fossero una minaccia per la Germania, tuttavia, è senza dubbio vero che Hitler sinceramente li credeva una minaccia. Ma perché? Per la sua particolare psicologia e la sua folle ideologia; così, anche, Karaganov, come Putin, la paura della NATO non è a terra, non è in una realtà empirica, ma nelle megalomani percezioni paranoiche dell’attuale élite russa.

Quindi le dichiarazioni di Karaganov: “Dovete capire che la Russia è molto sensibile nel suo campo di difesa. Dobbiamo essere pronti a tutto. Tutto compreso un attacco nucleare da parte della Francia o di un’invasione da parte della Finlandia [??????]. Soprattutto questo. Vogliamo lo status che siamo un grande potere: purtroppo non possiamo rinunciare a questo. Negli ultimi 300 anni, questo status è diventato parte della nostra costituzione genetica. Vogliamo essere il cuore di una maggiore Eurasia, una regione di pace e cooperazione. Il subcontinente dell’Europa apparterrà a questa Eurasia”.

Leggiamo e capiamo attentamente queste righe. Da un lato, Karaganov chiaramente soffre di un complesso di superiorità – lui parla di uno status di grande potenza come suggerisce la genetica russa – d’altra parte, nonostante questo delirio di onnipotenza, è assolutamente terrorizzato del mondo, come rivelano le sue sensibili espressioni.
Entrambe le patologie sono manifestamente evidenti nel seguente scambio:
Spiegel: “i politici russi, tra cui il presidente Vladimir Putin, stanno cercando di convincere la loro popolazione che l’Occidente vuole la guerra per frammentare la Russia; ma questo è assurdo”.
Karaganov: “Certamente c’è qualche esagerazione; ma i politici americani hanno apertamente sostenuto che le sanzioni hanno lo scopo di portare ad un cambio di regime in Russia. Questo è abbastanza aggressivo”.

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Nell’universo contorto di Karaganov, come in quello di Putin, il mero intervento degli occidentali, al limite, se ci fosse, potrebbe avvenire solo con un cambio di regime tramite elezioni, e non con la forza delle armi, evidentemente per i russi le elezioni equivalgono ad una dichiarazione di guerra. Si noti che questa equivalenza si basa su un’altra ben più importante: “Putin è la Russia”.
Non c’è da meravigliarsi se l’Occidente in generale e i vicini della Russia in particolare siano terrorizzati da Putin, Karaganov e dalle patologie psicologiche e ideologiche che li definiscono, in effetti, Karaganov promette di subordinarli alla volontà della Russia.

Dopo tutto, che altra subordinazione potrebbe potrebbe evocare Karaganov quando dice: “Vogliamo essere il cuore di una maggiore Eurasia, una regione di pace e cooperazione. Il subcontinente dell’Europa apparterrà a questa Eurasia”. La maggiore Eurasia di Karaganov sarà la Russia di Putin scritta a grandi lettere, e il subcontinente dell’Europa sarà trasformato in un feudo di Putin. Questa è la pace e la collaborazione del Gulag.

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