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19 novembre 2017

Le difficoltà d’allargamento UE


Il lavoro di Johannes Hahn di questi tempi sembra un po’ incongruo: è lui il commissario Ue per la politica europea di vicinato e i negoziati per il suo allargamento. Il Gabinetto di lavoro, che  è stato creato alla fine del 1990 nel corso di un periodo di ottimismo e di espansione, ora, grazie al 52% degli elettori britannici, sembra essere destinato per la prima volta nella sua storia, ad operare sotto tono e proiettato a contrarre l’UE piuttosto che allargarla.

EU Commissioner Johannes Hahn visits Kiev

Attualmente, anche se ci sono dei paesi che si stanno adoperando per entrare nel blocco a diversi livelli d’associazione, ce ne sono sei che sono candidati all’adesione; ma la diffidenza e lo scetticismo presenti in molti membri dell’UE, fanno sì che gli unici negoziati possibili siano solo una gestione delle aspettative.
La settimana scorsa Hahn era a Kiev, dove ha incontrato i funzionari del governo ucraino e ha presieduto le riunioni ministeriali del partenariato orientale dell’UE – un programma di collegamento dell’UE con sei paesi ex sovietici che è stato lanciato come una risposta alla guerra russa con la Georgia nel 2008 e che implicitamente significa un primo passo verso l’adesione – “non credo che l’infelice decisione Brexit possa avere una qualche influenza sulla nostra relazione, al contrario – ha sottolineato Hahn durante un meeting con i ministri.
In realtà però, sia per la difficoltà d’allargamento all’interno dell’UE, che per una combinazione bastone-carota russa, che ha spinto un certo numero di paesi a non chiedere una maggiore integrazione con l’UE, i piani iniziali del partenariato orientale sono a brandelli. Due di loro, Bielorussia e Armenia, hanno aderito all’Unione economica eurasiatica della Russia, una sfida esplicita all’UE, mentre non c’è più nessuno che parla seriamente di Ucraina o Georgia come membri.

In Ucraina, almeno, c’è un forte fervore europeista. La rivoluzione 2014, che ha spodestato Viktor Yanukovich è iniziata come una protesta contro il rifiuto del presidente di firmare l’accordo di libero scambio con l’UE; per settimane, migliaia di manifestanti hanno sventolato le bandiere dell’UE in piazza Maidan, mentre gli eurocrati in visita venivano accolti come rock star – vedi Catherine Ashton, il capo della politica estera dell’UE, che è stata acclamata da una folla estatica che invocava il suo nome.

Ora che l’accordo di libero scambio Ucraina-EU è stato firmato, anche se a costo dell’annessione russa della Crimea e della guerra nella parte orientale del paese, Mosca ha dimostrato che non stava bluffando quando sosteneva che un’Ucraina verso l’Europa sarebbe stata una catastrofe. Un bizzarro referendum nei Paesi Bassi nel mese di aprile, innescato da una nuova legge che offre un referendum se c’è una petizione con più di 300.000 firme, ha visto gli elettori olandesi contro l’accordo di libero scambio con l’Ucraina.
Gli intensi sentimenti pro-europei ucraini che hanno scatenato le dimostrazioni del 2013, erano una reazione contro l’influenza russa, contro il sistema corrotto di Yanukovych e hanno manifestato un attivo desiderio d’aderire all’UE. “Solo il 20% degli ucraini è stato all’estero, ma le persone erano in piedi con le bandiere europee come non si è mai visto in Europa – ha spiegato Svitlana Zalishchuk, uno dei giovani parlamentari riformisti eletti nel parlamento post-Maidan.

Durante un viaggio in Ucraina, organizzato dal centro di giornalismo finanziato dall’UE in concomitanza con la visita di Hahn, una dozzina di giornalisti europei sono stati traghettati per le vie di Kiev per incontrare direttamente i giovani riformatori dei media, della politica e delle forze dell’ordine – una nuova classe di ucraini che è uscita dalla rivoluzione Maidan e che brucia di “euro-ottimismo” – che sono contro i radicati interessi del sistema ucraino degli oligarchi e, almeno in parte, del suo presidente miliardario, Petro Poroshenko.
Il messaggio percepito dai giornalisti europei comunque, è che possono esserci molti ostacoli, ma che l’impegno per l’Unione europea è ancora vitale. Nonostante le soporifere conferenze stampa con i vari punti di riferimento già preconfezionati, gli accordi provvisori, i quadri normativi e le garanzie dei fondamentali, in coro i riformatori ucraini sostengono che la pressione di Bruxelles sia stata davvero un fattore chiave del processo di riforma.

Molte riforme ucraine sono state implementate con “aiuto e / o forti pressioni” dell’Unione europea, ha chiarito Mykhailo Zhernakov, che si sta adoperando per rinvigorire il sistema giudiziario. E, mentre Hahn ha affermato che l’Ucraina aveva assolto le 140 riforme di riferimento per qualificarsi all’esenzione dal visto, Zhernakov ha sostenuto che la prospettiva di un regime senza visti fosse stata l’unica ragione per molte riforme.
L’Ucraina dovrebbe ricevere l’accordo dell’esenzione del visto dai paesi Schengen entro la fine dell’anno, anche se, data la corrente opinione pubblica in molti stati membri, c’è pressione per ritardarne la decisione. La Gran Bretagna era già separata dal contratto e non aveva intenzione di dare all’Ucraina un regime senza visti, anche prima della votazione Brexit.
Questo mese un vertice dei paesi dei Balcani occidentali a Parigi ha portato ad una vaga affermazione che la Macedonia e l’Albania forse potevano avere ancora un percorso verso una eventuale adesione; ma anche Hahn ha ammesso che la situazione nel corso degli ultimi anni era cambiata.

BELGIUM-EU-DIPLOMACY-COUNCIL

Dobbiamo riconoscere che oggi c’è molta fatica per l’allargamento, attualmente non ci sono Stati UE che hanno una maggioranza che accetti un nuovo membro, perché molte persone credono che una nuova adesione sia un onere finanziario – ha chiarito Hahn – tutti gli attuali paesi candidati sono pienamente consapevoli del fatto che essi non diventeranno membri in questo decennio e anche qui abbiamo imparato la lezione; ma Brexit non influenza la nostra politica di vicinato.
A Kiev, c’è una seria valutazione delle possibilità d’adesione all’UE a medio termine. Poroshenko ha sostenuto che vorrebbe essere pronto a fare una richiesta seria entro il 2020; anche se molti sanno che questo è improbabile.

Credo che in Ucraina abbiamo più forti valori europei che in alcuni paesi dell’UE – ha osannato Olena Sotnyk, un deputato del partito liberale Samopomich – L’obiettivo principale o idea non è quella di diventare un membro dell’Unione europea tra cinque, 10 o 20 anni. La nostra idea è quella di costruire l’Europa in Ucraina, e poi decideremo se abbiamo bisogno dell’Unione europea o l’Unione europea di noi”.

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