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19 febbraio 2018

Trump mette in pericolo la NATO


Gli avvisi di Donald Trump, che lui una volta presidente se un alleato della North Atlantic Treaty Organization (NATO) dovesse essere attaccato potrebbe decidere di non aiutarlo automaticamente, potrebbe essere la prova di un punto di vista isolazionista del candidato repubblicano; ma più probabilmente riflette la convinzione che le regole, quando non si addicono, possono essere asservite – queste, se Trump vincerà, definiranno la sua candidatura e presidenza.

Trump, durante un’intervista con il New York Times, ha riferito che se la Russia dovesse attaccare gli Stati baltici, lui prima avrebbe guardato se questi paesi “hanno assolto gli obblighi che hanno con noi” e poi avrebbe deciso per un’eventuale intervento. Tecnicamente, naturalmente, gli obblighi delle nazioni ai sensi del Trattato Nord Atlantico, non sono solo per gli Stati Uniti, ma per tutti i loro alleati, ma quel piccolo errore (?) può essere perdonato per l’enorme disparità di spesa militare tra gli Stati Uniti e gli altri membri della NATO.
L’approccio di Trump chiarisce che l’Estonia potrebbe essere l’unica nazione baltica che potrebbe qualificare un intervento degli Stati Uniti in caso di un attacco: è conforme ai requisiti del trattato che i paesi debbano spendere per la difesa il 2 per cento della loro produzione economica. Lettonia e Lituania si sono impegnate a raggiungere il quorum nei prossimi anni, ma se venissero attaccate, per esempio, il prossimo gennaio, il giorno dopo la salita al potere del “Presidente Trump”, probabilmente il presidente russo Vladimir Putin potrebbe prendersele.

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Questo è utile per Putin saperlo, e, anche se non sta progettando un attacco, diventa una allettante possibilità. È molto difficile vedere la Lettonia e la Lituania che rimescolino le carte per rielaborare i nuovi budget 2017, soprattutto dal momento che il vertice Nato di questo mese ha riaffermato l’impegno dell’Alleanza a difenderle. In teoria, dal momento in cui uno stato firma un trattato internazionale ne è coinvolto, per cui ogni presidente degli Stati Uniti deve continuare la linea che il presidente Barack Obama ha preso al vertice: “Qui a Varsavia non abbiamo semplicemente riaffermato il nostro duraturo articolo 5 sugli obblighi della sicurezza comune; ma noi per la prima volta dopo la guerra fredda, andremo avanti con un più significativo rafforzamento della nostra difesa collettiva”.

Trump ha fatto le sue spontanee osservazioni nello spirito populista dell’isolazionismo. “Noi prima ci prenderemo cura del nostro paese – ha sostenuto Trump, aggiungendo che lui non percepisce che gli americani possano avere bisogno di “lezioni” di democrazia da altri paesi, come ad esempio dalla Turchia, che ora è nel bel mezzo di una purga di massa dopo un contrastato tentativo di colpo di stato. (In realtà, gli Stati Uniti, come tutti i paesi della NATO, hanno il bisogno di “lezioni” sulla democrazia dai loro colleghi – e Obama ha criticato la Polonia per le recenti tendenze antidemocratiche del suo governo – se non altro perché il trattato sostiene che i firmatari sono “tutti basati sui principi di democrazia, libertà individuale e stato di diritto”).

Trump potrebbe aver dimenticato che gli Stati Uniti sono l’unico paese per il quale l’articolo 5 è stato invocato – dopo l’undici settembre, quando gli alleati dell’America si sono uniti contro la minaccia terroristica. Ma non importa quanto è novizio di politica Trump, si deve capire che gli Stati Uniti non possono semplicemente isolarsi: per troppo tempo sono andati nella direzione opposta e lungo la strada hanno accumulato una montagna di obblighi. L’articolo 5 – tutta la motivazione per la quale esiste l’Alleanza militare – è formulato con molta attenzione: “le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”. I paesi sono obbligati a prendere “l’azione che giudicherà necessaria” per aiutare qualsiasi alleato che è stato attaccato, ma non è espressamente richiesta un’azione militare. Se i precedenti governi americani hanno visto questo come un vincolante impegno per usare la forza militare e hanno portato gli altri a vederlo nello stesso modo – è per questo che i paesi baltici hanno aderito alla NATO – Trump sta sostenendo che è disposto a reinterpretare l’articolo 5 in suo favore, e ad assoggettare ai suoi bisogni quello che tutti considerano una regola fissa. In parole povere, rinnega.

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Questo tipo di dissimulazione non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno: il disprezzo di Trump per i fatti e le normali convenzioni politiche, è un fiocco sorprendentemente innocuo della sua campagna presidenziale, anche se gli ha portato alcuni momenti difficili.
Tony Schwarz, il fantasma che ha scritto il bestseller di Trump, “The Art of the Deal”, ha raccontato che probabilmente ha posto nel suo libro una “valanga di imprecisioni”. L’avvocato di Trump ha recentemente inviato una lettera di “Cease and desist” – cessa e smettila – a Schwarz, chiedendo indietro gli anticipi dei diritti d’autore dello scrittore.
È chiaro che Trump tollera in altri gli stessi atteggiamenti opportunistici. Il discorso plagiato di Melania Trump alla convention repubblicana non ha provocato nessuna scusa da Trump o da Melania.

I suoi manager della campagna, Paul Manafort e Rick Gates, hanno viaggiato in ambienti in cui le connessioni contano più delle regole – vedi Yanukovich in Ucraina. L’approccio di Trump per le imprese, la politica e la vita in generale, si basa sulla fede della sopravvivenza del più forte, che a quanto pare include “spigoli da limare” quando la ricompensa è maggiore del rischio. Se eletto, questo modus operandi rischia di diventare la politica ufficiale americana. Il mondo probabilmente vedrà un’America diversa, la cui parola non è più il suo legame: è capace di una pugnalata alla schiena per una finta self-serving.

Spesso ho sentito e letto che il pericolo Trump come potenziale presidente sia esagerato, che il sistema americano si gestisce, che i controlli e gli equilibri compensano le carenze di carattere del leader; qualsiasi sistema, tuttavia, utilizzando ogni possibile scappatoia degli accordi e delle convenzioni, può essere sovvertito e trasformato in una parodia di se stesso. Ho molti dubbi che Trump possa essere diverso.

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