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19 novembre 2017

L’Ucraina deve adeguarsi ai trattati internazionali


Da quando la Russia ha invaso e poi annesso la Crimea e ha aumentato la sua aggressività in Ucraina orientale, molti a Kiev, per punire i responsabili e scoraggiare ulteriormente la belligeranza, hanno iniziato a ventilare l’idea di chiedere l’aiuto della Corte penale internazionale dell’Aia. I leader politici ucraini, tra cui il presidente Petro Poroshenko, richiamano pubblicamente la fuggevole “L’Aia”, come l’ultima istanza giudiziaria per il futuro del presidente Putin, degli alti funzionari russi, dei militanti della regione del Donbass e dei responsabili delle uccisioni durante le proteste euromaidan; ma allo stesso tempo, l’uso diffuso di tale vago termine, “L’Aia” o “il Tribunale dell’Aia”, in riferimento alla Corte penale internazionale, indica che molti ucraini, tra cui gli alti funzionari, non capiscono come funzioni e come lavori la ICC.
Le grandi aspettative che la ICC possa aiutare l’Ucraina per le violenze passate e le attuali ingiustizie – in un momento in cui la maggior parte ucraini non si fida del sistema giudiziario – rimarranno vane, questo perché l’Ucraina si è dimostrata riluttante a sottoporsi allo Statuto di Roma, il documento base dell’ICC. Eppure, senza la ratifica dello Statuto di Roma, l’Ucraina non può richiedere l’aiuto della Corte penale internazionale per indagare e perseguire i presunti crimini internazionali, e non può godere di tutti i privilegi di uno Stato membro; ma anche se la ratifica potesse risolvere il paradossale rapporto Ucraina-ICC ed essere un importante passo avanti, questo non sarà una panacea per la persecuzione dei crimini di guerra e reati simili.

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Per prima cosa, l’ICC non è un sostituto delle autorità ucraine. In Ucraina, c’è la diffusa e sbagliata percezione che la ICC farà tutto il lavoro che è di competenza delle autorità nazionali ucraine; ma la corte non può usurpare il ruolo dei giudici nazionali nel perseguire i crimini internazionali – genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra – e solo se uno Stato non è in grado o non vuole intraprendere un’azione legale la ICC può intervenire e perseguire gli illeciti punibili dal diritto internazionale.
In secondo luogo, la ICC non può rispondere alla domanda pubblica per una piena giustizia, ma di solito si concentra solo sui responsabili di alto rango di crimini contro il diritto internazionale. Essa non ha le risorse per affrontare gli innumerevoli casi dei vari ranghi di delinquenti, e allo stesso modo considera solo la colpa dei singoli delinquenti, non è un luogo nel quale viene stabilita la responsabilità dei crimini di uno Stato.

Inoltre, contrariamente al desiderio del pubblico ucraino per una rapida giustizia, le prove condotte dalla ICC sono costose e richiedono molto tempo. Infine, la Corte non affronta il crimine di aggressione; ragion per cui, anche si esistono le prove contro Putin, lui non potrà essere perseguito per l’aggressione russa contro l’Ucraina.
Ma la cosa più importante, è che l’Ucraina nella Corte penale internazionale non ha ancora aderito allo Statuto di Roma, un trattato che specifica le funzioni del tribunale, la competenza e la struttura. Questo vuol dire che non gode di tutti i diritti di uno Stato membro, come ad esempio l’invio dei giudici e degli altri rappresentanti della corte, non può partecipare all’Assemblea degli Stati e non può chiedere l’intervento della Corte ogni volta che necessita.

L’Ucraina ha riconosciuto la giurisdizione della ICC, ma non ne è diventata un membro a pieno titolo, e in questo momento si trova in una posizione scomoda: la Corte penale internazionale ha piena giurisdizione su eventuali crimini internazionali commessi in Ucraina dopo il 21 novembre 2013 – inizio di Maidan – tuttavia, non avendo ratificato lo Statuto di Roma, l’Ucraina non gode di tutti i privilegi di uno Stato membro. L’attuale ritardo ucraino nel ratificare lo statuto, dal momento che la Corte penale internazionale potrebbe già portare anche delle accuse contro i militari ucraini, sembra una forma di protezione dei soldati, e ogni ritardo alla ratifica non fa altro che aumentare l’errata percezione internazionale che l’Ucraina ha qualcosa da nascondere.

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Il governo ucraino, ancora nel 2000 ha firmato lo Statuto di Roma, ma un anno dopo, la Corte Costituzionale ucraina ha stabilito che la firma fosse incostituzionale; ora, più di recente, e nonostante i numerosi appelli della società civile e della comunità internazionale – la ratifica è una delle disposizioni dell’UE per la firma dell’accordo d’associazione con l’Ucraina – il parlamento ucraino ha deciso di rinviare la ratifica di altri tre anni.
Kiev, quando vede opportunità nella guerra di propaganda in corso tra l’Ucraina e la Federazione Russa, solo allora preferisce selettivamente richiamarsi alla ICC. Sulla base delle due dichiarazioni rilasciate dal parlamento ucraino nel 2014 e 2015, il governo ucraino ha concesso ad hoc la giurisdizione alla ICC su tutti i crimini internazionali che hanno avuto luogo sul suo territorio dal 21 novembre 2013: è vero che un paese può chiedere alla ICC d’esaminare possibili crimini internazionali commessi sul proprio territorio, ma senza la ratifica dello statuto di Roma non può diventare un membro a pieno titolo della corte e rischia di veder fatto un lavoro a metà. Sembra che, il presidente e la sua amministrazione, vogliano mantenersi la possibilità di non essere perseguiti dalla giurisdizione ICC se le cose non vanno come previsto.

Il nuovo Procuratore Generale dell’Ucraina, Yuri Lutsenko, ha annunciato che la piena ratifica dovrà aspettare la fine delle ostilità: “ora dobbiamo combattere, e non andare in tribunale e raccogliere le prove – ha spiegato il Procuratore Generale.
Eppure, senza la ratifica dello Statuto di Roma, l’Ucraina non può richiedere in modo assiduo e frammentario l’aiuto dell’ICC; ma peggio ancora l’Ucraina, coinvolgendo la corte e non dando seguito alla sua piena adesione al Trattato, si è messa in una posizione scomoda in quanto sta solo manifestando nascosti sensi di colpa. L’Ucraina dovrebbe seguire un unico approccio al diritto internazionale per quanto riguarda la Corte penale internazionale e ratificare non appena possibile lo Statuto di Roma.

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