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22 maggio 2018

Savchenko: è un “cavallo di Troia”?


Un deputato ucraino ha definito Nadia Savchenko, l’ufficiale militare ucraino che è diventato un eroe nazionale dopo aver trascorso quasi due anni in una prigione russa, “il cavallo di Troia di Putin”.
Savchenko, durante un’intervista trasmessa su Canale 5 Ucraina, ha sostenuto, scatenando l’indignazione di alcuni deputati, che le parti in causa nel conflitto armato nel Donbass “dovrebbero scusarsi per aver causato la altrui sofferenza. Senza questo, la pace in Ucraina orientale non sarà possibile”,

I “pensieri sediziosi” di Savchenko, dopo essere stata seduta in una prigione russa, hanno provocato anche una lettera di risentimento delle donne ucraine che hanno perso durante le operazioni ATO il loro unico figlio. Bury, nella lettera ha sottolineato che ora capisce quelle donne i cui figli sono morti per lottare contro DNR e LNR, e che lei non ha niente altro da dividere con loro, perché con la morte dell’unico figlio le hanno già preso tutto.

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L’appello di pace di Nadezhda Savchenko non è stato percepito, anzi ha provocato un’ondata di critiche. Il primo violino del coro in disaccordo con l’Eroe ucraino è stato il consigliere del ministro degli interni, Anton Geraschenko.
Tu, Nadia, sei in grado di chiedere perdono ai … russi che sono venuti nelle nostre terre a uccidere e a stuprare, noi non riusciremo mai a chiedere perdono agli occupanti, ai terroristi e ai banditi – ha scritto sulla sua pagina Facebook – terremo duro a denti stretti, terremo duro per ottenere la liberazione delle nostre terre con qualsiasi mezzo! Perché non ci è mai stata data nessuna notizia e nemmeno è mai stato concesso di partecipare alle udienze di Sentsov o Kolchenko? Perché al tempo stesso il giudice russo ha concesso le trasmissioni in diretta del processo di Savchenko?? Tutti i canali televisivi russi e siti si sono adoperati per mettere alla luce del sole il vergognoso e ingiusto processo di Savchenko. Perché i media russi e la Corte hanno volutamente promosso Savchenko? Strano, non è vero? Ora appare chiaro – Putin affonda le radici nelle menti ucraine là dove c’è un “cavallo di Troia”.

Assieme con il consigliere molti hanno ferocemente criticato i territori occupati, definiti come “non esiste nessuna DNR e LNR”: altri si sono dichiarati favorevoli all’arresto di Savchenko; l’ex speaker della ATO, Leonid Matyukhin, ha chiesto perché si dovrebbe chiedere scusa di una cosa per la quale si è prestato giuramento; alla petizione pubblica per per togliere a Savchenko il titolo di eroe hanno già aderito più di 1.600 persone; tuttavia, Savchenko non ha affatto paura; al contrario, si è dichiarata disponibile a rinunciare al titolo di “eroe dell’Ucraina”; ha rinunciato ad un terreno che è stato “regalato” a sua madre vicino a Kiev, oltre che aver già rifiutato tutti i benefici di cui era destinataria per aver partecipato alle operazioni ATO.

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A difesa del deputato della Verkhovna Rada c’è solo il vice Ministro addetto ai territori occupati dai filo russi, Georgy Tuka. Lui ha ricordato che è il terzo mese che Savchenko sta cercando di entrare in contatto con i residenti delle due Repubbliche, non con le milizie, ma che “non sa che cosa si siano detti”.

Le persone che sono state in prima linea percepiscono una diversa realtà rispetto a quelli che le hanno inviate in battaglia, loro hanno visto in faccia la sofferenza che deriva dalla guerra e ora sanno il prezzo di tutte le dichiarazioni allarmistiche. Pertanto non è affatto sorprendente che Savchenko possa cominciare a invitare le parti in conflitto alla riconciliazione. Naturalmente, ognuno ha la sua propria verità.

Savchenko è stata catturata nel giugno 2014 nel Donbas filo russo, poi è stata illegalmente trasportata in Russia; messa sotto processo e accusata dell’uccisione di due giornalisti russi che operavano in zona di guerra. Nel mese di maggio 2016 è stata liberata come parte di uno scambio di prigionieri. Al suo arrivo a Kiev le è stato dato il benvenuto da eroe e Lei ha regolarmente parlato in favore di colloqui di pace diretti con i separatisti filo russi.

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