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19 novembre 2017

Economia russa: più importanti le liti tra i siloviki


Il presidente Vladimir Putin non si sta organizzando per le vacanze, anzi, per riuscire a stabilizzare la politica estera e interna della Russia sta usando questo periodo per tenere un fitto calendario di incontri con i funzionari di governo e i governatori regionali. Un filmato televisivo, pesantemente censurato, ritrae il presidente forte e sicuro di sé stesso, ma i suoi contenuti sono alquanto strani: “c’è un certo positivo ed evidente riscaldamento che si nota nelle interazioni tra le strutture statali e la società civile” (??). In realtà, al contrario, ci sono ben poche organizzazioni della società civile che stanno apprezzando la forte pressione che i servizi speciali stanno applicando contro di loro. Infatti, la scorsa settimana – 22 luglio – il think tank gestito dall’ex assistente di Putin, Andrei Illarionov, è stato etichettato come “agente straniero”. Andrei Piontkovsky, un noto commentatore russo, è stato ancora meno fortunato: il 23 luglio, il suo appartamento di Mosca è stato letteralmente saccheggiato, senza alcun mandato, dal Servizio federale di sicurezza (FSB). Tali piccole questioni sono certamente cose che non riguardano i livelli presidenziali, ma Putin, è sospettosamente assente anche nelle questioni che lo riguardano direttamente.

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La più urgente controversia, è certamente l’escalation dei litigi tra i siloviki – i servizi di sicurezza del personale. La FSB, con il pretesto di una tangente di un milione di dollari di un boss criminale, ha lanciato un violento attacco contro il Comitato Investigativo: sono stati arrestati sette pubblici ministeri di alto livello, nei cui uffici sono stati rinvenuti di valigie piene di denaro, nonché ad una collezione di orologi valutati circa un milione di euro. La lotta che la FSB, guidata da Alexander Bortnikov, sta compiendo contro il Comitato Investigativo, diretto da Alexander Bastyrkin, che è attualmente incaricato di indagare su alcuni casi di alto livello – diversi generali del ministero dell’interno e il governatore della regione di Kirov, Nikita Belykh – è destinata ad arrivare alla eliminazione del suo diretto concorrente. È abbastanza chiaro che la contrazione dei profitti, dovuta alla diminuzione dei flussi di cassa, sta provocando tensione tra le varie forze dell’ordine; anche se non si capisce fino a che punto Putin sarà in grado di mantenerne il controllo.

Nel frattempo, quello che Putin sicuramente non è in grado di fare è di mettere ordine nell’economia nazionale: dopo la sorpresa del rafforzamento della valuta nazionale, seguito da un immediato crollo, il presidente ha dovuto impegnarsi a chiarire che ciò non fosse un piano strategico. Il governo russo per dare l’impressione di una certa stabilizzazione – anche se la profondità della recessione è difficile da camuffare – cerca di routine di manipolare i dati: per esempio, il settore delle costruzioni si è contratto del 15 per cento rispetto a giugno 2015; nessun discorso positivo può cambiare il fatto che i redditi reali sono in calo da 20 mesi consecutivi; Putin chiede una lotta contro la “economia sommersa”: ma la realtà è che ci sono fino a 30 milioni di russi che sono attualmente coinvolti in varie imprese semi-legali che lottano per far quadrare i conti; i sondaggi di opinione mostrano pareri contrastanti sull’arrivo in Russia di una nuova zastoi – stagnazione – ma il 67 per cento degli intervistati invece, percepisce una mancanza di stabilità.

Le riforme in Russia vengono impedite per paura di calpestare gli interessi delle grosse imprese corrotte, ma un altro ostacolo, dal momento che la frode è organica nel sistema di controllo coltivato da Putin, è l’assenza d’informazioni attendibili. Particolarmente illustrativo di questo fatto è lo scandalo doping. Nonostante che l’intera squadra olimpica russa abbia evitato una eliminazione generale e che ad alcuni atleti del paese non sia permesso di competere ai Giochi di Rio di questa estate, la macchina della propaganda di stato, cercando di offuscare il disastro politico con la solita serie di storie di complotti e invidie del mondo occidentale per la ritrovata forza e gloria della Russi, ha immediatamente innescato una marcia più alta. Putin, tuttavia, ha optato per un atteggiamento conciliante e ha avviato una commissione anti-doping “indipendente”, che dovrebbe cooperare strettamente con il Comitato Olimpico Internazionale, anche se oggi è chiaramente troppo tardi per cercare un compromesso, perché la World Anti-Doping Agency richiede un’azione non contro alcuni atleti, ma contro la burocrazia sportiva russa nel suo complesso, che è parte integrante del corrotto sistema statale russo.

L’esposizione del ruolo dello Stato nella gestione del doping per i suoi atleti, aumenta la riluttanza di molti partner internazionali di fare qualsiasi tipo di attività con la Russia; così, anche nell’acuta crisi siriana, diventa difficile dire se la cooperazione internazionale con Mosca possa diventare fruttuosa. Il Ministero della Difesa russo ha negato la responsabilità di un attacco contro una base dell’opposizione siriana che era stata utilizzata dalle forze americane; però, allo stesso tempo, Mosca ha accusato Washington di non volersi impegnare in un pratico coordinamento. Le forze aeree russe si basano sempre più su “bombardamenti a tappeto” di lungo raggio dei bombardieri Tu-22M3, perché il supporto aereo ravvicinato dalla base Hmeimym a Latakia ha nel suo gene un alto rischio di perdite per il fuoco nemico e altri incidenti. Ciò nonostante, le vittime continuano a salire: la settimana scorsa una bomba stradale ha tolto la vita ad un altro soldato russo.

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Putin non sembra avere alcun piano per togliere i militari russi dalla trappola siriana, e apparentemente non può nemmeno accettare il fatto che una qualsiasi cooperazione internazionale, creata per gestire questa catastrofe umanitaria, si possa basare sulla premessa di dover smantellare il regime di Bashar al-Assad. Putin non può immaginare cosa potrebbe creare nell’opinione pubblica russa una eventuale battuta d’arresto nell’inferno siriano; tuttavia, capisce chiaramente che il mondo ha visto il suo grande trionfo, “come il migliore di sempre nei Giochi Olimpici di Sochi”, come viziato dallo scandalo doping. Egli quindi sospetta che questo danno permanente alla sua popolarità sia stato deliberatamente inflitto, ragion per cui percepisce che l’unico modo per compensarlo sia di segnare un’altra spettacolare vittoria, per la quale l’unico strumento disponibile è l’esercito russo. Eppure, l’indebolimento dell’economia quasi certamente non sarà in grado di supportare un altro esperimento di dimostrazione di forza, in particolare, perché ognuna delle imprese precedenti – Siria e Ucraina orientale – hanno prodotto un “buco nero” finanziario che consuma risorse, ma non genera profitti. Il Cremlino appare saldamente al suo posto di comando nelle prossime elezioni parlamentari, ma il “gestito processo democratico” inevitabilmente porterà nella prossima Duma di Stato ancora maggiori problemi legati al degrado dello stato. Putin vuole aggrapparsi al privilegio di presiedere questo processo, ma non ha alcun controllo sulla sua eseguibilità.

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