Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

18 novembre 2017

Quale sarà la nazionale più pulita alle olimpiadi di Rio?


Quale nazione schiererà la squadra che sicuramente non avrà connessioni con le sostanze vietate alle Olimpiadi di Rio che inizieranno il 5 agosto? La Russia è il paese che ha appena schivato una squalifica generale dai giochi per abuso di doping.
Domenica, il Comitato Esecutivo Olimpico Internazionale (CIO) ha deciso che gli atleti russi non potranno godere della presunzione di innocenza – in altre parole, saranno tutti considerati potenziali dopati e soggetti a “un rigoroso programma di test supplementari”. A seguito di una serie di relazioni della World Anti-Doping Agency, (WADA) che ha documentato un sistema sponsorizzato dallo stato che serviva a migliorare le prestazioni degli atleti con sostanze proibite, il CIO ha squalificato tutti gli atleti russi che erano già stati coinvolti in casi precedenti di doping, oltre che, per gli specifici eventi sportivi, rendere responsabili le federazioni internazionali ad esaminare i record antidoping di tutti gli atleti russi, prendendo in considerazione solo “affidabili e adeguati test internazionali”.

Russian_doping

Questo, naturalmente, significa che la Russia schiererà una squadra olimpica più piccola del solito. L’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica ha già escluso gli atleti di pista e di campo della squadra russa, mentre gli organi di nuoto e canottaggio hanno vietato la partecipazione per precedenti reati di doping, a sette e tre russi, rispettivamente.
Per gli atleti degli altri paesi non è prevista una procedura simile, anche se il doping è utilizzato dagli atleti di tutto il mondo. All’inizio di quest’anno, la WADA ha pubblicato il suo rapporto di violazioni antidoping del 2014 nel quale ci sono dieci paesi che sono responsabili del 44 per cento del totale delle violazioni registrate nelle discipline olimpiche estive.

In alcuni eventi, come nell’atletica, sollevamento pesi e il ciclismo, i risultati negativi sono comuni in molti paesi, ma alcune nazioni eccellono in particolari sport: nel 2014 sono stati “beccati” 56 ciclisti italiani e 22 sollevatori di pesi indiani. L’Italia apre la strada: Niccolò Mornati, il cinque volte campione del mondo di canottaggio e fratello di Carlo Mornati, un funzionario leader del Comitato Olimpico Nazionale della delegazione del paese per Rio, non potrà competere per aver ricevuto una squalifica di quattro anni per aver preso un farmaco utilizzato in genere per trattare il cancro al seno.
L’ex cittadino russo Bobby Lea, ciclista statunitense non potrebbe competere a Rio: è risultato positivo all’ossicodone, una sostanza vietata, nella pista del campionato di ciclismo degli Stati Uniti nel mese di agosto 2015, dove si è preso 16 mesi di sospensione, poi ridotti a sei mesi con un processo arbitrale; la pesista americana Sara Robles, la cui squalifica di due anni per l’utilizzo di steroidi è scaduta lo scorso anno, parteciperà nel team USA.

52290-olympic-image3

Può sembrare ingiusto che atleti precedentemente squalificati siano a Rio, mentre i russi, alcuni con piccole violazioni ormai passate, siano tenuti fuori. Yelena Isinbayeva, il campione di salto con l’asta che aveva promesso di vincere le Olimpiadi con un record del mondo, è certamente furiosa: “Chi vince in mia assenza a Rio – ha espressamente dichiarato Isinbayeva, che non è mai stata squalificata per doping – è come se fosse arrivato secondo”.
Si potrebbe sostenere, tuttavia, che Isinbayeva non concorre non solo per responsabilità collettiva: il rapporto WADA, su cui si basa la decisione del CIO, ha chiesto che la Russia presenti i campioni di urina dei suoi potenziali vincitori di medaglie, e qualsiasi atleta russo che non invierà i suoi campioni di urina è come se si dichiarasse colpevole.
La WADA ha criticato il CIO per non aver imposto un divieto generale agli atleti russi e il tabloid tedesco Bild, ha denunciato il presidente del CIO, Thomas Bach, come “ il barboncino di Putin”. Tuttavia la decisione in ultima analisi appare saggia.

_79501992_drugs4

Uno dei motivi è che i sistemi di doping sponsorizzati dallo stato – o almeno da intere federazioni sportive o squadre – potrebbero esistere anche in altri paesi, nei paesi autoritari dove il successo sportivo è un proxy della gloria militare – la Cina per fare un nome – potrebbero essere altrettanto colpevoli, ma, a differenza della Russia, non c’è stato nessun informatore che ha spifferato la giusta strada agli investigatori; se così fosse, chiunque eseguisse un sistema simile con un laboratorio “pirata” sarebbe doppiamente sicuro di non essere scoperto. Un altro motivo per il quale il CIO ha fatto bene a risparmiare i russi, pur imponendo condizioni difficili, è che i russi saranno sempre sotto costante controllo, e la responsabilità di pulire la macchiata reputazione del paese è interamente sulle loro spalle: se dovessero vincere in queste circostanze, dimostrerebbero che la Russia è ancora una potenza sportiva mondiale, nonostante che sotto la presidenza di Vladimir Putin fosse stato eseguito un intero programma per prestazioni di alta qualità. In una competizione in cui gli atleti olimpici quando sentono il loro inno nazionale e vedono la bandiera di casa sollevata in loro nome piangono, sarebbe ingiusto togliere quest’opportunità per fare un’ammenda.

Una squadra russa decimata, ma potenzialmente pulita va alle Olimpiadi con un handicap; anche se potrebbe essere un utile esperimento vedere vincente un atleta che vive in un regime super-autoritario.

Tags: , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.