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18 novembre 2017

La provocazione di Trump non è piuttosto un crimine?


Finora, le caratteristiche delle nozioni di politica estera di Donald Trump sono state oblio e instabilità: in entrambi i casi si è squalificato da potenziale comandante in capo. Tuttavia, anche se incoraggiare lo spionaggio russo e l’interferenza nella elezione presidenziale degli Stati Uniti rappresentano un nuovo passo demoralizzante, Trump, avendo invocato un’azione illegale, ha incitato a delinquere.

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Se la Russia, ci sta ascoltando, spero che sia in grado di trovare le 30.000 e-mail che mancano – ha sostenuto Trump in una conferenza stampa di mercoledì, riferendosi alle e-mail inviate e ricevute da Hillary Clinton quando lei era segretario di stato – Penso che probabilmente ne sarà ricompensata dalla forza della nostra stampa”.
Alcuni repubblicani con profonda esperienza di politica estera hanno già abbandonato Trump per i suoi modi errabondi, mentre ciò che resta della politica estera repubblicana ha la necessità di chiarire che il flirt Trump-Russia – specialmente nei modi dell’uomo forte Vladimir Putin – è andato troppo lontano.

Ho pensato che fosse una cosa totalmente irresponsabile da dire per un qualsiasi americano, tanto più da un candidato alla presidenza degli Stati Uniti – ha sottolineato Tom Nichols, un professore al College di Guerra Navale – Non è solo fuori dalla corrente principale dei termini usati dai candidati presidenziali, ma è anche così lontano dal mainstream, è su un sistema solare completamente diverso. La Russia è una minaccia globale guidata da un delinquente subdolo e Putin deve rimanere lontano da questa elezione”.
Trump probabilmente ha solamente fatto una dichiarazione politica e, rovesciando lo scandalo addosso a Clinton, ha cercato di deviare l’argomento del Congresso Democratico di un possibile legame Trump-mondo russo su quello delle e-mail. Tali dichiarazioni però potrebbero trovarsi in contraddizione con il Primo Emendamento della costituzione americanache garantisce la terzietà della legge rispetto al culto della religione e il suo libero esercizio, nonché la libertà di parola e stampa; il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti – anche se le dichiarazioni politiche di solito sono al centro della tutela della libertà di parola.

Il discorso politico però, ha dei limiti costituzionali. Secondo l’interpretazione del Primo emendamento della Corte Suprema, l’incitamento ad una “azione illegale imminente non protegge colui che commette il fatto anche se non intende fare un atto criminale e ragionevolmente è probabile che lo faccia”. Plausibilmente, se il candidato presidenziale repubblicano intendeva che la Russia o qualcun altro si sarebbe dovuto inserire nel server, questo è un reato federale: lui vuole che accada ora, ciò vuol dire imminentemente.
Anche se sembra più probabile che le parole di Trump fossero indirizzate ad un pubblico desideroso di sentirle in Russia o altrove; in altre parole, però, non è nemmeno assurdo pensare che i suoi commenti fossero destinati ad incitare un’azione illegale e in realtà lo ha fatto.
Tuttavia, cercando di perseguire Trump probabilmente si rischia ancora di violare il Primo Emendamento: la corte suprema non ha mai inquadrato con uno standard la definizione di “imminenza”.

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Questo genere di imminenza manca. Gli hacker russi sono certamente là fuori – ma non sappiamo chi sono, quindi non è possibile dimostrare che le sue parole erano propense ad incitare un loro crimine. In un’epoca di comunicazioni istantanee, la questione dell’imminenza è più complicata di quanto lo fosse una volta: qualcuno potrebbe essere incolpato per aver incitato un flash mob con un messaggio di testo, anche se lui non era presente? La risposta logica sembrerebbe sì, ma non c’è nessun caso che lo possa sostenere. Al momento Trump è al sicuro: questa sua dichiarazione non va contro il Primo Emendamento; ma che si tratti di un bene per il paese è tutta un’altra questione.

La politica è un business difficile. Nessuno, e meno di tutti Trump, dovrebbe dare a Clinton un pass per la sua scarsa capacità di giudizio nell’aver utilizzato un sistema di posta elettronica privata mentre era a capo della diplomazia della nazione: le sue azioni sono oggetto di dibattito legittimo e meritevoli di critica; ma invitando la Russia a partecipare a questo dibattito – e ad influenzarlo attraverso il tradimento – si va ben oltre il limite. Se non ci sarà un clamore dei responsabili repubblicani contro il comportamento di Trump, il partito avrà creato un pericoloso precedente che i suoi membri, per non parlare del paese, un giorno rimpiangeranno.

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