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18 novembre 2017

Vladimir Putin è il peggior nemico della sua economia


Il presidente russo Vladimir Putin ha urgente bisogno di rilanciare l’economia del suo paese; ma il più grande ostacolo è lui stesso.
Mentre gli americani stanno cercando di capire la portata dell’intervento russo nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, Putin sta combattendo la recessione in casa. A tal fine, recentemente lui si è concentrato sul tasso di cambio del rublo: una valuta più debole può aumentare la competitività delle esportazioni e contribuire ad equilibrare un bilancio che dipende in larga misura dai ricavi – sul valore del rublo – delle esportazioni del petrolio e del gas; alcuni economisti s’aspettano che la banca centrale entro questa settimana faccia la sua parte  riducendo i tassi di interesse.

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Tale armeggiare ai margini, però, serve solo ad oscurare una debolezza economica che è più importante del tasso di cambio, del prezzo dei prodotti petroliferi o delle sanzioni occidentali: nasconde il governo oppressivo di Putin. La stretta del suo regime sul potere – arricchire gli alleati e punire gli avversari – ha la capacità di sovvertire lo Stato di diritto – un approccio che ha minato una lunga lista di aziende, dalla società petrolifera Yukos di Mikhail Khodorkovsky e, all’inizio di quest’anno, il gruppo media RBC, che ha avuto il coraggio d’indagare sugli amici e sulla famiglia di Putin.
Questo atteggiamento verso la proprietà privata dà un tono a tutta la burocrazia. Qualsiasi imprenditore può diventare il bersaglio delle autorità, a partire dagli ispettori dei vigili del fuoco agli investigatori criminali ognuno chiede pagamenti a fronte di minacce di multe o addirittura la detenzione – o semplicemente dirottano tutti i lavori di cui si occupa l’azienda su concorrenti meglio collegati. Il disincentivo per le imprese è estremo: perché investire nel futuro, se tutto ciò che si costruisce può essere portato via?

Quindi non è una sorpresa che l’economia russa sia in difficoltà. Le aziende, nonostante l’aiuto della svalutazione del rublo e i divieti di importazione occidentali, vivono solo sul flusso di cassa, gli investimenti sono bassi e i produttori locali non sono riusciti ad ampliarsi; le esportazioni di prodotti alimentari, che competono con le importazioni, sono aumentate, rispetto a un anno prima, solo dell’1,8 per cento nei primi cinque mesi del 2016; la crescita economica dovrebbe rimanere al di sotto del 2 per cento per gli anni a venire, ben al di sotto del 5 per cento che è stato il ritmo che ha prevalso per gran parte degli anni 2000.
Con l’insoddisfazione popolare in crescita e le elezioni parlamentari in arrivo nel mese di settembre, Putin ha riconosciuto la necessità di un intervento. Per generare idee, ha creato un consiglio di economisti, tra cui il rispettato ex ministro delle Finanze, Alexei Kudrin. Pur con tutte le loro differenze, gli economisti sono d’accordo su una cosa: la Russia non può prosperare senza riforme volte a rafforzare i diritti di proprietà e che facilitino gli oneri burocratici delle imprese. Ciò richiederebbe, ad esempio, la creazione di un sistema giudiziario veramente indipendente e una riduzione drastica del numero dei soggetti che hanno il potere d’ispezionare.

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Quanto sensibile tale raccomandazione possa essere, agendo su di essa il regime di Putin riceverebbe conseguenze di vasta portata. Se la Russia avesse un sistema di giustizia imparziale, allora la élite del Cremlino non potrebbe inventarsi accuse contro i presunti nemici o prendere i beni da imprenditori che sostengono l’opposizione; ma se l’opposizione non può essere così facilmente messa a tacere, Putin rischia di doversi presentare alle elezioni con il rischio dei suoi oppositori; in altre parole, la riforma dell’economia richiede una riparazione del sistema politico.

È estremamente difficile immaginare che Putin, anche se ha ancora un alto indice di gradimento personale, possa considerare un tale cambiamento – per non parlare di trasformare il sistema burocratico e di giustizia che sono solo idonei ad un regime legato all’abuso di potere. Eppure, se Putin vuole affrontare il malessere economico che, in ultima analisi potrebbe minacciare di farlo cadere, questo è esattamente quello che deve fare: cambiare il sistema politico.

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