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19 febbraio 2018

L’incompetenza della recente storia ucraina stende Trump, ma…


Il rappresentante repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump, è un grande obiettivo per chi vuole mettere in risalto la sua ignoranza politica internazionale: le sue più recenti osservazioni sulla Russia e l’Ucraina, rese pubbliche nello show televisivo ABC “This Week”, hanno nuovamente ricevuto valanghe di aspre critiche; ma a ben analizzarle, non sono così “stupide” come molti pensano: sono un punto di vista dissenziente su un tema politicamente scorretto che merita un’attenta analisi.

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Trump nella trasmissione ha sostenuto che “[Putin] Non sta andando in Ucraina, OK? Solo così si capisce. Non ha intenzione d’andare in Ucraina, va bene? Tu lo puoi mettere in alto o in basso, lo puoi portare dove vuoi”.
Quando George Stephanopoulos, il giornalista che lo intervistava ha provato a correggerlo suggerendo che Putin era già sul posto in Ucraina, Trump ha ammesso: “OK, bene, lui è lì in un certo modo”.
La Russia, come la maggior parte del mondo, sa d’aver sequestrato la Crimea e d’aver inviato le sue truppe in Ucraina orientale – un fatto che è stato confermato innumerevoli volte ed è rintracciabile in diverse maniere, anche sui social network. I combattimenti in Ucraina orientale, per inciso, sono divampati ancora una volta negli ultimi mesi: quasi ogni giorno muoiono soldati ucraini. Più di 600 hanno perso la vita finora quest’anno. Dire “In un certo modo – come ha sostenuto Trump, sembra che sia una gara per aggiudicarsi il primo premio “dell’eufemismo dell’anno”.

Trump con la massima disinvoltura ha anche dichiarato che “il popolo di Crimea, da quello che ho sentito, preferiva essere assieme con la Russia piuttosto che con quello con cui si trovava”. A questo punto nasce spontaneo chiedersi da dove lui possa aver attinto una tale informazione. Lo scorso febbraio, una succursale ucraina di una società di ricerche di mercato tedesca, GfK, ha tentato di fare l’unica, a mia conoscenza, indagine post-annessione indipendente per conoscere l’atteggiamento degli abitanti della Crimea “verso il loro repentino cambio di nazionalità”; ma i risultati raccolti non possono essere tenuti affidabili perché i ricercatori hanno eseguito l’indagine su telefoni di rete fissa: le persone sono molto prudenti e scafate, hanno paura di essere intercettate mentre aprono le loro menti – per correttezza c’è stata anche un’indagine, ordinata direttamente dal Cremlino al Consiglio dei diritti umani russo, dalla quale risulta che “i risultati ufficiali finali erano stati falsificati”.  In ogni caso il sondaggio, al contrario dell’indagine russa, ha dimostrato che il popolo era felice che la Crimea fosse diventata parte della Russia – anche se manca la possibilità di termini di paragone data la particolare attenzione che l’intellighenzia russa pone sulla penisola.

Però ci sono alcune evidenze aneddotiche che la Crimea s’aspettasse di più dalla Russia.
Arriva dalla Crimea la famosa dichiarazione rilasciata dal primo ministro russo Dmitri Medvedev, in risposta alla domanda di un pensionato che voleva sapere quando le pensioni sarebbero state indicizzate all’inflazione: “Non ci sono soldi, ma non preoccuparti, ti auguro buona salute e un buonumore”. Eppure, non c’è modo di scoprire se i locali avrebbero votato in modo diverso nel vergognoso “taroccato referendum” del marzo 2014.
Ma qualcosa Trump ce lo ha spiegato subito dopo:
E questo è successo sotto l’amministrazione di Obama, con i suoi forti legami con la NATO. Quindi, con tutti questi forti legami con la NATO, l’Ucraina è un disastro. La Crimea è stata presa. Non prendetevela con Donald Trump per questo”.

Nel mese di febbraio, il parlamento ucraino ha pubblicato la trascrizione di un incontro tra la Sicurezza Nazionale e il Consiglio di Difesa ucraino che ha avuto luogo il 28 febbraio 2014. In quella data, le autorità di Kiev sapevano che la Russia stava organizzando qualcosa in Crimea – e hanno deciso di lasciar stare, di non intervenire. Uno dei motivi è stato che l’esercito ucraino dopo anni di furti era debole ed era senza soldi; un’altra ragione è stata che le potenze occidentali hanno consigliato all’Ucraina di non combattere. E, come ha spiegato il capo della intelligence ucraina di quel momento, Valentin Nalyvaichenko, che era presente al meeting, “gli americani, tedeschi e tutti i presenti in coro unanime ci hanno chiesto di non fare alcuna mossa attiva perché, secondo i loro servizi di intelligence, Putin l’avrebbe usata per iniziare un’invasione via terra su larga scala”.

Gli Stati Uniti hanno chiesto non ufficialmente all’Ucraina d’aspettare; ma intanto la Russia s’è presa la Crimea. In risposta, gli Stati Uniti hanno sanzionato alcuni funzionari della cerchia di Putin, hanno interrotto i colloqui per la liberalizzazione dei visti, hanno bloccato alcune questioni militari e hanno vietato determinate esportazioni tecnologiche verso la Russia – più tardi, dopo che i ribelli filo-russi hanno abbattuto un aereo passeggeri sopra l’Ucraina orientale nel mese di luglio 2014, sono state introdotte un debole insieme di misure finalizzate alle restrizioni del mercato dei capitali per le società di proprietà dello stato russo. Tali restrizioni – che a oggi è l’unico componente sgradevole a Putin e al suo regime – potrebbero essere sollevate se la Russia e l’Ucraina dovessero attuare il cessate il fuoco raggiunto a Minsk lo scorso febbraio, con la partecipazione di Germania e Francia, ma gli stati Uniti sono rimasti lontani.

I funzionari degli Stati Uniti non possono pubblicamente affermare che hanno permesso alla Russia di prendersi in modo incontrastato la Crimea per paura di un’invasione su larga scala del resto del territorio ucraino. Putin intanto, ha fatto il lavoro, ma non del tutto, ed è in Ucraina “in un certo modo”, ma non è avvenuta un’invasione come è successo in Georgia nel 2008.
Né i funzionari ucraini possono apertamente sostenere che gli Stati Uniti e l’Europa, pur continuando a pagare a parole l’integrità territoriale dell’Ucraina, de facto hanno tollerato l’annessione della Crimea. Questo sarebbe sleale verso gli alleati occidentali, che stanno puntellando il corrente governo di Kiev con prestiti e assistenza tecnica.
Trump, d’altra parte, non ha esitato a dire apertamente quello che pensa. Le sue dichiarazioni non si discostano più di tanto di quelle dell’ex segretario di Stato Henry Kissingernon di un naïf della politica – che ha sottolineato fin da subito dopo l’invasione:

Nessuno in Occidente ha tirato fuori un programma concreto per ripristinare la Crimea. Nessuno è disposto a combattere per l’Ucraina orientale. Questo è un dato di fatto. Così dovremmo dire che non siamo d’accordo, trattiamo la Crimea dal punto di vista del diritto internazionale come se non fosse un territorio russo – proprio come abbiamo continuato a trattare indipendenti gli stati baltici durante tutto il dominio sovietico”.
La differenza tra la politica ufficiale degli Stati Uniti, che probabilmente continuerà se dovesse essere eletta Hillary Clinton, e le dichiarazioni pubbliche di Trump – e Kissinger, con il quale Trump si è incontrato durante la campagna elettorale – sta principalmente nella retorica – e nella dichiarata volontà o assenza di ristabilire un rapporto di lavoro con Mosca il più presto possibile. Le dichiarazioni di Trump sull’Ucraina riflettono una scuola di pensiero del mainstream repubblicano, un approccio realpolitik, che per molti in Europa – dove la pazienza con le sanzioni anti-russe si sta logorando – sarebbero le benvenute.

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Clinton, che ha un rapporto rispettoso con Kissinger, probabilmente è a conoscenza delle opinioni dell’ex segretario di Stato sull’Ucraina, forse le sta ignorando, ma questo non giustifica tutte le sue violente accuse contro le puntualizzazioni di Trump, che rimarcano principalmente solo una vaga conoscenza dei fatti e una certa avversione a Obama.

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