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21 agosto 2018

Il Cremlino si appoggia sui suoi punti di forza


Lo stratagemma delle email razziate dai computer del Comitato Nazionale Democratico, ora ampiamente attribuito ai servizi segreti russi, ha scatenato negli Stati Uniti un terremoto politico. La sfrontatezza dell’attacco, il rozzo tentativo d’intervenire in una elezione presidenziale americana e l’altrettanto sfacciato coraggio di Mosca di negare davanti alle crescenti prove di complicità del suo governo hanno stimolato una serie di domande che in realtà ammontano ad una sola: come? Anche se non è facile trovare una risposta pienamente soddisfacente, dall’episodio si possono già trarre delle conclusioni che ci informano di un discorso generale sulla Russia, così come della sfida che la Russia presenterà alla prossima amministrazione americana, a prescindere di chi verrà eletto a novembre.

Gli esperti, che inizialmente hanno usato la notizia dell’hackeraggio DNC e hanno invocato l’intrinseca difficoltà per indagare sui crimini informatici, ora, con la crescente massa di fatti e di analisi che puntano tutte al ruolo russo, non hanno più remore: a questo punto negare è semplicemente un fuorviare il pubblico.
Perché il governo russo fa questo? Perché si permette di farlo? Sapere è potere: conoscere profondamente l’avversario è una leva troppo importante per lasciarsela sfuggire, e, raccogliere dati segreti, è ciò che i servizi segreti russi hanno sempre fatto con una certa abilità e successo.
Ma perché gli hacker rendono pubbliche le informazioni rubate alla DNC? Hanno davvero l’intenzione di minare il candidato democratico Hillary Clinton e aiutare il loro presunto preferito, il repubblicano Donald Trump? Sembra ingenuo o delirante aspettarsi che tali dati possano influenzare il voto di un paese di oltre 300 milioni di abitanti durante una campagna elettorale che ha enormi risorse di spesa che possono coprire interi mari di interessi, ragion per cui qualsiasi analisi riferita alle intenzioni del governo russo richiede una grande quantità di speculazioni; ma alcune cose sono note.

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Il governo russo e gli agenti sponsorizzati da Mosca sono intervenuti nelle elezioni e nella politica interna di altri paesi, lo hanno fatto in Francia, Paesi Bassi, Germania e Italia, solo per citare alcuni alleati degli Stati Uniti. Per la Russia l’uso della mano pesante per influenzare la politica interna della vicina Ucraina, gli Stati baltici e la Moldavia è sempre stata una costante preoccupazione, e, solo perché gli Stati Uniti sono grandi e potenti non significa che la loro politica interna possa essere necessariamente off-limits per i servizi segreti russi. In realtà, la posizione degli Stati Uniti in tutto il mondo, come unica potenza veramente globale, li rende ancora di più un prelibato obiettivo dell’intelligence russa.

Gli operatori del Cremlino probabilmente ricordano che le elezioni presidenziali americane del 2000 sono state determinate da un paio di “coriandoli appesi”; mentre l’elezione 2016 potrebbe essere decisa da un piccolo numero di sostenitori scontenti dell’ex concorrente democratico Bernie Sanders, come questi paladini, invece di andare a votare per Clinton, potrebbero anche decidere di rimanere a casa: in questo senso, l’aver reso pubblici i documenti rubati alla DNC potrebbe rivelarsi una cosa giusta per far pendere la bilancia su Trump.

Questo fatto ci consente di percepire se Trump è effettivamente la scelta preferita del presidente russo Vladimir Putin. Il loro passato ci dà delle informazioni notevoli: lo scambio pubblico di convenevoli; il denaro russo investito nei progetti di Trump; il scetticismo e l’approccio transazionale alla NATO di Trump; l’accenno al possibile riconoscimento della Crimea come territorio russo e al sollevamento delle sanzioni sulla Russia; e la più recente affermazione che Putin “non vuole l’Ucraina”. Allo stesso tempo, Putin ha un suo passato che accusa Clinton di fomentare disordini in Russia, e, mentre l’avversione di Clinton per il presidente russo forse prima del fatto DNC non era ben documentata, da allora è cresciuta molto intensa.
Niente di tutto questo dovrebbe essere una sorpresa, proprio come nessuno è rimasto sorpreso quando il governo della Corea del Nord ha hackerato i computer di Sony Pictures: l’unica scossa è derivata dalla competenza tecnica che ha dimostrato il paranoico regno eremita, come sono altrettanto paranoici con l’Occidente i governanti russi, in particolare con i loro discorsi legati all’accerchiamento russo, alla ricerca di destabilizzazione del paese e alla sua emarginazione.

Molto è stato scritto sulla “guerra ibrida” russa, un termine che copre una vasta gamma di attività, tra cui operazioni segrete, l’uso di persone irregolari e di elementi criminali, operazioni informatiche, campagne di informazione e disinformazione e così via. La Russia ha praticato la guerra ibrida con vari gradi di successo in Crimea, in Ucraina orientale nei paesi baltici e in Siria.
Meno noto, è che i servizi di sicurezza russi vedono che sia la Russia la vittima di una guerra ibrida: il sostegno occidentale per coloro che si adoperano per la democrazia russa è una minaccia per il Cremlino. Il rilascio dei Panama Papers, che ha rivelato informazioni sulla ricchezza nascosta e su presunte attività di corruzione della classe dirigente, è stato ritratto dal Cremlino come un tentativo di Washington di screditare e di destabilizzare la Russia. Per lo stesso motivo, lo scandalo doping olimpico è stato visto come un complotto occidentale contro la Russia: le sanzioni economiche degli Stati Uniti-UE contro la Russia, che sono state applicate in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, vengono descritte – a copertura del vero obiettivo – come un atto di promozione per un cambiamento di regime in Russia.

Agli occhi della élite russa, l’aggressione occidentale deve essere soddisfatta con una risposta: aver hackerato i computer DNC e aver rilasciato le informazioni sui modi di raccolta fondi dei Democratici, è semplicemente un atto di rivalsa contro i media occidentali che hanno parlato della corruzione della élite in Russia. Ma inoltre, aiuta a stimolare il racconto russo che il denaro e la politica vanno di pari passo in tutto il mondo e che la Russia non è diversa dagli Stati Uniti o dagli altri paesi occidentali.
Putin, seppur colto in flagranza, non avrà nessuna risposta negativa in casa, il pubblico russo sa bene come i politici utilizzano i compromessi e buttano sporcizia sugli avversari e i concorrenti politici, un tale meccanismo politico è diventato un punto fermo della politica russa sin dai tempi del periodo post sovietico. Le critiche occidentali non significano molto in Russia in questi giorni.

Quindi questo è il business as usual. La Russia ha una spesa per la difesa che è una frazione di quella degli Stati Uniti, l’economia russa, è di gran lunga inferiore a quella degli Stati Uniti, per cui il Cremlino non cercherà d’abbinare la pistola degli Stati Uniti con un’altra pistola, un carro armato con un altro carro armato, ma cercherà di sfruttare i vantaggi che ha: userà la forza militare con cura e solo e quando i suoi pianificatori militari diranno che i rapporti di forza la possono favorire: l’Ucraina è il caso in cui il Cremlino ha un grosso interesse, una chiara superiorità militare e una altrettanto chiara garanzia che gli Stati Uniti non sarebbero intervenuti.
La Siria è un altro caso in cui sono stati protetti gli interessi russi con un’azione militare associata a pochi rischi: è bastato sostenere il vacillante regime di Bashar al-Assad con relativi piccoli rischi, perché l’amministrazione Obama aveva già chiarito la sua riluttanza a intervenire militarmente in Siria.

Ma dove l’uso della forza militare ha in sé rischi significativi e non può essere giustificata da grossi interessi, verranno solo utilizzati strumenti del toolkit. Ad esempio, un attacco militare contro gli Stati baltici sarebbe rischioso per la Russia e potrebbe portare con sé la minaccia di una devastante ritorsione della NATO e una distruzione nucleare; pertanto, i paesi baltici saranno sottoposti ad una costante raffica di operazioni di informazione, disinformazione, attacchi informatici, violazioni dello spazio aereo e ad un incitamento tendente a scuotere i nervi dei paesi per minare la loro fiducia nella NATO.
La Germania sarà sottoposta a disinformazione, spionaggio e intromissioni nella sua politica interna; la destra francese, Front National, sarà il bersaglio dei tentativi russi per guadagnare influenza nella politica francese; e il governo degli Stati Uniti e i suoi partiti possono stare certi che i loro computer saranno al centro di una particolare attenzione da parte di hacker russi, sia dai servizi di intelligence che da quelli tenuti a distanza per far finta che non fanno parte dello Stato.

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Gli eventi di questi ultimi anni, dall’annessione della Crimea al hack della DNC non hanno mai portato una sbavatura, ma piuttosto una conferma che sono parte della stessa catena. L’ostile rapporto contraddittorio con la Russia rimarrà e anche Putin rimarrà. Sembra molto probabile che correrà per essere rieletto nel 2018, il che significa che starà al Cremlino fino al 2024, quindi ben oltre il prossimo mandato presidenziale degli Stati Uniti e anche quello dopo.

L’occidente ha già fatto dei passaggi necessari e altri sono stati proposti e adottati in occasione dei vertici NATO nel Galles e a Varsavia; ma i carri armati e i cannoni da soli non sono sufficienti, deve essere fatto di più nell’informatica, intelligence, informazioni e altre forme di guerra ibrida, così come la deterrenza, insieme alle misure di resilienza e di difesa, inoltre è necessario essere pronti a condurre operazioni di contro-offensiva in caso di necessità. Tutto questo deve essere fatto mentre si è anche alla ricerca di modi per evitare le escalation accidentali e mantenere alcune linee di comunicazione con il Cremlino, ricordando sempre che le minacce che la Russia presenta sono il primo appiglio su cui iniziare a trattare con essa.

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