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22 maggio 2018

Ciò che per l’Occidente è difficile da capire


“Sei un fascista? – chiedo – sei un antisemita?”
Volodymyr Viatrovych, il direttore dell’Istituto ucraino della memoria nazionale a Kiev, i cui critici in Occidente lo demonizzano come un apologeta del fascismo e dell’antisemitismo, sorride: “In nessuna circostanza! Mai! Anzi, mi considero un anti-fascista. Prima di tutto apprezzo la libertà e ho il massimo rispetto degli ebrei. Ritengo che la lotta per la liberazione e l’uguaglianza ebraica debba essere un modello per gli ucraini”.
“Chiaro – continuo – sei un Banderite? [Il riferimento è ai seguaci di Stepan Bandera, il controverso leader dell’ala radicale della metà degli anni 1930, che ha organizzato il movimento nazionalista ucraino fino al suo assassinio compiuto da un sovietico nel 1959].

Dipende da cosa s’intende per Banderite – risponde un divertito ViatrovychSecondo la propaganda russa ogni coscienza nazionale ucraina è una Banderite. In tal caso, lo sono anch’io. Se per Banderite s’intende un sostenitore della forma di nazionalismo che è esistito tra le due guerre, allora no”.
Ci troviamo seduti nello spazioso ufficio di Viatrovych, ubicato al secondo piano di un edificio costruito nel 1912, come dimora personale del conte Uvarov. L’interno ha senza ombra di dubbio visto giorni migliori: i pavimenti cigolano e da decenni non vedono una briciola di vernice; i corridoi sono scarsamente illuminati. L’istituto, fondato come istituzione governativa nel 2007 dal presidente Viktor Yushchenko, condivide l’edificio con una varietà di altre organizzazioni non governative. Viatrovych dirige uno staff di circa 30 dipendenti, per lo più giovani storici provenienti da varie parti dell’Ucraina. L’anno scorso erano in 40, ma i vincoli di bilancio e i bassi salari hanno visto l’uscita di 10 addetti. Tutto sommato, l’istituto riceve sei milioni di gryvne (circa 240.000 dollari) dal governo per gli stipendi e le spese di gestione e altri cinque milioni (circa 200.000 dollari) per le pubblicazioni, conferenze e altre attività.

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Viatrovych indossa un vestito squallido, sostengono i critici, lui sta dirigendo una vera e propria campagna per imbiancare il passato dell’Ucraina, falsificare i documenti, imporre la censura sulle borse di studio e sui media, accuse che lui rifiuta incondizionatamente.
Non ho mai falsificato un documento in tutti i miei anni di lavoro – sostiene Viatrovych, che ha servito come capo della polizia segreta dell’archivio ucraino dal 2008 al 2010 ed è orgoglioso di poter concedere ai ricercatori l’accesso a materiali precedentemente segreti, oltre che aver iniziato a digitalizzarli.
Vari studiosi polacchi, che sono critici del mio lavoro, hanno goduto del libero accesso all’archivio e non hanno mai presentato una sola nota negativa. Quando il regime di Yanukovich mi ha licenziato nel 2010, nella speranza di trovare materiali compromettenti, hanno formato una commissione per indagare sulla mia attività di direttore, ma nonostante i loro sforzi, non hanno trovato nulla, perché non c’è nulla. L’apertura incondizionata degli archivi è una questione di principio per me”.

L’accusa di censura che gli rivolgono, deriva da una delle quattro leggi di “de-comunizzazione” che il parlamento ucraino ha adottato nella metà del 2015, nella quale s’afferma che sia illegale insultare le organizzazioni, gruppi, partiti e movimenti ritenuti “combattenti per l’indipendenza”, anche se lui giuridicamente, non sa come si possano attualizzare tali opinioni.
Non c’è stato un solo caso di censura o di repressione – sottolinea ViatrovychAl contrario, gli studiosi stanno attivamente studiando il passato comunista ucraino. Dopo tutto, il punto delle leggi di de-comunizzazione non è quello di fermare la discussione e la ricerca, ma di fornire un accesso completo agli archivi mentre c’è una rimozione del passato comunista con la eliminazione dei monumenti e il cambio dei nomi delle strade, città, paese e dei villaggi”.

In realtà, Viatrovych spiega “ciò che i critici della legge trovano molto difficile da accettare è l’equazione in essa contenuta: comunismo uguale al nazismo. Per quanto concerne l’Ucraina, tuttavia, l’equazione è perfettamente valida”.
È difficile essere d’accordo con lui se non si sa nulla della storia ucraina del ventesimo secolo. Nei 40 anni tra il 1914, quando è iniziata la prima guerra mondiale, e il 1953, quando è morto Stalin, l’Ucraina ha avuto più di 17 milioni di “morti in eccesso”, sia per la guerra che per la fame e la repressione, come ha sottolineato lo storico George Liber nel suo recente libro, “Total Wars and the Making of Modern Ucraina, 1914-1954”, dei quali più della metà sono stati perpetrati dai comunisti – morti di massa ucraini; il genocidio 1932-33 Holodomor, in cui circa sei milioni di contadini ucraini sono morti per la forzata carestia di Stalin, che è generalmente considerata un genocidio – ciò non assolve gli ucraini in generale, o i nazionalisti ucraini o i comunisti in particolare da comportamenti non etici o criminali; ma nemmeno il fatto che l’Ucraina è l’elemento centrale della regione definita dallo storico Timothy Snyder “the bloodlands”, possono per questo essere ignorati, diminuiti o relativizzati al punto dal renderli insignificanti.

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La controversia su come interpretare la recente storia ucraina sta alla base delle problematiche di Viatrovych: è necessario porsi davanti ad una forma di storia ucraina che viene rifiutata da alcuni storici occidentali. A prima vista, le posizioni contrastanti sembrano essere perfettamente chiare: gli storici occidentali sono buoni e illuminati e si pongono contro i cattivi non illuminati, che sono gli storici nazionalisti ucraini. Questo è anche il modo in cui i critici di Viatrovych amano dipingere il confronto. Invece il conflitto è molto complesso e richiede una notevole analisi per dargli un senso.
Dobbiamo iniziare con il fatto che, come popolo, agli ucraini è stato tolto l’opportunità di sviluppare, per la maggior parte del ventesimo secolo e dei secoli precedenti, una propria narrazione, una propria auto-comprensione del loro posto nella storia e una propria voce. Il motivo è molto semplice: non hanno avuto a pieno titolo uno Stato, élite politiche, intellettuali ed economiche.

In realtà, ciò che tutti gli altri stati danno per scontato – una storia nazionale – è un qualcosa che gli ucraini non hanno mai avuto l’occasione di avere, se non dal conseguimento dell’indipendenza nel 1991. Prima del 1918, quello che passava per la storia ucraina è sempre stato incluso nella storia russa, austriaca o polacca. Dal 1918 fino al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la storia ucraina è stata trasformata in una parte di lotta di classe russa guidata dal partito comunista, che alla fine ne ha decretato l’unica forma di storia valida. Ci sono stati naturalmente veri studiosi, sia ucraini che non, che hanno scritto intelligenti e fiere storie dell’Ucraina e degli ucraini, ma erano isolati, perché il progetto nazionale ucraino era vietato durante il periodo dell’Unione Sovietica.
Le cose hanno cominciato a cambiare dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ma solo lentamente: gli istituti di epoca sovietica, le élite, i simboli e il linguaggio hanno continuato a dominare il panorama intellettuale ucraino – e lo fanno in parte tuttora. A complicare le cose, dopo che è crollato il comunismo, le altre nazioni che hanno avuto una presenza storica in Ucraina, come i russi, i polacchi e gli ebrei, che avevano più intellettuali, politici e capitali finanziari per strutturare le narrazioni post-comuniste, hanno ancora una volta marginalizzato gli ucraini con storie, come quella tenuta in piedi dai sovietici, che riducevano gli ucraini a persone pigre, irresponsabili, burini e con inclinazioni esagerate per la vodka e la violenza.

Queste narrazioni storiche rappresentano i nazionalisti ucraini come tagliagole, assassini e stupratori così che, si capisce perfettamente come i nazionalisti stiano attivamente e violentemente respingendo gli stereotipi a cui sono stati sottoposti loro stessi e la loro nazione. Così, come non sorprende che i nazionalisti mettano in contrastato queste storie con la propria, quella che generalmente glorifica i combattenti e tutte le loro azioni. In effetti, poi, l’Ucraina contemporanea ha assistito ad un continuo scontro di due narrazioni: quella concorrente, schiacciante e potente sovietica – con le sue propaggini, come i russi contemporanei, polacchi ed ebrei – e l’infinitamente più debole storia nazionalista. Sono opposti binari e si escludono a vicenda. Proprio come la narrazione Sovietica carica tutti gli ucraini di essere demoni nazionalisti, così fa il nazionalista che glorifica tutti i nazionalisti ucraini e incoraggia tutti gli ucraini a livello nazionale a diventare nazionalisti. C’è poco spazio per le alternative.

Visto in questa luce, i critici occidentali di Viatrovych non sono del tutto i liberali illuminati che sostengono di essere; piuttosto, sono esponenti di una narrazione neo-sovietica le cui radici risalgono alle primissime escoriazioni bolsceviche russe di avversari non russi. Lungi dai revisionisti, tali storici sono infatti i continuatori della lunga tradizione delle ipotesi colonialiste riguardo i non-russi in generale e, in particolare, gli ucraini.
Particolarmente sorprendente è il modo in cui questi critici equivalgano implicitamente l’identità nazionale ucraina, anche nelle sue forme più innocenti, con il fascismo potenzialmente virulento. Lo storico Stephen Cohen, essendo completamente d’accordo con la caratterizzazione del regime di Putin, che i manifestanti durante le proteste euromaidan 2013-14 e il governo post-Yanukovych sono dei fascisti, fornisce una pletora di esempi. A dire il vero, il movimento nazionalista organizzato nel periodo tra le due guerre mondiali, non era democratico: alcuni Banderiti hanno flirtato con il fascismo, altri invece erano veri credenti; ma la stragrande maggioranza era indifferente alle questioni che riguardavano un tipo di regime o un altro, erano invece disposti a sacrificare la loro vita per quella del principio di tutti i nazionalisti ucraini: la liberazione della nazione e la costruzione di uno stato nazionale.

Non sorprende che, data la loro equazione di identità ucraina con il proto-fascismo e il fascismo, i critici di Viatrovych hanno versato enormi quantità di inchiostro di potenziali minacce fasciste nell’Ucraina indipendente, che tendono a magnificare la loro importanza ben oltre ciò che la realtà giustifica. Ci sono diversi gruppi di destra in Ucraina, ma sono rimasti molto piccoli e marginali; al contrario, l’estrema sinistra, come rappresentata dal partito comunista e dai suoi successori, come ad esempio il Partito delle Regioni, che ha catapultato Yanukovich al potere nel 2010, è ora poco temuta, anche se la sua capacità di fare del male, e il danno che in realtà ha già fatto, è incommensurabilmente più grande.

All’interno di questo campo di neo-sovietici e nazionalisti, gli studiosi come Viatrovych sperano di percorrere una via di mezzo tra i due estremi. Il libro di Viatrovych “Drukha Polsko-ukrayinska vyina, 1942-1947” (La seconda guerra polacco-ucraina, 1942-1947), ne è un esempio calzante. I neo-sovietici si concentrano solo sulla pulizia etnica dei polacchi compiuta dai nazionalisti ucraini nel 1943 in Volinia – Il parlamento polacco ha recentemente etichettato come genocidio le azioni dei nazionalisti ucraini in Volinia. I nazionalisti ucraini al contrario, parlano solo di una lotta di liberazione nazionale. Viatrovych prova a piazzare la violenza del 1943 nel contesto di una violenza interetnica polacco-ucraina del 1942-1947 e condanna l’attività criminale di entrambi, sia dei polacchi che dei nazionalisti ucraini.

Un altro giovane storico ucraino, Oleksandr Zaytsev, contesta con forza l’etichetta di fascista per i nazionalisti ucraini, mentre sostiene che Bandera è immeritatamente idolatrato perché i nazionalisti di quel tempo hanno avuto delle condivisioni con il partito croato della seconda guerra mondiale, Ustascia, un movimento difficilmente fascista perché sarebbe un confronto elogiativo. Ancora un altro storico, Ivan Patryliak, senza sottrarsi ad una discussione sul decadimento morale dei nazionalisti, ha scritto l’equivalente di una storia sociale del movimento nazionalista. Una vera storia dell’Ucraina è perfettamente possibile, ma solo se si evitano i due estremi e gli storici sono disposti ad accettare le critiche che pioveranno da entrambi i lati.

Sei mai stato attaccato dalla destra nazionalista? – chiedo a ViatrovychCerto – risponde – I neo-sovietici mi definiscono un nazionalista, mentre i nazionalisti mi accusano di essere un liberale. Io so che devo fare solo il giusto”.
Viatrovych riconosce apertamente che gli ucraini e i nazionalisti ucraini hanno partecipato al pogrom antiebraici e alla pulizia etnica dei polacchi; ma insiste sul fatto che non è tutta qui la storia, e ha ragione. Lui spiega che i nazionalisti ucraini non avevano alcun impegno programmatico per una violenza etnica, una visione che si accorda pienamente con la mia lettura di altre fonti archivistiche. I suoi critici lo accusano d’imbiancare i crimini dei nazionalisti; ma anzi, al contrario, spostando la responsabilità della violenza etnica da un piccolo gruppo di individui ideologicamente motivati, alle persone in generale, Viatrovych sta effettivamente suggerendo che gli ucraini e i polacchi, i russi e gli altri, tutti hanno partecipato alla violenza. Questo apparente piccolo spostamento, mette a fuoco la situazione ed ha enormi conseguenze: si apre la porta ad una onesta indagine sulle radici sociali della violenza e sulle relazioni interetniche che l’hanno scatenata, sia da parte degli ucraini che contro gli ucraini. Naturalmente, questo tipo di argomento complesso non può fare appello agli estremisti neo-sovietici o ai nazionalisti che preferiscono vedere il mondo in termini di bianco e nero.

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Per lo stesso motivo, è importante ricordare che i nazionalisti ucraini non sono solo tagliagole e assassini, non sono solo carnefici; ma sono anche vittime. E, cosa più importante, anche se banale, sono esseri umani che meritano di avere una voce come qualsiasi altro popolo. Come tutte le persone emarginate, gli ucraini dovrebbero essere in grado di partecipare alla scrittura della propria storia. Una discussione completamente aperta e franca di tutta la storia dell’Ucraina richiede dunque che le grandi narrazioni che hanno soffocato in passato la libertà d’espressione siano ridotte a semplici punti di vista che devono competere nel mercato delle idee.

La demonizzazione di Viatrovych sia da sinistra che da destra può essere una testimonianza del fatto che entrambi gli estremi stanno perdendo influenza e lo sanno, e, di conseguenza, stanno combattendo le azioni della retroguardia per mantenersi il potere. Non c’è nulla di inevitabile nel retrocedere le idee a semplici punti di vista. Fortunatamente, la notevole capacità ucraina post-euromaidan di mantenere le sue istituzioni democratiche, rifugge sia dall’estremismo di destra che di sinistra e si muove verso l’Occidente. Ritrovare la memoria e la voce è di buon auspicio per la nascita di una via di mezzo polemica, ma onesta. Quando ciò accadrà, probabilmente gli storici di Viatrovych saranno tutti degli eroi.

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