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16 ottobre 2018

La mano del Cremlino sul Donbas


Mykhaylo Pashkov, il co-direttore del Programma di politica estera e di sicurezza internazionale del Centro Razumkov di Kiev, ha scritto poco tempo fa’ un rapporto eccezionalmente puntuale, sobrio e importante sulle attuali condizioni, così come una astuta analisi del futuro del Donbas occupato dalla Russia.

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Pashkov non si fa illusioni per un ritorno del Donbas a Kiev, per lo meno in tempi brevi, come non ha nemmeno un’illusione che gli accordi di Minsk possano portare a qualcosa di positivo. Dopo tutto, l’ostacolo principale è la Russia, “la cui posizione semplificata al massimo ammonta: continueremo ad uccidere i tuoi soldati fino a quando non cambi la Costituzione secondo i nostri desideri.
La parte più importante dell’analisi rilasciata dal Centro si occupa dell’enclave occupato, dove la Federazione Russa ha stabilito “una totalitaria formazione militarizzata di uno pseudo-Stato fantoccio”, una “nano-Russia amministrata da forze ibride russe, ma controllata dai servizi di sicurezza russi”. Di conseguenza in questa “zona anomala” “la realtà socio-culturale e politico-ideologica è ostile all’Ucraina”.

La sedicente “Repubblica Popolare di Donetsk” ha lei da sola 20 ministeri e una serie di “onnipotenti” consigli popolari, consigli dei ministri, procurature, banche centrali, corti supreme, così come una varietà di organizzazioni sindacali. La DNR ha sette stazioni televisive, quattro stazioni radio e 13 giornali supervisionati dal Ministero della Propaganda, composto a sua volta da 120 dipendenti e in possesso di un budget di gran lunga superiore a quello del Ministero delle politiche e delle Informazioni dell’Ucraina. Tutte queste agenzie costantemente denunciano la “giunta” “i macellai di Kiev” i “fascisti ucraini”, così come “tutto ucraino” ciò che c’è di negativo.

La DNR sta anche estendendo i suoi tentacoli nella società. “La organizzazione sociale – conosciuta come la Repubblica Popolare di Donetsk – si compone di 140.000 membri propagandisti DNR che stanno scrivendo una storia della Repubblica. Un museo, in Gorlivka, che dispone di una sezione che “dimostra le atrocità” perpetrate dall’esercito ucraino. La Repubblica Popolare di Luhansk ha recentemente pubblicato una rivista per bambini nella quale ha postato una storia sul male dei “Fasciston” (Occidentali) e del suo assistente, “Gnuland” (Victoria Nuland), e come sono stati sconfitti dal “papà coraggioso”, un sosia di Putin.

Allo stesso tempo, Pashkov riferisce, che le DNR e LNR si stanno rapidamente integrando con la Russia. Nel mese di settembre 2015, le regioni hanno adottato il rublo russo. I militanti percepiscono 15.000 rubli al mese e Mosca fornisce alla DNR un sussidio mensile di 2,5 miliardi di rubli, mentre sta distribuendo a destra e a manca un numero imprecisato di passaporti russi: nel solo mese di maggio, sono stati consegnati 35.000 passaporti ad altrettanti “abitanti” dell’enclave. Gli istituti di istruzione superiore delle enclave sono completamente legati al sistema d’istruzione russo. Il ministero della Difesa, i servizi di sicurezza e il Ministero degli Interni russi hanno il controllo dell’esercito di 45.000 uomini della enclave, mentre il governo russo gestisce le loro finanze, recepisce le tasse, sostiene le infrastrutture, i trasporti e le risorse energetiche attraverso una commissione interdipartimentale sotto la supervisione del consigliere di Putin, Vladislav Surkov.

Le conseguenze del dominio russo sono state catastrofiche per l’enclave del Donbas. Secondo Pashkov, il carbone della regione, le industrie chimiche e quelle delle macchine da costruzione sono in rovina: circa 40.000 piccole e medie imprese hanno chiuso i battenti. Le infrastrutture sono state distrutte su vasta scala. L’aeroporto di Donetsk – costato 1,5 miliardi di dollari – è una rovina. I militanti hanno volutamente distrutto diverse centrali elettriche e linee di gas e acqua. Circa il 30 per cento della capacità industriale della regione occupata è stata spostata verso la Federazione Russa. I settori dell’agricoltura e bancario sono oltre il disastro, mentre gli esperti hanno calcolato che ci vorrebbero molti miliardi di grivne e 10-15 anni per rimuovere tutte le mine che sono state piantate in 7.000 chilometri quadrati.
Può l’economia ucraina far fronte a un tale pasticcio? – domanda retoricamente Pashkov.

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E, aggiunge, i contribuenti sarebbero giustificati se chiedessero perché dovrebbero pagare per una distruzione fatta dalla Russia in una regione che ora si oppone a Kyiv? Anche se la Russia dovesse improvvisamente ritirarsi, l’Ucraina non dovrebbe prima mettere in “quarantena” il territorio prima di reintegrarlo?
Non sorprende, conclude Pashkov che oggi, la “variante migliore” sia il congelamento del conflitto, consistente in “un cessate il fuoco, il ritiro militare di entrambe le parti e la creazione di una zona cuscinetto di 400 chilometri lungo tutta la linea del fronte, necessariamente sotto il controllo internazionale”. Pashkov raccomanda inoltre tutta una serie di altre misure politiche e diplomatiche, ma la sua linea di fondo è: “vero e tangibile è che l’integrazione europea, a prescindere dalla situazione interna dell’UE … sia lo strumento più efficace per difendere l’Ucraina contro la minaccia russa”.

L’osservazione finale di Pashkov però prevede: “Questo è possibile solo se vengono introdotte efficaci riforme interne e, in primo luogo, se la corruzione è sotto controllo”.

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