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19 dicembre 2018

Nord Stream2: un attacco dalla Polonia


Il caldo non ha creato molte difficoltà alla Russia, nemmeno per le sue speranze olimpiche: la Crimea, con la benedizione del candidato presidenziale repubblicano Donald Trump, che ha anche definito la NATO “obsoleta”, è stata annessa e completamente assorbita; i servizi segreti russi stanno scalpitando tra le email dei partiti politici statunitensi e le rendono pubbliche a loro piacimento; la Turchia, dopo un tentativo di colpo di stato fallito, s’è affrettata a ricucire con Mosca.
Tutto ciò, rende la decisione del mese scorso del regolatore antitrust polacco di presentare un’obiezione formale contro la proposta del gasdotto russo “Nord Stream 2”, molto degna di nota. La chiave normativa, su cui poggia l’esposto, potrebbe essere l’ultima e la migliore possibilità per l’Europa per fermare la costruzione dell’oleodotto che i critici sostengono che dividerà l’Europa, renderà povera l’Ucraina e rafforzerà il dominio energetico di Mosca in Europa, per lo meno per un’altra generazione.

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Per anni la Russia ha cercato di tenere l’Europa schiava dalle sue esportazioni di energia, in particolare attraverso le condutture di gas naturale; ma è contemporaneamente anche disperata, perché vuole eliminare gli intermediari potenzialmente impiccioni, come l’Ucraina, che si trova nel bel campo tra i milioni di consumatori di gas naturale europei e la Russia.
Un decennio fa Mosca, per farsi aiutare a costruire un tubo attraverso il Baltico che collegasse la Russia alla Germania aggirando l’Ucraina – Nord Stream – ha arruolato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Più tardi ha cercato di costruire un altro gasdotto, “South Stream”che, attraverso il Mar Nero partiva dalla Russia e arrivava in Bulgaria, bypassando l’Ucraina, ma il progetto è stato annullato dall’Unione Europea nel 2014. Mosca nel frattempo, si era inventata l’idea, al di fuori della portata di Bruxelles, di un “flusso turco”, un’altra proposta che attraverso il Mar Nero sbarcava in Turchia; ma lo scorso autunno, dopo che un jet turco F-16 ha abbattuto un bombardiere russo, la collaborazione energetica russo-turca si è un attimo arenata.
La situazione di stallo con la Turchia ha spinto la Russia alle origini e al Baltico con l’annuncio di Nord Stream 2. Il progetto si propone di raddoppiare l’esistente sottoutilizzato Nord Stream, e si collegherebbe direttamente alla Germania, il più grande fornitore e cliente del gas russo.

Il progetto di 10 miliardi di euro, nato da un’idea del gigante del gas russo Gazprom e da una manciata di compagnie energetiche occidentali, ha scatenato torrenti di contestazioni a sfondo politico e di suoi abusi. I politici dell’Europa centrale e orientale – che soffrirebbero molto se l’Ucraina venisse tagliata fuori da paese di transito del gas russo – stanno inveendo contro la nuova pipeline da oltre un anno: un alto funzionario energetico dell’Unione europea è arrossito rabbiosamente contro Nord Stream 2, soprattutto perché è contro l’intera strategia energetica dell’UE. Proprio questa settimana, il massimo diplomatico energetico degli Stati Uniti, Amos Hochstein, ha sostenuto che il gasdotto avrebbe “resuscitato” le divisioni della guerra fredda in Europa.

La Germania, però, ama l’idea, in quanto la trasformerebbe nel fulcro del gas in Europa. Gli alti funzionari tedeschi, tra cui il cancelliere Angela Merkel e Sigmar Gabriel, il ministro economico ed energetico, pubblicamente e privatamente sostengono in pieno il progetto. La Commissione europea sottolinea che Nord Stream 2 dovrà rispettare tutte le leggi e i regolamenti europei, ma non ha preso alcuna iniziativa per bloccare l’oleodotto, anche se tali leggi e regolamenti sono quelli che hanno fatto affondare South Stream. I sostenitori del gasdotto sorridono e affermano di non avere nessuna pressione da parte della Commissione europea, anzi i paesi nordici, attraverso le cui acque dovrà viaggiare la pipeline, stanno facendo le cocce al progetto.

L’Ufficio polacco per la concorrenza e la tutela dei consumatori però, il mese scorso ha stabilito che Nord Stream 2 – che nel progetto non dovrebbe nemmeno toccare il territorio polacco – potrebbe danneggiare i consumatori. “L’Ufficio ha rilevato che la concentrazione potrebbe portare a una restrizione della concorrenza”, aggiungendo che il progetto potrebbe “rafforzare ulteriormente la posizione dominante” di Gazprom.
Il regolatore polacco ha tempo fino alla fine dell’anno per prendere una decisione definitiva sul progetto, mentre Gazprom e i suoi partner hanno un mese a disposizione per rispondere alle obiezioni del regolatore polacco.
La Polonia fondamentalmente ha gettato una chiave dentro il tubo, per così dire – ha dichiarato Sijbren de Jong, del Centro degli Studi Strategici con sede a L’Aia, “Gazprom sta trovando molte difficoltà ad aggirare tutti questi fastidiosi stati di transito; ma continua a mordere. Alcuni giorni sei il cane, alcuni giorni sei l’albero”.

Perché un gasdotto sta alzando così tanti peli su entrambe le sponde dell’Atlantico? Per i funzionari degli Stati Uniti, che hanno speso una vita cercando d’aiutare l’Europa a ridurre la sua dipendenza dall’energia russa – e dalla leva geopolitica che ne deriva – Nord Stream 2 è l’opposto dell’utile. Per molti in Europa centrale e orientale, che sono stati più volte sottoposti alle pressioni russe – con tagli immediati e senza logica alle forniture di gas – dare a Mosca un percorso diretto al cuore del continente, è decisamente una scelta spaventosa.
Per un sacco di esperti di Bruxelles, che hanno speso la parte migliore di un decennio cercando di liberalizzare i mercati energetici del continente, Nord Stream 2 rappresenta una sfida frontale al diritto dell’UE; inoltre, ancora prima dell’idea Nord Stream 2, l’ufficio UE sulla concorrenza, ha iniziato una causa contro Gazprom per un presunto comportamento non competitivo in tutto il mercato europeo.

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Alan Riley, un professore di diritto britannico e ricercatore presso il Consiglio Atlantico, sostiene che l’oleodotto violi i fondamentali diritti dell’Unione Europea, in particolare le regole destinate alla competitività del settore energetico e a ridurre il potere dei monopoli.
Altri esperti di energia affermano che un oleodotto che arrivasse direttamente in Germania, mentre rafforza ed espande i mercati del gas in Europa centrale, potrebbe effettivamente aiutare la concorrenza rendendola simile a quella dei mercati del gas degli Stati Uniti. Un recente studio, finanziato dalle aziende che sperano di costruire Nord Stream 2, spiega che il progetto alla fine si ridurrà ad un banco di prova nel quale i regolatori dovranno decidere se applicare in modo imparziale le regole o se si dovrà proseguire con un programma politico.

In definitiva, se l’Europa riuscisse, ponendo nuovi gasdotti che collegano un paese all’altro, lavorare a maglia il suo frammentato mercato energetico, un altro tubo Gazprom potrebbe essere un grosso problema; se l’Europa fosse completamente interconnessa ad altre fonti di gas – come il gas liquefatto spedito dagli Stati Uniti o dal Qatar, o anche dal Mediterraneo orientale – che pompano in tutto il continente, i consumatori ne trarrebbero beneficio dai prezzi più bassi.
La dipendenza da un Nord Stream 2 potrebbe semplicemente far stringere ancora di più la morsa di Mosca.
È certamente un diritto della Russia scegliere come pensa che sia meglio fornire il proprio gas all’Europa, a condizione che qualunque condotta che costruisce sia conforme alle norme UE – ha spiegato John Roberts, un consulente energetico – Il progetto va bene fino a quando non rafforza il monopolio in Europa meridionale e orientale”.

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