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16 ottobre 2018

Russia: un finto “mantenimento della pace” in Ucraina?


I recenti rapporti di un continuo e costante afflusso di materiale bellico russo nell’occupato Donbass, sommato alla retorica sempre più provocante dei leader DNR e LNR e alla poca attenzione che al momento sta richiamando l’Ucraina, hanno convinto molti che Mosca stia per lanciare nella regione del Donbas una nuova e importante campagna militare contro Kiev.
Pavel Felgengauer, un illustre analista militare indipendente ed esperto di Russia, sostiene che un attacco del genere nel prossimo futuro “non si possa escludere”, e che se dovesse succedere, per evitare le critiche occidentali, è probabile che sia camuffato come una operazione di “mantenimento della pace”.

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In un commento posto sul portale Apostrophe, l’analista spiega che in una recente riunione del collegio del ministero della difesa russo, il ministro Sergey Shoygu, ha giustificato di rafforzare la presenza russa in direzione “sud-est, perché la NATO ha aumentato le proprie forze nella regione“; ma la NATO lo sta facendo nella direzione nord-est, non in quella sud-est o ucraina.
Il tentativo di Shoygu di spiegare le azioni russe mettendole in relazione alla NATO, dimostra che esiste “una minaccia di escalation” del conflitto nel Donbass, soprattutto in considerazione che i funzionari hanno espresso che l’8 agosto sarebbero “iniziati nuovi attacchi”; ma una tale offensiva, suggerisce Felgengauer, probabilmente inizierà come “una grandiosa operazione umanitaria per salvare i civili” che stanno per essere uccisi dai “fascisti ucraini” e dai “Banderiti”. Questo è molto probabile, egli sostiene, perché i funzionari russi hanno espresso che l’Ucraina è già pronta per l’attacco.

Un altro “cattivo segno”, secondo Felgengauer, è l’inaspettato richiamo dell’ambasciatore russo a Kiev e l’immediato rifiuto ucraino d’accettare come “gradito” il nuovo diplomatico indicato da Mosca, perché si tratta di uomo senza “nessuna esperienza diplomatica, ma solo un rappresentante di tante agenzie di sicurezza russe“.
Naturalmente, sottolinea l’analista, ognuna di queste situazioni può avere spiegazioni che non comportano il lancio di una grande operazione militare; ma prese tutte insieme, suggeriscono che Mosca sta almeno preparando il terreno per una simile mossa e che l’Ucraina e i suoi partner occidentali si dovrebbero almeno preparare in funzione di un tale allarme.
Se qualcosa deve cominciare – dice – prima si verificheranno delle intensificazioni di scontri lungo la linea del cessate il fuoco, un aumento dei bombardamenti, poi la Russia dichiarerà un’operazione di pace umanitaria – tattiche già messe in pratica ad Aleppo – tale interferenza sarebbe completamente alla luce del sole e verrebbero usate almeno fino a 100.000 truppe russe”.

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Si tratta di “uno dei possibili scenari diretti a un cambio di regime in Ucraina – propone Felgengauer. Mosca pretenderà che l’Ucraina rimanga fuori dal blocco occidentale, un impegno che Kiev non è pronta ad accettare; ma la Russia farà tutto quello che pensa che debba essere necessario affinché ciò accada, e in ultima analisi l’Occidente abbasserà solo la testa.

Perché sembra questo il momento giusto che Mosca possa fare un qualcosa di simile? Perché, sostiene Felgengauer, gli Stati Uniti e l’Europa sono distratti dalle loro difficoltà interne e hanno poche probabilità di accordarsi su un’azione uniforme, compreso un rafforzamento delle sanzioni se Mosca dovesse ampliare la sua invasione dell’Ucraina.

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