Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

16 ottobre 2018

L’URSS dietro l’angolo


A Mosca appare sempre più difficile bloccare il governo dall’utilizzo indiscriminato della legge anticorruzione per i suoi scopi politici.
Il recente lancio di cause penali aperte nei confronti dei funzionari di alto rango si è fatto sentire in tutta la Russia: da Kaliningrad a Vladivostok. In questo paese, le misure anti-corruzione di solito cadono periodicamente, quasi come un’attività stagionale, sono come la fienagione.
Un forte senso di giustizia, accoppiato al paternalismo patriarcale, rendono i cittadini russi succubi alle manipolazioni dei leader che dirigono il potere: le severe rappresaglie attuate contro le autorità “beccate” a rubare nelle casse pubbliche sono state utilizzate con sincera approvazione fin dai tempi degli zar, e sono solo servite a rafforzare la popolarità dei leader russi.

image

In epoca sovietica, la lotta alla corruzione è stata interpretata come una lotta socialista contro le vestigia del capitalismo.
La campagna di Leonid Brezhnev contro l’appropriazione indebita di fondi pubblici ha avuto inizio con il leggendario “scandalo del cotone”, quando nello Uzbekistan sovietico c’era stata una segnalazione record di produzione e d’efficienza; poco tempo dopo, però, s’è scoperto che i rapporti erano stati falsificati e sono state arrestate ben oltre quattro mila persone.
Quando l’uomo del KGB, Yury Andropov, ha sostituito Breznev, anche lui con entusiasmo si è unito alla lotta contro la corruzione; il successivo segretario generale, Konstantin Chernenko, il direttore di Eliseevsky Food Hall di Mosca, è stato colto in fragrante mentre prendeva tangenti ed è stato giustiziato da un plotone di esecuzione; il susseguente leader, Mikhail Gorbaciov ha lanciato a sua volta una campagna contro le “rendite”; ma tutte queste misure anti-corruzione si sono dimostrate estremamente inefficaci: sotto un sistema totalitario, è impensabile prevenire la corruzione mediante il controllo pubblico.
Dopo la sua dissoluzione, l’Unione Sovietica è diventata uno stato super-corrotto gravato dal furto incontrollato delle risorse statali da parte dell’élite del partito. Boris Eltsin, il primo presidente della Federazione Russia, per aver impostato la sua politica elettorale contro i privilegi dei funzionari di partito, ha goduto di un grande sostegno popolare durante le elezioni del 1991. Eppure, più tardi, nella presidenza Eltsin e in tutta l’era di Vladimir Putin, è tornato tutto come al solito: il servizio pubblico è andato oltre il controllo pubblico.
Sotto il governo di Putin sono state organizzate tre campagne anti-corruzione. Alcune di queste hanno avuto un certo effetto, come la ratifica russa alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione nel 2006; e lo stesso si può dire delle iniziative che hanno portato le istituzioni russe in linea con gli standard anti-riciclaggio internazionale.

Nel complesso però, ci sono sempre stati pochi progressi e le riforme anti-corruzione sono sempre state una risposta ad hoc per attuare pressioni politiche, chiaramente di natura populista; ma non hanno mai visto la fine.
Per capire il modello, dobbiamo confrontare il quadro dello “scandalo del cotone”, guidato dai leggendari investigatori Gdlyan e Ivanov, con le recenti immagini dell’arresto del governatore di Kirov, Nikita Belykh, o la perquisizione nella casa dell’ex capo della dogana, Andrei Belyaninov, in cui la reazione dei colleghi è stata simile a quella dell’era sovietica: tutti deliberatamente hanno preso le distanze dai loro ex colleghi.

Gli isolati arresti manifestano che l’azione repressiva non inficia minimamente la politica, e che si tratta di un’azione già prevista a livello federale. Questa pratica, oltre che in Russia, è stata usata anche in tutte le ex repubbliche sovietiche. La lotta alla corruzione è selettiva e non sistematica, c’è sempre una particolare attenzione alle sanzioni e alla repressione piuttosto che cercare di migliorare il senso istituzionale di giustizia o di responsabilità nei confronti della società.
Nel corso dell’ultimo anno sono emersi uno dietro l’altro una marea di scandali di corruzione, ma ora sembra che le autorità russe ne abbiano perso il controllo.

Il velo intorno alle dubbie pratiche della ristretta cerchia del presidente Putin è stato in qualche modo sollevato dalla fuoriuscita dei Panama Papers e dalle continue e sistematiche denunce di scandali della Fondazione anti-corruzione di Alexei Navalny.
Recentemente sono stati arrestati un certo numero di governatori insieme con il vice ministro della Cultura, l’ex top manager della società statale RusHydro, alti funzionari del comitato investigativo e i sindaci di grandi città. Sembra che le forze dell’ordine abbiano ricevuto l’incarico ​​di dimostrare la serietà della campagna anti-corruzione del governo che sta colpendo tutti i campi e settori.
Alcuni esperti segnalano il numero assurdo di arresti di persone precedentemente considerate intoccabili, alcune anche molto vicine al presidente: al posto della vecchia élite, che sedeva comodamente nel cuore del capitalismo di Stato russo, sta comparendo una nuova guardia pretoriana di membri dei servizi di sicurezza che sottostà solo alla volontà politica del presidente.

w3-russia-a-20140210-870x580

È lecito supporre che la fine di questa campagna anti-corruzione coinciderà con l’inizio di quella delle prossime elezioni della Duma; eppure si potrebbe azzardare a suggerire che fermare questo rullo compressore di arresti si potrebbe rivelare molto difficile.
Se in questa fase, lo scopo delle autorità russe, è quello di spianare la strada per sbarazzarsi di alcuni membri dell’élite che sono caduti in disgrazia e vincere capitale politico prima delle elezioni, probabilmente Putin sta facendo bene nel scegliere questi metodi ormai da lungo tempo testati; ma ciò di cui oggi il paese ha bisogno è di un sostanziale miglioramento della qualità della sua governance.

La Russia ha bisogno di regole chiare e ben definite, non di soggetti capaci di influenzare e di accaparrarsi ogni opportunità politica, e la prima di queste regole dovrebbe essere l’uguaglianza di fronte alla legge. Tutti i membri della società devono sapere con certezza che i reati di corruzione porteranno ad un’azione penale e che il processo non sarà selettivo; ma colpirà dal più basso fattorino della polizia locale fino al presidente compreso.

Tags: , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.