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16 ottobre 2018

Come vincere un viaggio in Crimea?


L’impegno posto dall’emittente pubblica tedesca nei suoi “imparziali servizi”, è stato ricompensato con un viaggio in Crimea pagato dal ministero degli esteri russo per tutti i giornalisti. Nel comunicato ufficiale, il ministero russo, per evitare di dover dare informazioni cruciali e ricevere parole che avrebbero potuto offendere il Cremlino, ha accuratamente evitato di rendere chiare le motivazioni dell’invito.

La Russia non nasconde le ragioni per le quali invita i politici, giornalisti e altri a visitare la Crimea: tutti arrivano per dare l’impressione che la Crimea non è isolata e che l’annessione della Russia è universalmente accettata. I punti di vista della maggior parte dei politici che finora hanno partecipato alle visite della propaganda russa in Crimea sono ben noti; mentre lo sono meno i motivi per i quali si sono recati in Crimea i giornalisti nella recente visita organizzata dal ministero russo. Tutte le spese pagate per i viaggi sono indubbiamente un piccolo prezzo in cambio di un titolo di facciata come “È ormai un dato di fatto”, che i giornalisti occidentali possono scrivere sulla Crimea, con la piccola postilla che si tratta di “un territorio russo”.

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Un certo numero di mezzi di informazione per ottime e valide ragioni, hanno rifiutato di prendere parte alla farsa: il viaggio è stato organizzato e gestito da uno stato occupante e i giornalisti per entrare in Crimea non sono passati, come richiesto dalle leggi internazionali, da un punto di accesso controllato dall’Ucraina. La risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 27 marzo 2014 chiede ai paesi di non esporsi e di non fare nulla che possa dare adito ad una “accettazione delle terre rubate dalla Russia”.

I giornalisti che sono andati in Crimea di sicuro non si sono incontrati con il loro collega Mykola Semena, che ha preso una condanna a 5 anni di prigione per aver scritto un articolo che era contro l’annessione russa della Crimea, non hanno avuto nemmeno a possibilità di parlare con il blogger Yuriy Ilchenko, che avrebbe loro spiegato di come “vivono ghettizzate e senza alcun diritto umano le persone in Crimea”; bensì uno dei punti focali della visita è stata l’edificazione del ponte di Kerch, che collega la Russia alla Crimea, opera che è stata tessuta di lodi a dismisura da tutti i giornalisti presenti, ma nessuno di questi, a partire da Corey Flintoff della National Public Radio US (NPR), Liviu Iurea, della TV Romania e Khalid Abdalrahman della Rudaw, una emittente televisiva irachena, ha raccontato dell’illegalità della edificazione e delle preoccupazioni ambientali legate alla sua costruzione.

Due giornalisti si sono anche presi delle licenze particolari e sono andati oltre. Juri Rescheto, il capo dell’ufficio della Deutsche Welle di Mosca e Zhong Su Ah, il capo dell’ufficio coreano della Broadcasting System sempre con sede a Mosca, si sono fatti intervistare dalla RT – finanziata dal Cremlino – e hanno spiegato che quando loro hanno chiesto alle persone se avessero votato liberamente per unirsi alla Russia, o se fossero pentite della loro scelta, tutte hanno sostenuto di no; per cui i giornalisti hanno desunto che “la Russia ha solo accolto un desiderio popolare”; ma non hanno chiarito che “l’intervista alle persone” era relativa solo a due anziane “babuske” alle quali pochi minuti prima avevano allungato 1500 rubli.

Rescheto nella sua intervista ha sostenuto che quella non fosse la sua prima visita alla Crimea da quando era stata annessa alla Russia, e, come “corrispondente io vengo qui per segnalare eventi e fatti” e ha aggiunto “grazie al ministero degli esteri russo posso vedere delle cose che altrimenti non potrei conoscere. La Crimea ormai è un territorio russo indipendentemente dal fatto che [l’Occidente] lo voglia o no. È un dato di fatto, una realtà”.

Rescheto o la Deutsche Welle non hanno negato le loro dichiarazioni, e, il giornalista non è mai andato a Sinferopoli a titolo individuale, ma sempre in rappresentanza della “emittente internazionale della Germania, Deutsche Welle” che si descrive come “la televisione dello stato tedesco radicato nella cultura europea, uno stato liberale e democratico basato sullo stato di diritto”.
Lo stato di diritto non permette ai paesi d’inviare forze armate per prendere il controllo del territorio di un altro paese, per cambiare il governo a mano armata e poi cercare di giustificare una falsa annessione con un viziato e fraudolento “referendum”. Chi più della Germania dovrebbe conoscere questo?

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Rescheto insomma, aveva tanto da dire, ma ha omesso o dimenticato tutto. Dopo l’ultima visita ha pubblicato un lavoro con il titolo “I tempi stanno cambiando per gli alberghi della Crimea”, e al pezzo ha allegato anche un video. “Il turismo è in piena espansione per le costose posizioni che prevedono tutto incluso, mentre i proprietari degli hotel più piccoli hanno difficoltà a riempire i posti vacanti: la Crimea ha perso i suoi turisti ucraini dopo che è stato chiuso il confine”.
Nonostante tutti gli sforzi russi il turismo in Crimea infatti è drammaticamente caduto, anche se non appare dal video del giornalista della Deutsche Welle; ma ciò che è ben più importante, è che il calo del turismo non è semplicemente legato al fatto che gli ucraini hanno smesso di frequentare la penisola; ma il motivo è che la Russia sta violando il diritto internazionale, sta occupando la Crimea e per questo motivo è sotto sanzioni: qualsiasi società turistica o individuo che visita la Crimea senza il permesso ucraino viola le sanzioni internazionali e la legge ucraina.

Vincere i favori dei regimi che violano il diritto internazionale non dovrebbe essere l’obiettivo dei giornalisti, per non parlare di quelli provenienti da un’emittente pubblica che rappresenta uno Stato come la Germania.

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