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16 ottobre 2018

Diplomazia: per Putin è una forma di terrorismo


Il tentativo di Vladimir Putin d’imporre come ambasciatore russo in Ucraina un suo lealista, il conseguente rifiuto ucraino e l’insistenza di Mosca nell’affermare che non lo vuole cambiare, mette in risalto ciò che per il Cremlino rappresentano i diplomatici.
La Russia, ignorando la consueta pratica di discutere e trovare “l’accordo di accredito” prima d’annunciare e nominare il suo ambasciatore a Kiev, ha cercato di forzare l’Ucraina ad accettare Mikhail Babich, una persona che non ha mai avuto alcun coinvolgimento nella diplomazia e che può solo essere descritto come un “ambasciatore della guerra”.

Vent’anni fa, Babich, da persona intelligente, ha capito che il business più redditizio in Russia è “l’amore e la dedizione per Putin”. Lui da allora si è dedicato a questa lucrosa attività in modo professionale: non a caso, una tale devozione e un tale “amore incondizionato” non sono rimasti inosservati e Babich ha ricevuto sempre più importanti compiti, nessuno dei quali nel settore diplomatico.
Per Putin, probabilmente, i diplomatici non sono coloro che nella loro vita si sono dedicati allo studio delle modalità per trovare accordi tra i paesi e ridurre al minimo le possibilità di attrito, ma sembrano invece dei soldati che hanno il compito di ricercare alleati all’estero e disinformare il mondo su ciò che la Russia sta facendo.

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“La diplomazia è, l’arte di trattare, per conto dello Stato, affari di politica internazionale. Più concretamente, può essere definita come l’insieme dei procedimenti attraverso i quali uno Stato mantiene le normali relazioni con altri soggetti di diritto internazionale (Stati esteri e altri enti aventi personalità internazionale), al fine di contemperarne gli interessi in contrasto e di favorire la reciproca collaborazione per la soddisfazione di comuni bisogni – ci spiega l’Oxford English Dictionary.
Uno dei compiti principali della diplomazia moderna è quello di prevenire l’esacerbarsi dei conflitti attraverso la messa a punto di un ampio raggio di strumenti per la soluzione pacifica delle controversie. Il segno del successo di un diplomatico è l’aumento del numero di alleati e amici che il suo paese ha nel mondo; purtroppo il segno della diplomazia russa sotto Putin è stato ridotto alla maleducazione e alla disonestà di Sergey Lavrov e di Mariya Zakharova.

Anche se tale emblema russo era già diventato evidente in misura significativa con la nomina ad ambasciatore permanente presso la NATO di Dmitry Rogozin, un incarico che ha avuto l’effetto di rendere impossibile qualsiasi reale discussione tra Mosca e Bruxelles.
Un tale atteggiamento russo, però, trova le sue radici nel passato sovietico. Nel maggio del 1939, Stalin ha sostituito il ministro degli esteri Maksim Latvinov con Vyacheslav Molotov, un cambiamento che ha aperto la strada per la guerra contro la Finlandia e ha creato il patto Molotov-Ribbentrop, che a sua volta ha aperto una autostrada alla seconda guerra mondiale.

Putin ha relegato la diplomazia ad una sfera secondaria, per lui un diplomatico è poco più che una copertura per condurre operazioni speciali all’estero, soprattutto quelle che coinvolgono la forza. Putin ha abbassato i suoi diplomatici dal ruolo responsabile di coloro che risolvono le cose reali a quello di balbuzienti e sventati, quindi infingardi.
Di conseguenza, mentre gli altri governi hanno una diplomazia che ha un indirizzo programmato, la Russia di Putin ha sviluppato una fabbrica che produce caos in tutto il mondo. Il compito del diplomatico russo si può riassumere in quello di cercare persone con alte aspirazioni e poche possibilità di riuscita in tutti i paesi del mondo, di attrarle, istruirle e sostenerle in tutti i modi possibili.

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Così, per Putin, la politica estera è paragonabile alla stessa informazione terroristica che RT porta in tutto il mondo, cioè imitare l’attività dei media normali, ma nel contempo infettare i cittadini di altri paesi con menzogne ​​e provocazioni.
Questa politica, seguendo le inclinazioni di Putin, ha delle spiegazioni che alla fine sono anche razionali: la Russia di Putin non ha valori o idee; non ha nulla da dire al mondo … l’unica nota che Putin e la sua banda onestamente e apertamente potrebbero offrire è di segnalare che loro vogliono governare e rubare per sempre.
Naturalmente, questa tendenza non si può confessare apertamente; non sarebbe compresa. Quindi il compito della politica estera russa è quello di diffondere il caos tra i cittadini e le élite di ciascun paese per distrarli da ciò che la Russia sta facendo e rendere più facile per Mosca fare ciò che vuole.

Putin non può essere d’accordo con l’UE o la NATO, ecco che lui intende avvalersi degli euroscettici per distruggere il primo e di Trump per disgregare la seconda.
“Per la realizzazione di questi progetti, ha bisogno di soldati, devoti e acritici” e in casa, raggiunge il suo obiettivo nominando sue guardie del corpo un governatore o un ex KGB; all’estero, cerca di nominare coloro che non sono altro che “soldati della [sua] guerra ibrida”.

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