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19 dicembre 2018

Olimpiadi di Rio: rabbia a Mosca


La decisione d’interdire tutta la squadra russa dai giochi Paralimpici di Rio ha suscitato a Mosca appassionate reazioni, suggerendo che il marchio del patriottismo del presidente Vladimir Putin si preoccupa di più delle medaglie stile Potemkin che di come trattare questi atleti disabili.
Il portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, ha definito il divieto “stupefacente nella sua vile disumanità”, mentre il ministro dello sport Vitaly Mutko, lo ha descritto come “al di fuori del buon senso”. Yevgeny Arsyukhin, il redattore capo di una stazione radio pro Putin, ha suggerito che la Russia dovrebbe andarsene dalle Olimpiadi in segno di protesta: “Mi toglierei da questa umiliante caccia di medaglie con l’accompagnamento dei fischi. Il gioco è durato abbastanza a lungo, è arrivato il momento di tirar fuori un certo orgoglio”.

Il Comitato Paralimpico Internazionale ha basato la sua decisione sul rapporto stilato dall’avvocato canadese Richard McLaren per la World Anti-Doping Agency. Tale indagine ha indotto le federazioni sportive e quelle di sollevamento pesi internazionale ad emettere il divieto di partecipazione ai russi, dopo che il Comitato Olimpico Internazionale aveva incaricato gli organi di governo nazionali di decidere per i vari sport specifici. Il rapporto McLaren non si sofferma sugli sport paralimpici, ma menziona solo una volta che 35 campioni di urina di atleti abili russi sono risultati positivi alle sostanze proibite, mentre in precedenza erano state segnalati come in “regola”. Eppure, i sorveglianti dei giochi Paralimpici hanno deciso per un divieto generale.

A rigor di logica ha più senso la decisione del CIO, che dà agli atleti russi la possibilità di dimostrare che sono puliti, i Paralimpici meriterebbero la stessa opportunità; tuttavia, la reazione russa è trasparentemente ipocrita.

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La Russia dal 1992 ai giochi Paralimpici sta vincendo grosse quantità di medaglie – le prime Olimpiadi come nazione post-sovietica – ha vinto 26 medaglie ad Albertville e 34 a Barcellona. Negli ultimi anni ha dominato la competizione: ai giochi estivi di Londra nel 2012 ha vinto 135 medaglie ed è finita al secondo posto della classifica generale; alle Olimpiadi invernali di Sochi nel 2014, la Russia ha vinto 80 medaglie (30 delle quali d’oro) sulle 216 disponibili: nessun paese ha mai ottenuto un livello simile di medaglie durante i giochi invernali.

Il miglioramento delle prestazioni, è in parte il risultato di una crescente attenzione di un governo ricco di petrolio alla causa paralimpica: la Russia ha 12,7 milioni di persone portatori di handicap, questi sono una grande circoscrizione di scontenti. Uno degli obiettivi del programma governativo “Ambiente Accessibile”, istituito nel 2011, è di garantire che almeno la metà della popolazione disabile percepisca che la società è a loro vicina e la dà un supporto.

Il ministero del lavoro russo, incaricato di attuare il programma, sta reclamando a destra e a manca che l’obiettivo è stato raggiunto; eppure, nel complesso, le persone disabili russe non sono per niente un gruppo allegro. Secondo le statistiche del governo, nel 2014 – l’ultimo anno per il quale ci sono dati disponibili – una famiglia in cui c’è un disabile riceve 24.273 rubli al mese – 690 dollari al tasso di cambio medio di riferimento dello stesso anno – con 22.113 rubli che arrivano dal governo. Mentre sono in più rispetto al 1990, ora sono appena sufficienti per il cibo e i vestiti di base; il 7 per cento dei russi con disabilità ha spiegato che nel 2013 non è mai stato stato al cinema o in viaggio.

La carenza di denaro non è l’unica ragione. Secondo il partito pro Putin, All-Russia Fronte Popolare, che s’è preso l’incarico di verificare come il governo sta attuando il programma “Ambiente Accessibile”, il 90 per cento degli edifici russi non prevedono un accesso per i disabili; il trasporto pubblico è altrettanto inadatto; la metropolitana di Mosca, per esempio, è inaccessibile alle persone che non possono camminare. Nel 2009, un gruppo di moscoviti non disabili, hanno cercato di “visitare” la città su una sedia a rotelle, ma hanno potuto percorrere solo quattro chilometri: dove c’erano delle rampe era impossibile accedervi. Da allora non è cambiato nulla.
Mentre il governo sta spendendo qualche soldo per migliorare la situazione – al programma sono stati destinati più di 300 miliardi di rubli (4,6 miliardi di dollari) dal 2016 fino al 2020 – la Russia è ancora un paese difficile da vivere per i disabili. In tipico stile Putin, il governo ha dato la priorità allo stile eroico: gli atleti paralimpici che fanno al caso russo – come il biatleta Petushkov Roman, sei volte campione di Sochi – sono quelli le cui vittorie visibili sulla scena internazionale rendono l’immagine della Russia quella di un paese che si adopera per i disabili e che dimostra che i portatori di handicap russi possono essere grandi uomini d’azione.

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Tuttavia, come con gli altri atleti olimpici, il ministero dello sport russo e gli altri organismi sportivi hanno sentito il bisogno di dare “una spinta in più alle prestazioni degli atleti”: il sistema di doping centralizzato sponsorizzato dallo Stato, esisteva per tutti gli atleti promettenti, sia olimpici che paralimpici.
Anche se sarebbe stato più giusto dare l’opportunità ai Paralimpici russi di competere a Rio se si fossero dimostrati puliti, c’è una diversa e più dolorosa ragione di giustizia per il divieto: la Russia non ha fatto abbastanza per la sua popolazione disabile che giustifichi corrispondentemente i record delle vincite dei suoi Paralimpici.

Gli atleti disabili, persone di enorme coraggio e di spirito, in una situazione simile sono di gran lunga più fortunati della maggior parte dei loro compatrioti che spesso non possono nemmeno uscire di casa senza aiuto; ma i funzionari russi, prima di agire da persone oltraggiate e di piangere sul divieto Paralimpico, dovrebbero pensare di rendere la vita più sopportabile a quei milioni di persone che sono in attesa di ricevere veri aiuti, con la realizzazione di interventi domiciliari assistenziali, interventi educativi ed interventi di sensibilizzazione territoriale, non fornire loro una organizzazione tipo Potemkin.

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