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16 ottobre 2018

Capire la cultura politica russa


Nelle Olimpiadi estive aperte a Rio de Janeiro questa settimana, mancano molti dei 387 atleti che la Federazione olimpica russa aveva originariamente selezionato, forse, come era stato raccomandato dalla World Anti-Doping Agency, il Comitato Olimpico Internazionale non è riuscito a mettere in atto il divieto generale a tutti gli atleti del paese; lo scandalo però, che ha tenuto a casa la maggior parte dei professionisti, ha inflitto gravi danni alla reputazione atletica russa e ha ammucchiato disonore su un governo che voleva prendersi gloria con l’inganno.

Molti politici, atleti e persone normali russe sostengono che l’indignazione occidentale per il doping statale in almeno 30 sport, sia in realtà un espediente per minare la Russia, ma non tengono conto delle schiaccianti prove volte contro il presidente Vladimir Putin che, con la pretesa di restaurare una grande potenza, ha utilizzato i suoi servizi di sicurezza per alterare le analisi degli atleti.
Lo scandalo del doping, che sembra che sia stato attuato su una scala più grande di quella che usava l’Unione Sovietica, è solo una piccola indicazione di ciò che la Russia è diventata sotto Putin. Sebbene la maggior parte dei russi possono ancora viaggiare liberamente all’estero, acquistare beni stranieri e leggere pubblicazioni critiche, il paese sta superando sotto molti aspetti ciò che era l’Unione Sovietica. È del tutto certo che il Cremlino, che accusa regolarmente Washington d’ingerenza nella politica russa, ha diretto i servizi segreti del paese ad incidere nei computer statunitensi che appartengono ad organizzazioni politiche democratiche e a pubblicare le email in modo da influenzare la campagna presidenziale di un fan di Putin, Donald Trump. In Russia, i servizi di sicurezza molestano i diplomatici americani come ai tempi della guerra fredda.

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Dannosa per i russi, e che esalta ancora di più l’aspetto di una epidemia di frode che sta degradando il pool di professionisti che governano il paese, è stata la recente conferma della esistenza di un intero settore che vende falsi tesi di dottorato a importanti uomini d’affari, politici e altri; nel frattempo da Mosca stanno fuggendo i veri e i migliori professionisti: non c’è da meravigliarsi, quando le persone prendono pene detentive di due anni per aver espresso i propri gusti su Facebook.
La Russia è sostanzialmente diventata uno stato di polizia in cui l’ampio potere discrezionale di cui godono le forze dell’ordine, rende la legge praticamente insignificante. Putin, all’inizio di quest’anno ha dato un altro colpo alle leggi quando ha riorganizzato la polizia rendendola direttamente asservita al Cremlino; il mese scorso ha promulgato l’ultima di una serie di leggi draconiane, un pacchetto di misure “antiterrorismo” che criminalizza la “mancata segnalazione di un crimine” e obbliga i provider di Internet a memorizzare i dati e le comunicazioni di tutti i clienti per sei mesi.

Il clima brutale di paura e avidità è stato esposto chiaramente quest’estate al campionato UEFA in Francia, quando gli hooligan russi hanno brutalmente picchiato quelli britannici e altri tifosi, in un modo così coordinato e metodico da spingere Londra ad accusare Mosca di scatenare la sua cosiddetta guerra ibrida contro l’Occidente. Nel frattempo, un membro del parlamento ha riassunto la risposta generale della burocrazia russa in un suo Tweet: “Ben fatto ragazzi, continuate così!”.

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Forse è solo Mosca che attacca, mentre l’Occidente decade; ma sotto un certo aspetto almeno, la Russia supera di gran lunga i suoi rivali: la corruzione; sotto questa ala batte anche il suo predecessore, l’Unione Sovietica. Alcuni dissidenti sovietici hanno sostenuto che l’intero partito comunista era un abito criminale senza alcuna distinzione teorica tra un’attività ufficiale e una illegale.
In un modo o nell’altro barare è una caratteristica dello stato russo, almeno sin dal 1648, da quando una nuova tassa universale ha innescato quello che gli storici ritengono sia stata la prima protesta contro la corruzione del paese, la cosiddetta rivolta del sale. L’inganno, che è alla base della società russa, non è stato certamente una sorpresa per Nikolai Gogol: la natura quasi totale della corruzione ha fornito ricco materiale per il suo romanzo del 1842, “Le anime morte”. [È un’opera davvero tormentata, incompiuta a causa della prematura morte dell’autore. L’opera risulta essere un realistico e preciso dipinto della Russia contadina e zarista, tutta imbrigliata in un complicatissimo apparato burocratico corrotto ereditato dalle riforme di Pietro il Grande. L’intenzione dell’autore era quella di realizzare, più che un romanzo, un vero e proprio poema: affascinato e colpito in modo eccezionale dalla lettura di Dante durante il suo soggiorno in Italia, Gogol voleva realizzare un’opera in tre libri, tutta improntata a vero spirito russo].

Nel 1980, il sovietologo James Millar ha coniato il termine “Piccolo affare” per descrivere la piccola corruzione che il Cremlino aveva permesso tra la gente comune come una forma di distribuzione economica. Questo tacito accordo facilitato ha permesso al governo di andare avanti rifiutando di fare le riforme; ma, il vero sistema economico è diventato così un mix di falsificazione, corruzione e all’ultimo minuto, improvvisazione. Troppe persone erano solo occupate a “piumare i loro nidi” e a lasciar perdere l’efficienza delle loro fabbriche e uffici. Persino il primo ministro Mikhail Gorbachev, ha deplorato che “la caratteristica più terrificante” dell’Unione Sovietica era la “morale della nostra società. Le persone rubano, prendono e danno tangenti, aumentano di grado le loro relazioni, vanno sui giornali e saltano da un podio all’altro. Da cima a fondo sguazzano nelle bugie e si attaccano medaglie l’un l’altro”.
Un caso singolare ma sintomatico, lo si può vedere nei contabili di una fabbrica della città siberiana di Orsk, che hanno intascato i salari di lavoratori che erano morti da anni prendendo i nomi di persone sepolte ancora nel 1842, l’anno di pubblicazione di “Le anime morte”; ma nel 2005, i libri paga imbottiti di morti, sono diventati solo delle piccole inezie: da quell’anno hanno iniziato a scomparire interi treni merci.
È impossibile fare affari in Russia, a qualsiasi livello, senza adeguarsi a barare almeno in piccola parte.

Nella sola ultima apparente lista di rivelazioni senza fine, la scorsa settimana, il giornale investigativo Novaya Gazeta, ha segnalato che Igor Sechin, uno dei compari di Putin e a capo della compagnia petrolifera statale Rosneft, che si presume che sia il secondo uomo più potente del paese, è stato visto su uno dei superyacht più lussuosi del mondo, il St. Princes Olga, del valore di 100 milioni di dollari. I giornalisti hanno abbinato gli avvistamenti dello yacht al Mediterraneo, dove la giovane moglie è accanto a Sechin in bikini, ma si sono chiesti “come può permettersi un lusso simile anche se il suo stipendio si aggira sui 12 milioni di dollari all’anno?”.
Ed è qui che entra in gioco il profondo senso di invidia russo. In Russia, dove la vita è difficile e il barare è il modo più semplice per andare avanti, la propaganda del Cremlino ha aiutato il cablaggio del risentimento in modo efficiente. I disagi hanno convinto generazioni di russi che loro si comportano in un certo modo perché pensano in modo diverso, come illustrato da un passaggio molto citato del romanzo di Vasilij Aksènov “The Burn” del 1980.800px-Moscow_rally_12_June_2012,_Petrovsky_Boulevard_(03)

 

“In Europa – ha scritto – ci sono democrazie frivole con climi caldi, dove un intellettuale passa la sua vita svolazzando da un trapano del dentista al volante di una Citroën, da un computer a un espresso al bar, dal podio del direttore d’orchestra al letto di una donna e dove la letteratura è una cosa quasi altrettanto raffinata, arguta e utile come un piatto d’argento di ostriche disposto su alghe brune e guarnito con ghiaccio tritato. La Russia – continua – con il suo inverno di sei mesi, il suo zarismo, marxismo e stalinismo, non è così. Quello che ci piace è qualche pesante problema masochista, che possiamo produrre con un dito stanco, esausto, non molto pulito, ma onesto. Questo è quello che ci serve, e non è colpa nostra”.
La foto idealizzata carica di invidia dell’Europa di Aksènov, riflette la convinzione che i russi sono impegnati in questioni più profonde, ciò li rende migliori. Lo stesso sentimento può anche spiegare l’incessante promessa comunista di raggiungere e superare il capitalismo, così la massiccia macchina della propaganda di stato accusa Washington di cercare di rovesciare il governo e di rubare le risorse naturali della Russia; i russi rimangono pronti e disposti a fare sacrifici per lo Stato, la cui presunta grandezza è il raggiungimento primario a cui possono aggrapparsi: Putin deve aumentare il confronto con l’Occidente per mantenere viva l’illusione.

Naturalmente, il confronto non può durare per sempre. Quando la Russia uscirà dal suo corso attuale, sarà traumatizzata, ma le persone avranno l’enorme compito di riformare e cambiare non solo l’economia e il governo, ma anche alcuni dei loro cari atteggiamenti e pensieri.

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