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16 ottobre 2018

L’Ucraina cerca l’Europa


Il 20 luglio, la post-rivoluzionaria Ucraina è rimasta così tanto scossa dall’assassinio del giornalista di Kiev, che nemmeno la guerra a pochi chilometri di distanza aveva fatto tanto. Ucciso da un’autobomba nel centro della città, Pavel Sheremet viveva degli ideali liberal-democratici che hanno ispirato euromaidan. La rivoluzione ha drammaticamente dimostrato che gli ucraini non stanno solo adottando una nuova identità, ma che coloro che sono usciti da Maidan si sentono persone diverse, non sono non-russe, non polacche, non sovietiche, bensì persone cariche di un’individualità positiva che puntano direttamente ai valori europei: libertà, uguaglianza e stato di diritto.

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La prima questione che ora si pone è se il paese, il governo e il resto del popolo ucraino sono disposti a conformarsi alla nuova direttiva euromaidan – o addirittura capaci d’abbracciarla. Il governo purtroppo, è visto come lento e poco onesto per mantener fede alle sue promesse di riforme; l’Ucraina ha la speranza di riuscire a superare sia il suo passato sovietico, che l’eredità dell’espansiva influenza oligarchica, e tanti ucraini vedono l’integrazione con l’Europa come il miglior modo per mettersi alle spalle questi ostacoli. In Ucraina, l’entusiasmo per l’Europa – dove vige un sostegno del 67% per la sua adesione – è in netto contrasto con il crescente euroscetticismo dell’Europa occidentale: la spinta della società ucraina verso i valori liberal-democratici è incrementale e costante e si trova in forte contrasto con la forza dei gruppi politici reazionari che sono in essere in Austria, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Italia e altrove in Europa.

In considerazione di ciò, sapendo che gli ucraini hanno ancora alcuni disaccordi sulla liberalizzazione dei valori democratici e i partiti politici tendono ad essere filo oligarchici e legati ai clan senza una ben definita ideologia, l’Ucraina deve stare attenta a non ricadere nel suo passato, come è successo dopo la rivoluzione arancione, o seguire il percorso europeo della “democrazia iliberale”. In aggiunta, l’aggressione militare russa ha portato una nuova ondata di nazionalismo che ritrae Mosca come l’uomo nero universale a cui addossare tutte le colpe dei problemi interni ucraini. Un’indagine del centro sociale di analisi politiche di Kiev, ha chiarito che la maggior parte degli strati della società non percepisce certezze e nemmeno prospettive per il futuro. Transparency International ha riferito che nel 2015 che la corruzione in Ucraina è stata la peggiore di tutti i paesi europei.

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Al centro di questi problemi può esserci la mancanza di fiducia e di coesione sociale tra gli abitanti. “La coesione sociale” aiuta la creazione di piccole e medie imprese, promuove l’innovazione e la ricerca, aumenta i livelli d’istruzione e di abilità e aumenta la corsa interregionale. Purtroppo, nel 2010 l’inter-gruppo coesione sociale dell’Ucraina si è classificato al 134° posto in un sondaggio effettuato su 158 paesi.
Gli osservatori notano, che questo fatto possa dipendere dalla mentalità dei discendenti del Homo Sovieticus che hanno la tendenza a vedere le persone come “un altro” se in un qualche modo esulano dalla nozione di génos e ethnos. Da quando è iniziata la guerra nelle regioni orientali ucraine nel 2014, le persone d’entrambi i lati del conflitto ritraggono quelli dell’altra parte come non “veri slavi”. Importante però, è separare questa “creazione etnica dell’altro” dalla questione della lingua: gli ucraini non mostrano nessuna animosità verso i russofoni, dal momento che la stragrande maggioranza è essa stessa tale. In realtà, si potrebbe applicare un’analogia molto chiarificatrice: la lingua russa in Ucraina è come l’inglese in Irlanda; ma dal momento che il russo e l’ucraino sono grosso modo mutuamente intelligibili, è anche comune origliare conversazioni in cui uno speaker usa l’ucraino e l’altro il russo. Timothy Snyder, un professore di storia della Università di Yale, scrive relativamente al linguaggio, “nessun paese in Europa è più cosmopolita dell’Ucraina”.

Geopoliticamente, storicamente e socialmente, l’Ucraina è alle “porte dell’Europa”, come ha scritto Sergii Plokhy, e la rivoluzione Maidan del 2014, che ha lottato contro la cortina di ferro e l’oligarchia, ha aperto una piccola fessura di quella porta che era chiusa da secoli di Impero. La fessura deve essere ora ampliata e indirizzata in modo tale che l’Ucraina diventi una nazione democratica, libera ed evoluta.

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